Maya

 

Il popolo Maya è composto da popoli Indios del sud del Messico e della parte settentrionale dell'America Centrale.

Attualmente[1] è stato stimato che vi siano 6 milioni di Maya viventi in questa regione: parte di essi sono abbastanza integrati nella cultura moderna delle nazioni nelle quali risiedono, altri conservano uno stile di vita differente e più legato alle proprie tradizioni, spesso parlando i linguaggi Maya.

Le più vaste popolazioni Maya si trovano attualmente negli stati messicani di Yucatán,[2] Campeche, Quintana Roo, Tabasco e Chiapas,[3] nonchè nelle nazioni centroamericane di Belize,[4] Guatemala[5] e a occidente in Honduras[6] e in El Salvador.[7]

Il gruppo più vasto di Maya attualmente si trova nello stato messicano dello Yucatán, comunemente identificano se stessi semplicemente come "Maya", senza nominare alcuna tribù (diversamente dai gruppi stanziati negli altopiani occidentali del Guatemala) e parlano una lingua che gli antropologi definiscono "maya yucateco", ma è chiamato semplicemente "Maya" da chi lo parla e dagli altri yucatechi;[8] storicamente, la popolazione della metà occidentale della penisola era meno integrata con la cultura ispanica e meno assoggettati ai coloni rispetto agli abitanti della metà orientale.

Lo sviluppo del turismo nel Mar dei Caraibi ha incoraggiato uno spostamento demografico da altre regioni del Messico,[9] questo processo ha creato forti scompensi nella identità culturale dei discendenti del popolo Maya.

Il gruppo etnico Maya più legato alle tradizioni antiche risulta essere il gruppo Lacandon, una piccola popolazione che ha evitato i contatti con gli stranieri fino al tardo XX secolo vivendo in


piccoli gruppi nella Selva Lacandona.[10] La Storia dei Maya ha inizio nell'area meridionale del Messico, ovvero negli attuali stati federali del Chiapas, del Quintana Roo, del Campeche, dello Yucatan, nel Guatemala e nel Belize (ex Honduras britannico).

Alla produzione maya si devono numerosi centri urbani: Tikal, Palenque, Yaxchilán,[11] Copán, [12] Piedras Negras,[13]  Uxmal, [14] Chichén Itzá per citare solo i più grandiosi.

Sotto gli influssi della potente cultura irradiata da questi centri, gli antichi Maya realizzarono uno dei complessi di cultura materiale e di cultura teorica raffinatissimo e complesso: furono puri teorici e contemporaneamente capaci di realizzare cose concrete grandiosi: al contempo straordinari artisti e scienziati acutissimi, raffinatissimi esecutori e teorizzatori senza pari, raggiungendo in tutti i campi un livello culturale eccellente e peculiare.

Il  corso storico della civiltà Maya sarebbe passato attraverso tre periodi:

·        età pre-classica

·        età classica

·        età post-classica

Nell'età pre-classica si assiste alla presenza, nella regione di Petén, dei primi Maya: forse giunti dal nord, oppure gruppi autoctoni che subirono l’influenza di altre masse provenienti dalla regione del Messico.

Essi erano probabilmente tribù di nomadi che si trasformarono in agricoltori abitando in piccoli gruppi vicino ai terreni coltivati: la loro coltura principale consisteva nel mais, coltivato soprattutto negli altipiani del Guatemela.

Dopo la fase Swasey di Cuello,[15] la storiografia registra un lungo iato che si conclude attorno al XIII secolo con l'inserimento dell’area maya nel Mondo Olmeca, ma terminata questa


fase, la cultura Maya subì una prima progressione, sotto l’influenza di Cerro de Las Mesas,[16] con i centri del versante pacifico del Guatemala come Izapa,[17] Kaminaljuyú,[18] ed a nord dell’area che

comprende siti come Uaxactún[19] ed El Mirador. [20]

Oggi sappiamo che questo periodo di transizione dal Preclassico al Classico fu uno dei più alti nella storia maya in quanto a fervore intellettuale e si può a ragione presumere che tutta l’area vide questa fioritura, anche se a differenti gradi.

El Mirador fù forse il nucleo di maggior produzione culturale e da qui, come abbiamo già visto, può essere partita la spinta decisiva alla successiva maturazione del periodo Classico della cultura Maya.

All’inizio dell'era cristiana il centro di El Mirador, così come Izapa e Dainzú - Oaxaca[21], decade rapidamente e progressivamente il centro della produzione artistica ed intellettuale si sposta decisamente nei bassipiani del Petén, una delle giungle più infernali della Mesoamerica, dove però i Maya furono capaci di dare vita al massimo della loro espressione di cultura e dove sorsero i loro più grandi centri: vaste ed articolate strutture architettoniche, stuccate e colorate, con ardite attuazioni del tipo "a falsa volta", unite fra loro - ed è il fatto più mirabile - da strade lastricate che attraversano la giungla.

Nel secondo periodo, o età classica, i Maya raggiunsero il loro massimo splendore (nell’odierno Guatemala) con la costruzione di città-stato come ad esempio Palenque, Piedras Negras, Copán e Quirigua.

Con il finire del IX secolo, però, queste città furono tutte abbandonate, ma il motivo non è ben chiaro: forse per terremoti, modificazioni del clima, epidemie, guerre civili, e dal X secolo sembra che i Maya non costruirono più monumenti, templi; così in questa età ha termine il periodo di massimo splendore.

Una prima fase del Classico (250-600 d.C.) è caratterizzata da un forte ristagno culturale e da crisi politiche ed economiche. Alla fine di questa fase l’intero mondo Maya prende il via verso il suo apogeo culturale. Ciascuna città maya ha caratteristiche specifiche, che la distinguono nettamente dalle altre.

E’ pensabile che i grandi centri costituissero attorno a loro delle piccole regioni culturalmente definite ed ancora oggi chiaramente identificabili.

Eppure l’area ha una sua forte unità, perché quasi come obbedendo ad un ordine superiore, ad un piano preordinato ed imposto a tutto il mondo maya, ogni regione sembra specializzarsi, assumendo un ruolo preciso all’interno della intera produzione teorica e materiale: un vero sistema integrato come quello di una nazione unitaria.

Così, mentre un centro si specializza nella produzione di steli e nella loro incisione, l’altro si dedica agli studi astronomici; un altro ancora produce milioni di manufatti in pietra.

Se Copán ha le più belle steli a tutto tondo e Quiriguá[22] le più alte e possenti, l’isolotto di Jaina[23] ci restituisce le più belle e delicate statuine fittili della tradizione maya.

Nell’impianto urbano e nelle soluzioni architettoniche l’espressione maya mantiene originalità e regionalismi.

Ad un primo approccio il progetto urbano di fondo che guida ogni altra città mesoamericana sembra assente in quelle maya. È così a Palenque, obbligata da un diseguale terreno ad impennate di piattaforme e templi, così è a Tikal, costretta invece nei limiti di un terreno carsico solo a tratti edificabile, ma così è anche a Copán, dove la piatta distesa avrebbe permesso il dispiegarsi tranquillo di ogni soluzione urbana tradizionale.

Solo un’attenta analisi degli sviluppi urbani permette di riacquisire il discorso unitario del progetto iniziale maya: progetto che si perse nel dispiegarsi degli eventi e nel sovrapporsi di nuovi poteri: la ricchezza architettonica di Tikal non ci restituirebbe altrimenti l’equilibrio delle masse delle acropoli, disposte invece puntualmente sull’asse nord-sud, e non sarebbe possibile ricavarne la stessa disposizione nelle complesse strutture di grandi piazze, cortili e piattaforme sovrapposte di Palenque, e di Copán.

Il terzo periodo o età post-classica vede il centro della civiltà dei Maya spostarsi più a settentrione, nella regione dello Yucatàn e in questo momento ha inizio il Nuovo Impero.

I Maya, tuttavia, erano ormai giunti ad un periodo di decadenza causato dalla concomitanza di molti fattori, ed infatti quando arrivarono gli Spagnoli la civiltà era già in piena decadenza: verso il X secolo d.C. tutte le grandi città vengono rapidamente abbandonate e sopravvivono solo alcune tarde testimonianze a Uxmal e nel nord della penisola yucateca, dove poco dopo giungono gruppi di Toltechi[24] in fuga dalla distruzione di Tula.[25]

La fine della fioritura classica maya fu sicuramente il prodotto di molte cause, tutte in qualche modo legate alla tipologia del costrutto economico e sociale di questo popolo. La fortuna delle sue città era nata e cresciuta sul consenso conquistato dalla sapienza della sua classe sacerdotale nelle cose sacre e in quelle della natura: [26] come al tempo degli Olmechi,[27] il capo-sacerdote era ancora il punto regolatore fra gli uomini e l'Universo.[28]

Quando però la tecnologia agricola e le risorse alimentari, così come si evince dalle analisi paleodietetiche,[29] furono insufficienti a coprire le esigenze economiche degli abitanti, il consenso entrò in crisi: crollo economico, carestie e malnutrizione,  rivolte, guerre segnarono la decadenza del mondo maya.[30]

Durante  il massimo splendore della propria storia, nel cosiddetto periodo Classico databile dal 250 al 900 d. C. circa, la cultura Maya costituì una civiltà demograficamente densa e culturalmente molto elevata, e condivise molte delle proprie caratteristiche con altri popoli mesoamericani, questo perché vi era un alto livello di permeabilità, interazione e diffusione culturale attraverso le regioni.[31]

I popoli Maya non scomparvero dopo il declino della propria società, ma sopravvissero nelle regioni mesoamericane, anche alla conquista Spagnola ed alla colonizzazione dell’America, mantenendo le proprie tradizioni, linguaggi e la propria cultura, combinandosi con i nuovi aspetti introdotti dall’Europa.[32]

 

 

 

 

 



[1] Inizio  del XXI secolo.

[2] I più importanti siti archeologici sono Chichén Itzá, Cobá, Uxmal, Kabah, Kiuic, Oxkintok, Labnà, Chac, Tulum. Per la bibliografia consulta in appendice.

[3] Il Chiapas fu lo stato del Messico meno toccato dalle riforme della Rivoluzione messicana, ivi molti Maya supportano l'Esercito Zapatista di Liberazione Guatemala

In Guatemala le popolazioni Maya più vaste e più legate alle antiche tradizioni si trovano negli altopiani occidentali.

In questo stato la politica Nazionale (EZLN).

I maggiori gruppi etnici chiapanechi sono tzotzil e i tzeltal, che si trovano sugli altopiani; abbiamo poi gli zoque, i tojolabal, i mame, i Cho'ol, i lacandon. I più importanti siti archeologici sono Palenque, Toniná

[4] I più importanti siti archeologici sono Cerros, Cuello

[5] La politica seguita dai coloni spagnoli è stata quella di mantenere le popolazioni indigene separate e sottomesse e continua ancor oggi nel XXI secolo. Questo ha portato alla conservazione di molti costumi tradizionali, unico stile di vita possibile per i Maya.

Continua ancor oggi una notevole identificazione con le tribù, che spesso corrispondono agli stati-nazione precolombiani. Molte persone indossano tutt'oggi abiti che distinguono i gruppi locali specifici da tutti gli altri. I vestiti delle donne tendono a essere più tradizionali rispetto a quelli maschili, poiché gli uomini hanno avuto una maggior interazione con la cultura ispanica e maggiori rapporti commerciali.

Fra i popoli Maya degli altopiani vi sono i quiché, i mam, i pocomam, i caqchikel, gli ixil, i kekchi, i tzutuhil, i jacaltec e i xinca.

I più importanti siti archeologici sono El Mirador, Rio Azul, Tikal, Naranio, Naj Tunich, Quiriguá, Mixco Viejo, Iximché, Kaminaljuyù.

[6] I più importanti siti archeologici sono Islas de Bahia, Valle dell'Ulùa, Copán, Tegucigalpa

[7] I più importanti siti archeologici sono Cerén, Tazumal, San Andrés

[8] parlano comunque anche lo spagnolo. Vi fu una grande rivolta dei maya yucatechi, nel XIX secolo, che fu una delle più riuscite rivolte moderne degli Indios. Essa portò tra l'altro alla temporanea esistenza di uno stato maya di Chan Santa Cruz, riconosciuto come nazione indipendente dall'Impero Britannico.

[9] Questo fenomeno però, secondo molti critici, è stato motivato almeno in parte dal desiderio del governo centrale messicano di diminuire l'identità maya della regione a favore di una generica "messicanità".

[10] Bibliografia in appendice – Sierra Lacandon

[11] Bibliografia in appendice - Yaxchilán

[12] Wikipedia: http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Copan; Qwika: http://www.qwika.com/find/Copan

2005 AA. VV., The Ruins of Copan http://retanet.unm.edu/article.pl?sid=05/05/25/1443214

1999 “Copan.” Honduras.Net  http://.www.honduras.net/copan/ruins/mainplaza.html.

Jonathan Shaw 1997: http://www.harvard-magazine.com/jf97/maya.html Maya Museum: Renewing a century of Harvard Connections to Copan

Bibliografia ulteriore in appendice - Copan

[13] John M. Weeks, Linton Satterthwaite, Mary Butler, JOHN ALDEN MASON: Piedras Negras Archaeology, 1931-1939 - Jane A. Hill & Charles W. Golden Editor

disponibile online: introduzione http://www.famsi.org/spanish/research/piedras_negras/index.html

Bibliografia per autore F.A.M.S.I.: http://www.famsi.org/reports/01044/section10.htm

Ulteriore bibliografia in appendice - Piedras Negras

[14] Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Uxmal;  Bibliografia in appendice - Uxmal

[15] E. Wyllys Andrews V and Norman Hammond: “Redefinition of the Swasey Phase at Cuello, Belize” – American Antiquity, 55(3), 1990, pp. 570 – 584 – The Society of American Achaeology.

Norman Hammond, Amanda Clarke & Sara Donaghey: “The long Goodbye: Middle Preclassic Maya Archaeology at Cuello, Belize” Latin American Antiquity, 6(2), 1995, pp. 120 – 128 - The Society of American Achaeology.

Rupert A Housley, Norman Hammond & Ian A. Law: “AMS Radiocarbon Dating of Preclassic Mata Burials at Cuello, Belize” – American Antiquity, 56(3), 1991, pp. 514 – 519 - The Society of American Achaeology.

[16] Famsi Report: http://www.famsi.org/reports/00074/section08.htm; http://www.famsi.org/reports/00074/index.html.

Stele VI Cerras de las Mesas: http://www.famsi.org/reports/05084/

Alfredo López Austin y Leonardo López Luján, El pasado indígena, México, Fondo de Cultura Económica / El Colegio de México/ Fideicomiso Historia de las Américas, 1996, (Serie Hacia una Nueva Historia de México)

Coe, Michael; Snow, Dean; Benson, Elizabeth; (1986) Atlas of Ancient America; Facts on File, New York.

Diehl, Richard A. (2004) The Olmecs: America's First Civilization, Thames & Hudson, London.

Justeson, John S., and Kaufman, Terrence (2001) Epi-Olmec Hieroglyphic Writing and Texts.

Stark, Barbara L., (2001), "Cerro de las Mesas (Veracruz, Mexico)", in Evans, Susan, ed., Archaeology of Ancient Mexico and Central America, Taylor & Francis, London.

[17] Virginia Smith, Izapa Relief Carving: Form, Content, Rules for Design, and Role in Mesoamerican Art History and Archaeology, Dumbarton Oaks Pre-Columbian Art and Architecture - Paperback

Evans, Susan Toby. Ancient Mexico & Central America, Thames and Hudson, London, 2004.

Malstrom, Vincent H., Izapa: Cultural Hearth of the Olmecs

Smith, Virginia G., Izapa Relief Carving: Form, Content, Rules for Design, and Role in Mesoamerican Art History and Archaeology, Dumbarton Oaks, 1984.

Galleria fotografica del sito di Izapa: http://www.delange.org/Izapa/Izapa.htm

[18]

The site of Kaminaljuyú is located in the highlands of Guatemala, and participated in the same Late Formative communication sphere as the sites of Izapa and La Mojarra. Stela 11 from Kaminaljuyú provides critical information about the cosmological significance of Late Formative "bird dance" performances. Although it compares closely to Izapa Stela 4, there is one critical difference between the two stelae: on Kaminaljuyú Stela 11, it is the Principal Bird Deity that hovers above the dancing ruler. It is a scene of cosmic communication that alludes to the kinds of shamanic journeys that Late Formative rulers undertook in the persona of the Principal Bird Deity.

Archaeological evidence, such as the bird mask that was recovered from a significance of avian costuming and performance rituals during this time period.

The cosmological significance of these performances also is illuminated on a stuccoed vessel from Kaminaljuyú that depicts the gradual transformation of the primordial shaman and creator deity Itzamna into his avian counterpart Itzam-yeh, also known as the Principal Bird Deity. Imagery such as this provides a cosmological parallel to the dances performed by rulers that were recorded on stelae such as Kaminaljuyú Stela 11 and Izapa Stela 4.

Cortez, Constance. 1986. The Principal Bird Deity in Late Preclassic and Early Classic Maya Art. M.A. thesis, University of Texas at Austin.

Parsons, Lee A. 1986. "The Origins of Maya Art: Monumental Stone Sculpture of Kaminaljuyu, Guatemala and the Southern Pacific Coast." In Studies in Pre-Columbian Art and Archaeology, number 28. Washington, D.C.: Dumbarton Oaks and Trustees for Harvard University.

Shook, Edwin M. and Alfred V. Kidder. 1952. Mound E-III-3, Kaminaljuyú, Guatemala. Contributions to American Anthropology and History, no. 53, Publication 596. Washington D.C.: Carnegie Institution of Washington.

[20] Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/El_Mirador; Bibliografia in appendice – El Mirador.

[21] Bibliografia divisa per autore: http://www.famsi.org/reports/93003/section07.htm

[22] Wikipedia: http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Quirigua

Bibliografia in appendice - Quirigua

[23] Román Piña Chán, THE STATUETTES OF JAINA: http://www.mayadiscovery.com/ing/archaeology/jaina.htm

Rosemary A. Joyce, Mesoamerica:A Working, Model for Archaeology

[24] Author not available, TOLTEC, The Columbia Encyclopedia, Sixth Edition 2006 "…ancient civilization of Mexico. The name in Nahuatl means "master builders." The Toltec formed a warrior aristocracy that gained ascendancy in the Valley of Mexico c.AD 900 after the fall of Teotihuacán. Their early history is obscure but they seem to have had ancient links with the Mixtec and the Zapotec . Their capital was Tollán (see Tula ). In architecture and the arts they were masters; they were influenced by Teotihuacán and the Olmec culture. Cholula is considered to be a Toltec site. Toltec civilization was materially far advanced. They smelted metals, and their stonework was highly developed. Their polytheistic religion in later days seems to have centered about Quetzalcoatl .

[...] After the fall of Teotihuacán, a period of nearly two centuries (700-900) seems to have ensued during which there was no single dominant force, but a number of warring factions. One of these, the Toltec , made their capital at Tula (c.900-1200), northwest of Teotihuacán. […] They invaded Maya country, principally Chichén Itzá (c.987). There they had a profound influence […] Toltec occupation has also been identified at other sites in the Yucatán. Indications are that Chichén Itzá was abandoned by the Toltec around 1224.

at http://www.encyclopedia.com/printable.aspx?id=1E1:Toltec

[25] Author not available, TULA., The Columbia Encyclopedia, Sixth Edition 2006: It was one of the chief urban centers of the Toltec . The city is believed to be Tollán, the legendary Toltec capital mentioned in a number of postconquest sources, including Bernardino de Sahagún's Historia General de las Cosas de Nueva Espana ( tr. General History of the Things of New Spain ) as well as in documents in indigenous hieroglyphics known as códices. Archaeological investigations in the ceremonial precinct have revealed impressive architectural remains including pyramidal structures and ball courts. One of the former was surmounted by a temple to the Toltec hero-god Quetzalcoatl and had unusual sculptured columns in the form of warriors. These columns have been restored. Besides continuing restoration within the ceremonial precinct, archaeologists in recent work have explored outlying residential areas. Architectural and stylistic correspondences between Tula and several Mayan centers on the North Yucatán peninsula, primarily at the site of Chichén Itzá, indicate that Toltec influence pervaded the area. This influence is believed to stem from splinter groups of Toltec who migrated into the Mayan region and established hegemony in the early Post-Classic period (AD 900-1200).

Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Tula; Bibliografia in appendice - Tula

[27] Cultura olmeca come matrice socio-religioso-culturale per le successive culture - M. Coe and R. Diehl, The Land of the Olmec (Vol. 2, 1980) "At the time of their apogee, these three settlements were probably the most complex "ceremonial" sites found in Mesoamerica. For this reason, the Olmec are often considered to be the cultura madre (mother culture) of later Mesoamerican civilizations."

Arnaiz-Villena A, Vargas-Alarcon G, Granados J, Gomez-Casado E, Longas J, Gonzales-Hevilla M, Zuniga J, Salgado N, Hernandez-Pacheco G, Guillen J, Martinez-Laso J.; HLA genes in Mexican Mazatecans, the peopling of the Americas and the uniqueness of Amerindians. - Bibliographic entry in PubMed.

[28] Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Olmec

bibliografia di base sugli Olmechi in appendice - Olmechi

[29] Studi di paleonutrizione in appendice – paleonutrizione

[30] Who Killed the Mayas: War or Weather?" U.S. News & World Report  12 June 1995, 10.  Short discussion of what caused the downfall of the Maya. Some scholars opine that a severe drought of 200 years duration caused the civilization to crumble, while others believe it was due to a Bosnia-like endemic warfare.

[31] Advances such as writing and the calendar did not originate with the Maya, however their civilization fully developed these. Maya influence can be detected as far afield as central Mexico, more than 1000 km from the Maya homeland. Many outside influences are to be found in Mayan art and architecture, thought to be mainly a result of trade and cultural exchange, rather than direct external conquest.”

[32] The Mayan peoples never disappeared, neither at the time of the Classic period decline or with the arrival of the Spanish conquistadores and the subsequent Spanish colonization of the Americas. The Maya remain in contemporary Mesoamerican societies, and maintain a distinctive set of traditions and beliefs […] The Mayas and their descendants form sizeable populations throughout the region formerly occupied by the states of the ancient civilization. Many different Mayan languages continue to be spoken as the primary language.