1.1           Biblioteche digitali

 

La nozione astratta di biblioteca digitale[1] concerne la rappresentazione digitale del contenuto informativo di una biblioteca e delle metainformazioni (o metadati) atte al reperimento di specifiche sezioni al suo interno.

Tale contenuto ha la forma di un insieme di documenti dotato di un'organizzazione complessiva dovuta ad un agente intenzionale distinto dai creatori dei singoli documenti in essa contenuti.

La nozione di “sistema di biblioteca digitale”, invece, attiene alle risorse tecnologiche (risorse hardware, sistemi di rete, software per l’archiviazione dei dati, interfacce utente e sistemi di information retrival) necessarie ad implementare tale modello, e di conseguenze individua le funzioni e i servizi che vengono messi a disposizione degli utenti.

Alla luce di queste riflessioni definiamo “biblioteca digitaleuna collezione di documenti digitali strutturati (sia prodotti mediante digitalizzazione di originali materiali, sia realizzati ex-novo), dotata di un'organizzazione complessiva coerente di natura semantica e tematica, che si manifesta mediante un insieme di relazioni interdocumentali e intradocumentali e mediante un adeguato apparato metainformativo.

In questo senso possiamo distinguere una biblioteca digitale da un insieme non organizzato di informazioni assolutamente eterogenee come World Wide Web, ma anche da molti archivi testuali che attualmente sono disponibili su Internet e che si presentano come 'depositi testuali piuttosto che come vere e proprie biblioteche.

Una delle metafore ricorrenti per descrivere il fenomeno Internet è infatti quella di una  biblioteca: come una biblioteca, la rete contiene una quantità enorme di documenti testuali (e non testuali), ha i suoi cataloghi, i suoi strumenti di ricerca dell'informazione.

Soprattutto, a differenza di ogni biblioteca reale del mondo, Internet sembra non avere limiti nella capacità di contenere e diffondere informazioni e sembra anzi realizzare, per mezzo della tecnologia, il mito della biblioteca universale, che accompagna l'umanità da molti secoli.[2]

In realtà il parallelo metaforico tra la rete e il concetto di biblioteca universale è in parte fuorviante.

Lo spazio informativo della rete, e in particolare quello del web, non è uno spazio completamente strutturato, al contrario esso per alcuni suoi applicativi ha teso alla “non organizzazione” in virtù della sua estrema dinamicità e fluidità.

I vari strumenti di ricerca delle informazioni in rete dunque non rendono conto della totalità dei contenuti informativi presenti sulla rete stessa: essi ne tracciano semmai mappe parziali e locali.

Lo spazio informativo di una biblioteca invece deve essere  uno spazio completamente strutturato e organizzato che trova una rappresentazione esaustiva nei vari tipi di cataloghi di cui essa ha la necessità di essere  dotata per poter rendere fruibili i propri contenuti.

Nondimeno, sulla rete non mancano servizi informativi strutturati, e tra questi, sebbene sembri un gioco di parole, spiccano proprio i servizi gestiti dalle bibliotechereali”.

L'incontro tra Internet e biblioteche, che ha ormai una storia assai lunga, è stato fortemente propiziato dal radicamento della rete nel mondo universitario statunitense.

Gli Stati Uniti, infatti, hanno un enorme patrimonio di biblioteche,[3] tra cui spiccano le biblioteche universitarie, tradizionalmente dotate di servizi al pubblico assai avanzati ed efficienti.

La predisposizione di servizi on-line da parte di queste istituzioni è stata, nella gran parte dei casi, un'evoluzione naturale, ma, in generale, si deve rilevare che il fenomeno Internet ha suscitato nel mondo bibliotecario un vasto interesse anche al di fuori degli Stati Uniti.

In virtù di tale interesse, Internet offre oggi una notevole quantità di servizi di tipo bibliotecario rivolti al pubblico generico, oltre ad alcuni servizi orientati maggiormente ad una utenza professionale.

Possiamo suddividere tale insieme di servizi nelle seguenti classi:

 

·        servizi di informazione al pubblico basati sul web relativi a singole biblioteche (information desk on-line),

 

·        servizi di consultazione on-line dei cataloghi informatici di singole biblioteche o di gruppi di biblioteche (cataloghi individuali e collettivi),

 

·        servizi di distribuzione selettiva di documenti (document delivery),

 

·        servizi speciali di informazione e di supporto per i bibliotecari,

 

·        servizi di biblioteca digitale.

 

Il primo tipo di servizi è costituito dai siti web approntati da singole biblioteche che offrono al pubblico informazioni, a vario livello di dettaglio, sulla biblioteca stessa, sulla sua collocazione, sui regolamenti e gli orari di accesso, sulla qualità e consistenza delle collezioni.

In alcuni casi è possibile trovare anche servizi avanzati come la prenotazione del prestito di un volume, o persino l'attivazione di procedure per il prestito interbibliotecario (di norma questi servizi sono approntati da biblioteche universitarie, ed hanno un accesso limitato).

Naturalmente la disponibilità di questi ultimi strumenti è legata alla presenza sul sito bibliotecario di un sistema di consultazione on-line del catalogo.

Tali sistemi, detti OPAC (acronimo di Online Public Access Catalog), sono senza dubbio una delle più preziose risorse informative attualmente disponibili sulla rete.

Essi sono il prodotto di una lunga fase di innovazione tecnologica all'interno delle biblioteche che ha avuto inizio sin dagli anni sessanta, e che ha avuto tempi di espletamento e di diffusione capillare assai differenziati.

Tutt'oggi, solo in alcuni casi l'automazione bibliotecaria è arrivata a pieno compimento, portando alla sostituzione totale dello schedario cartaceo con sistemi informatici.[4]

L'automazione dei sistemi catalografici si è incontrata ben presto con lo sviluppo delle tecnologie telematiche, ed in particolare con la diffusione della rete Internet nell'ambito del circuito accademico.

Il passaggio dal catalogo informatizzato al catalogo on-line, infatti, ha comportato una evoluzione lineare, che si è verificata in un contesto già informatizzato e dunque non restio all'innovazione.

Attualmente le biblioteche, di maggiori o minori dimensioni, universitarie, pubbliche e private, che, oltre ad avere un loro sito su Internet, danno agli utenti la possibilità di consultare on-line i cataloghi delle loro collezioni, sono nell'ordine delle migliaia.[5]

Se la possibilità di effettuare ricerche bibliografiche in rete è ormai un dato acquisito, diverso è il discorso per quanto riguarda l'accesso diretto ai documenti: infatti, il passaggio dalla biblioteca informatizzata alla biblioteca digitale è appena agli inizi.

Intendendo con il termine biblioteca digitale, in prima approssimazione, un servizio on-line che produce, organizza e distribuisce sulla rete, in vario modo, versioni digitali di documenti e testi, ad un livello intermedio vediamo collocarsi i servizi di distribuzione selettiva dei documenti (document delivery).

A questa categoria appartengono organizzazioni ed enti che archiviano e spogliano grandi quantità di pubblicazioni periodiche e che permettono a studiosi o ad altri enti bibliotecari di acquistare singoli articoli, che vengono poi spediti via posta, fax o e-mail, una risorsa preziosa per chi deve effettuare attività di ricerca e non ha a disposizione una biblioteca dotata di una collezione di periodici sufficientemente esaustiva.

Le prime pionieristiche sperimentazioni nel campo delle biblioteche digitali, come vedremo, sono quasi coeve alla nascita di Internet.

Ma è soprattutto dall'inizio di questo decennio che si è assistito ad una notevole crescita delle sperimentazioni e dei progetti, alcuni dei quali finanziati da grandi enti pubblici in vari paesi. Parallelamente alla proliferazione di iniziative, si è avuta una crescente attenzione teorica e metodologica al tema delle biblioteche digitali, tanto da giustificare la sedimentazione di un dominio disciplinare autonomo.

Alla costituzione di questo dominio hanno fornito importanti contributi vari settori della ricerca informatica e sui nuovi media, come l'area del text processing, dell'information retrival e degli agenti software, della grafica computerizzata, della telematica e delle reti, ma senza dubbio i contributi di maggiore rilievo sono venuti dalle ricerche sui sistemi informativi distribuiti e dalla teoria degli ipertesti, nel cui contesto si può rintracciare la genealogia stessa dell'idea di “biblioteca digitale”.

Da un punto di vista generale una biblioteca si può definire digitale o elettronica almeno in due distinti casi:

 

1.           quando è una raccolta di testi veicolata da un supporto per la cui produzione o diffusione si ricorre all'uso delle cosiddette moderne tecnologie,  intendendo con ciò non soltanto gli "scaffali" di internet ma anche un qualsiasi archivio di dati testuali riprodotto su disco ottico, purché abbia la caratteristica di essere rappresentativo di una raccolta di opere,

 

2.           quando mette a disposizione dei suoi utenti alcuni servizi bibliografici di tipo tradizionale, come per esempio la consultazione del catalogo, ma utilizza il canale della rete e la modalità elettronica per la sua lettura.

 

Da un punto di vista teorico, i due termini, non sono equivalenti: digitale non è sinonimo di elettronico, anche se nell’insieme dei termini con cui si è soliti etichettare al loro apparire fenomeni del tutto nuovi capita, sovente di vederli utilizzati indifferentemente.

Prescindendo dalle distinzioni terminologiche, in entrambi i casi siamo di fronte ad una versione altra di un indice alfabetico (catalogo) e/o di un documento (testo) che ha il suo antecedente diretto nella storia e nella realtà delle biblioteche e dei loro servizi forniti da archivi e supporti cartacei.

Attualmente nella rete internet è contemplata la presenza indistinta di entrambe le tipologie, talvolta con una coincidenza dei due aspetti in un'unica fattispecie: la stessa biblioteca infatti può aprire le sue porte al pubblico della rete per consultare il catalogo in linea e contemporaneamente per sfogliare direttamente al monitor una parte delle proprie edizioni, riprodotte da esemplari cartacei.

In altri casi, invece, può presentarsi una netta separazione dei due aspetti: ciò avviene tutte le volte che una biblioteca decide, per esempio, di voler rendere disponibile in rete soltanto le notizie più strettamente legate ai servizi di informazione bibliografica.

Oppure, in altri casi ancora, si può trattare di una biblioteca digitale che, sfruttando l'ubiquità dell'architettura distribuita delle informazioni propria del web, si chiama pur sempre biblioteca, ma soltanto in senso metaforico, dato che non si ricongiunge nominalmente a nessuna preesistente istituzione, pur preservandone idealmente alcune delle finalità di documentazione e conservazione della cultura scritta e di diffusione della lettura.

Sempre più spesso si assiste infatti in internet al sorgere di iniziative di editoria elettronica e di conseguente diffusione digitale dei testi così riprodotti, che sono il frutto del lavoro di un gruppo più o meno anonimo di volontari.

In tutti i casi, sia che si tratti di una biblioteca senza libri, o che sia invece una biblioteca con libri di carta e libri di bit, più che di vera e propria biblioteca sarebbe più corretto forse parlare di metabiblioteca, sottolineando con ciò soprattutto la totale assenza di confini spaziali delle sue raccolte, quale elemento veramente distintivo ed innovativo rispetto all'archetipo storico.

Ma, come anticipato precedentemente, se molta è la confusione sotto il cielo delle biblioteche digitali, non si può dire che le cose vadano tanto meglio in quello dei loro oggetti privilegiati: i cosiddetti testi elettronici.

Edizioni elettroniche di documenti nati solo per la rete si affiancano a riproduzioni digitali di edizioni di testi a stampa, quasi fossero le une rispetto alle altre edizioni di seconda generazione, che ne conservano inalterate, nonostante la digitalizzazione, le caratteristiche tipografiche.

Se il termine edizione non è più legato unicamente allo strumento tipografico, ma anche al concetto di manipolazione e di diffusione del testo scritto, allora forse è giusto chiedersi come debba definirsi per esempio la riproduzione digitale di un manoscritto o di un codice che attraverso la presentazione ipertestuale permette la lettura dei vari livelli stratificati di scrittura.[6]

In ogni caso, i siti di carattere bibliotecario accessibili attraverso Internet sono ormai migliaia, ed è ovviamente impossibile elencarli tutti.

Come sempre, però, la rete fornisce ai suoi utenti degli strumenti di orientamento di secondo livello.

Esistono infatti diversi repertori di siti bibliotecari, che possono essere consultati per scoprire l’URL della biblioteca che si sta cercando (ammesso che ne abbia uno), o per individuare quali biblioteche in una certa area geografica sono dotati di servizi in rete.

Occorre tuttavia ricordare che non tutte le biblioteche dotate di un sito web hanno anche un OPAC pubblico, o (evenienza più rara) che alcuni OPAC non sono associati ad un sito web.

 Purtroppo i repertori di siti bibliotecari non sempre tengono nel dovuto conto queste distinzioni, specialmente se non sono specificamente dedicati alle risorse bibliotecarie.

Rientrano in questa categoria tutti i repertori di siti bibliotecari che fanno parte di più vasti repertori di risorse di rete, come quello organizzato da Yahoo[7] o da Excite.[8]

Passando ai repertori specializzati in siti bibliotecari, uno dei più aggiornati e completi è Libweb realizzato alla University of Berkeley, in California, a cura di Thomas Dowling.[9]

Un altro ottimo repertorio globale di OPAC basati sul web è webCats: in questo caso l'elenco può essere scorso in base a tre criteri di ordinamento: per aree geografiche e nazioni, per tipologia di biblioteca e per tipo di software.

Quest'ultima categoria articola i vari OPAC in base al prodotto di catalogazione utilizzato, e può essere utile per coloro che hanno dimestichezza con l'interfaccia e la sintassi di ricerca di uno di essi.[10]

Pur se con un certo ritardo, oramai sono molte le biblioteche italiane che hanno realizzato dei sistemi OPAC su Internet.

Il migliore repertorio di OPAC italiani è ospitato sull'ottimo sito web della Associazione Italiana Biblioteche.[11]

Il repertorio è suddiviso in due sezioni: una dedicata ai cataloghi collettivi nazionali, e una sezione dedicata ai cataloghi collettivi regionali, provinciali, comunali e ai cataloghi di singole biblioteche.

Per ciascun OPAC vengono forniti delle brevi note informative e una serie di link alle pagine di ricerca e alle eventuali pagine di istruzioni per l'uso.

Oltre al repertorio, l'AIB, in collaborazione con il CILEA, ha realizzato in via sperimentale il Meta-OPAC Azalai Italiano (MAI).

Si tratta di un sistema di interrogazione unificato dei cataloghi bibliotecari italiani su Internet, che permette di inviare una medesima ricerca a più OPAC contemporaneamente.

MAI permette di selezionare in anticipo quali cataloghi interrogare (in base alla collocazione geografica o al tipo di biblioteca), e poi fornisce una maschera in cui è possibile specificare i termini di ricerca (ovviamente occorre tenere conto che non tutte le chiavi di ricerca sono disponibili su tutti i sistemi).

Il risultato dell'interrogazione viene composto in una unica pagina web che mostra l'output di ciascun catalogo, completo di pulsanti e collegamenti per visualizzare la scheda bibliografica o per raffinare la ricerca.

Un altro repertorio di siti bibliotecari italiani (anche se non necessariamente di cataloghi on-line) è Biblioteche italiane,[12] a cura del Sistema bibliotecario del Politecnico di Torino, anche esso organizzato per aree geografiche.[13]

 



[1] I primi spunti in questo campo precedono la nascita di Internet e persino lo sviluppo dei computer digitali (articolo di Vannevar Bush, As we May Think, 1945, traduzione italiana in T. Nelson, Literary Machine 90.1, 1992, dove il tecnologo americano immagina l'ormai celeberrimo Memex).

Si trattava di una sorta di scrivania automatizzata, dotata di un sistema di proiezione di microfilm e di una serie di apparati che consentivano di collegare tra loro i documenti su di essi fotografati.

Lo stesso Bush, V. Bush, Op. Cit., par. 1/38, introducendo la descrizione del suo ingegnoso sistema di ricerca e consultazione di documenti interrelati, lo definì una "sorta di archivio e biblioteca privati".

Una approssimazione maggiore all'idea di biblioteca digitale (sebbene il termine non compaia esplicitamente), si ritrova nel concetto elaborato da Ted Nelson, Literary Machine 90.1: il progetto Xanadu, Muzzio, Padova 1992, cui dobbiamo anche la prima formulazione esplicita dell'idea di ipertesto digitale. Nelson, sin dai suoi primi scritti degli anni 60, descrive un sistema ipertestuale distribuito (che poi battezzerà Xanadu) costituito da una rete di documenti e dotato di un sistema di indirizzamento e di reperimento. La convergenza teorica e tecnica tra biblioteche digitali e sistemi ipertestuali distribuiti trova infine pieno compimento con la nascita e lo sviluppo di World Wide Web. L'ambiente ipertestuale della rete Internet, infatti, ha fornito un ambiente ideale per la sperimentazione concreta e diffusa di tutta l'elaborazione teorica accumulata in questo settore negli anni passati.

[2] In effetti, sin dalle origini, la biblioteca è stata concepita come uno strumento di conservazione universale del sapere, in cui fosse consentito a chiunque un immediato accesso alla conoscenza depositata nei documenti. James O'Donnell cita ad esempio la “Lettera di Aristeo a Philocrate”, in cui l'autore parlando della biblioteca di Alessandria, attribuisce a Demetrio di Phaleron, ministro della cultura del faraone Tolomeo, l'intenzione di raccogliere nella sua meravigliosa collezione tutti libri del mondo. Al mito della biblioteca universale è stato dedicato il convegno The universal library: From Alexandria to the Internet,

(URL: http://www.fdgroup.co.uk/univweb.htm ), organizzato nel settembre del 1997 dal Library History Group della Library Association (URL:  http://www.fdgroup.co.uk/lhg.htm ).

[3] In base a stime recenti si contano oltre 120 mila biblioteche, di cui 3 mila e cinquecento a carattere universitario.

[4] E peraltro si rileva una notevole sperequazione nell'adozione di sistemi informatici nelle biblioteche sia a livello internazionale sia all'interno degli ambiti nazionali.

[5] Vedi nota 3.

[6] In attesa che il rigore scientifico derivante dalla definizione di standard universali di descrizione catalografica sia applicato a questo tipo di risorse e porti ad una prassi consolidata che serva a chiarire un panorama così vario, (magari identificando in modo univoco gli oggetti rappresentati e la loro indicizzazione a volte lasciata in mano all'esclusivo appannaggio dei software di indicizzazione dei documenti e del recupero dell'informazione).

[7] http://www.yahoo.com/Reference/Libraries

[8] http://www.excite.com/education/libraries

[9] http://sunsite.berkeley.edu/Libweb : l'elenco è diviso per aree geografiche (Stati Uniti, Africa, Asia, Australia, Europa, Sud America, Canada), e successivamente per nazioni. Solo il ramo dedicato alle biblioteche statunitensi è articolato anche per tipo di biblioteca. Oltre alla possibilità di scorrere il repertorio, Libweb fornisce anche un sistema di ricerca per parole chiave, basato su una sintassi abbastanza semplice.

Molto completo è anche il repertorio Bibliotheks-OPACs und Informationsseiten, http://www.hbz-nrw.de/hbz/toolbox/opac.htm, curato da Hans-Dieter Hartges. Si tratta di una unica grande pagina web che elenca centinaia di servizi OPAC con interfaccia web, classificandoli per nazioni.

[10] Per quanto concerne webCats il portale è curato curato da Peter Scott, ed il suo URL è: http://www.lights.com/webcats/.

Sempre a Peter Scott si deve il repertorio di OPAC basato su interfaccia a caratteri denominato Hytelnet. In origine Hytelnet era un programma indipendente, anche esso basato su interfaccia a caratteri (ne esistevano varie versioni), che permetteva di navigare attraverso un repertorio di OPAC strutturato per aree geografiche. La sua interfaccia era basata su una serie di menu gerarchici attraverso i quali si poteva 'scenderè all'indirizzo della singola risorsa. Successivamente Scott ha realizzato un gateway tra Hytelnet e web, il cui aggiornamento è stato sospeso nel 1997. Tuttavia, poiché si tratta di un repertorio di OPAC basati su telnet, può ancora essere di grande utilità. Il sito web ufficiale di questo servizio è http://www.lights.com/hytelnet. Una volta selezionata la biblioteca che si desidera consultare si arriva ad una pagina web in cui, oltre al link diretto con l'OPAC (che naturalmente avvia una sessione telnet), sono contenute le istruzioni per effettuare la procedura di accesso e un link che porta ad un breve manuale sulla sintassi di ricerca dei principali software di catalogazione informatica.

[11] AIB, http://www.aib.it , mentre l’URL del repertorio è  http://www.aib.it/aib/lis/opac1.htm

[12] http://www.biblio.polito.it/it/documentazione/biblioit.html

[13] Per un repertorio dettagliato dei siti a carattere bibliotecario, e per una lista di OPAC italiani e stranieri è possibile consultare l’ebook pubblicato da Laterza.it reperibile all’URL:

http://www.laterza.it/internet/leggi/internet2000/online/testo/23_testo.htm