3.2.1 Dall’oasi di el-Kharga

 

L’oasi di el-Kharga è ampiamente collegata da un sistema abbastanza capillare di piste carovaniere verso la Valle del Nilo mentre un sistema minore di strade consente lo spostamento verso l’interno del Deserto Occidentale in direzione di Dakhla ed a sud verso il Sudan e la Nubia; questi percorsi sono diversi da quelli diretti verso il Nilo poiché non devono attraversare alcun passo per fuoriuscire dalla depressione dell’oasi.

I collegamenti principali possono essere così schematizzati:

 

A. Verso la Valle del Nilo

Esna ed Edfu da Qasr Dush (Naqb Dush);

Tebe, Hu, Abido da Qasr Kharga;

el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e Farshut (da cui procedere per Karnak) da Qasr Jaja (Naqb Jaja);

el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e Farshut (da cui procedere per Karnak) da Qasr Bulaq (Naqb Bulaq);

Esna da Bulaq (via Naqb Bulaq);

Esna da Qasr Kharga (via Naqb Bulaq);

Karnak e Wadi Halaf da Qasr Kharga (Naqb Abu Sigawal);

Kawamil, Sohag e Guhena con Qasr Kharga (Naqb Refuf);

Zarabi e Ghenniam da Qasr Kharga (Naqb Yabsa);

Asyut e Zarabi da Qasr Kharga (Naqb Ramia);

Asyut da ‘Ayn Amur;

 

B. Verso Dakhla

Mut da Qasr Kharga;

Mut da Qasr Dush;

Balat, Sment e Mut da Qasr Kharga;

 

         C. Nubia e Sudan

Darb el-Arba’in;

Darb el-Galaba (o Darb el-Gabbala )

 

A. Verso la Valle del Nilo

        

Esna ed Edfu da Qasr Dush (via Naqb Dush): il passo di Dush è sfruttato da una pista principale suddivisa a sua volta in due diramazioni che connettono rispettivamente e direttamente Qasr Dush con Edfu e con Esna.

L’esplorazione archeologica del centro di Dush (Kysis) ha portato alla luce, oltre al tempio di Serapis ed al suo tesoro[1], numerose sepolture all’interno della necropoli, ed esse coprono un periodo compreso tra il I e l’inizio del V secolo d. C., la maggior parte delle quali fortemente danneggiate e nelle quali però è stato possibile distinguere tra 2 tipologie sepolcrali: tombe a “Discenderie” e “Shaft Tombs”.[2]

All’interno di alcune di queste sepolture sonon state trovate mummie e sarcofaghi lignei, mentre i corredi comprendevao ceramiche varie, oggetti vitrei, statuette, cestini e pochissimi utensili in ferro; nessuna delle sepolture conteneva testi, tuttavia le decorazioni dei corredi illustrano alcune divinità quali Osiri, Anubi, Isi e Nefti.[3]

La pista, attraversati dunque i passi di Dush e Baris, si divide in due direzioni proseguendo rispettivamente verso Esna e verso Edfu.[4]

         A circa 70 km a sud-ovest da Dush,[5] presso Bir Nekheileh, sono stati riconosciuti i resti di un sito archeologico posto nei pressi di una sorgente di acqua potabile,[6] ricco di graffiti fra i quali anche iscrizioni datate al Medio Regno.

         Una di esse è relativa ad un certo Khentkhethotep, un ufficiale, ed il testo è stato datato all’anno III di un re di cui, purtroppo, il nome è andato distrutto, ma comunque riconducibile al Medio Regno.[7]

Ulteriore testimonianza dell’importanza della regione percorsa dalle piste carovaniere è costituita anche dal sito di 'Ayn Manawir, dove spiccano i resti del tempio in mattoni dedicato ad Osiri ed attualmente conservato ad un’altezza di quasi 3 metri.[8]

Recenti indagini archeologiche hanno approfondito le analisi nel sito di 'Ayn Manawir ed hanno messo in evidenza l’importanza del culto di Osiri attestato anche grazie ad un gruppo di ostraka.[9]

Nei loro testi sono presenti attestazioni del dio Wsir-iw definito come la maggiore divinità del tempio, quest’ultimo chiamato pr-Wsir-iw.

Gli Ostraka demotici precedentemente citati dell’archivio del tempio, la maggior parte dei quali sembrano essere strettamente relativi alle attività cultuali stesse, si riferiscono ai regni di Artaserse I e II, Dario II ed Amirteo,[10] e grazie a questi, e ad alcuni sigilli amministrativi,[11] è possibile dedurre le attività amministrative ed economiche del centro,[12] coprendo un periodo cronologico compreso tra la XXVI e la XXX dinastia.

I testi citano principalmente la divinità di Wsir-iw come il maggior dio del tempio, e si riferiscono al sito con il toponimo di Pr – Wsir-iw,enfatizzando quindi l’importanza del culto locale, importanza che sembra confermata anche dal ritrovamento di numerose statuette bronzee dello stesso Osiris.

Ci si può chiedere se fosse questo il tempio di Osiri attestato dalla statua del funzionario Pз–rn-nfr, datata alla XIX dinastia,[13] che attesta due cariche amministrative: egli era ìmi-r st n pr Wsìr m Whз.t rsy.t e rwdw m pr Wsìr m Whз.t rsy.t, se così fosse, questo implicherebbe non solo la persistenza nei secoli di quel tempio e del culto di Osiri, ma anche la necessaria esistenza, sin dal Nuovo regno almeno, della pista qui esaminata, utilizzata per lo svolgimento delle attività amministrative legate al tempio.

Comunque il materiale archeologico proveniente dal sito fin dalle prime esplorazioni superficiali del 1992 e del 1993 condotte dall’IFAO ha immediatamente messo in evidenza che il centro venne intensamente occupato durante tutto il periodo Persiano; più precisamente l’Istituto Francese di Archeologia Orientale ha identificato tracce di frequentazione umana a partire dalla fine del Paleolitico sino al III secolo d. C., identificando i primi occupatori della regione come cacciatori – raccoglitori, i quali si stanziarono nei pressi delle sorgenti.

Lo iato occupazionale successivo al III millennio a. C. nella regione sembrerebbe coincidere con il progressivo essiccamento delle stesse sorgenti,[14] ed infatti la costruzione della rete ancora visibile di circa 20 Qanats intrapresa durante il V secolo a. C. coincise con una ripresa occupazionale del sito di ‘Ayn Manawir.[15]

La documentazione storico-archeologica relativa al periodo egiziano consiste principalmente nelle antichità del tempio e nelle altre strutture urbane: per quanto concerne le rovine del tempio esse sono sopravvissute in alcune porzioni anche per un’altezza di circa 3 metri, mentre tra gli edifici urbani sono importantissime le rovine degli antichi acquedotti, detti Qanat, parte dei quali già in uso in epoca Persiana, e poi del tutto funzionanti durante il periodo Tolemaico ed all’inizio dell’epoca Romana; a questo periodo appartengono anche alcune sepolture, che associate alla documentazione archeologica relativa attestano l’esistenza di una piccola comunità rurale.

La cultura materiale, caratterizzata dall’utilizzo di argilla locale di color rossastro-rosato, era prodotta in forme ceramiche grezze e grossolane tranne alcuni rari esempi di tipologie più fini, realizzate con argilla calcarea non locale, di color verdastro, importante prova della persistenza di scambi con la Valle del Nilo.

Il materiale ceramico del sito di ‘Ayn Manawir è compreso in un arco cronologico che va dall’epoca Saita al III secolo d. C.; tuttavia è possibile ipotizzare l’occupazione locale anche sino al IV secolo d. C. sulla base della cultura materiale e dei resti occupazionali rinvenuti nella vicina Dush.[16]

Per quanto concerne l’epoca Tolemaica non vi sono elementi capaci di documentare una ricostruzione o meno delle fasi occupazionali del sito, mentre il periodo Romano è molto meglio documentato prima di tutto grazie agli acquedotti locali, detti Qanat[17] e alle sepolture con i relativi corredi.[18]

Gli scavi e lo studio dettagliato dei Qanat e del sistema d’irrigazione ad essi correlato ha permesso di ricostruire, oltre al sistema di costruzione della stessa rete idrica, le soluzioni adottate per la gestione dell’acqua ed il susseguirsi dei tentativi necessari alla manutenzione della disponibilità idrica il più efficacemente ed il più a lungo possibile nel corso dell’occupazione del sito

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Qasr Kharga da Tebe, Hu, Abido: l’esistenza di un percorso attraverso il deserto che connettesse Abido all’oasi di el-Kharga, e che permettesse il raggiungimento della stessa Abido via terra da Tebe è suggerito dal testo della stele di Đd-ìkw,[19] nella quale viene descritta la spedizione verso l’oasi di un contingente militare egiziano  che lo stesso Đd-ìkw aveva richiesto a Tebe affinché lo raggiungesse ad Abido, per poi percorrere una pista diretta che li avrebbe successivamente condotti verso la “terra degli abitanti delle oasi” (Tз Whз.tyw).

         Le iscrizioni rinvenute sulle rocce presso lo Wadi el-Hôl dimostrano e confermano sia l’effettiva frequentazione di una pista carovaniera che permetteva il collegamento della città di Tebe con Hu ed Abido, sia che da quest’ultima fosse possibile raggiungere l’oasi di el-Kharga.[20]

I testi delle iscrizioni consistono in preghiere, probabilmente recitate dai viaggiatori tebani, contro la minaccia dell’assalto straniero da parte degli Hyksos e dei propri alleati del regno nubiano di Kerma; l’iscrizione in questione  è stata datata ad Antef V, tuttavia questa datazione sembra veramente improbabile prima di tutto perché è ovvio dubitare che l’alleanza Hyksos – Kerma possa risalire all’inizio della XVII dinastia, ed inoltre perché il contesto rupestre a cui appartiene il soggetto in questione è costituito da una discreta gamma di graffiti che copre un periodo sicuramente compreso tra il Primo Periodo Intermedio ed il Medio Regno; tuttavia è noto che allo stesso Antef V, figlio di Sobekemsaf I e peraltro fondatore della XVII dinastia, è stata attribuita l’opera della costruzione di una cappella che celebrava la conclusione di questo percorso a Tebe.

A prescindere dalla veridicità o meno della datazione proposta è possibile sostenere comunque la frequentazione e l’importanza del percorso, accertata tra l’altro recentemente grazie al ritrovamento di ulteriori iscrizioni rupestri presso Gebel Tjauti, datate alla XI dinastia: il nome arabo della pista era Alamat Tal.[21]

 

el-Rizerqat (poi per Armant e Luxor) e Farshut (poi per Karnak) da Qasr Bulaq (via Naqb Bulaq) e da Qasr Jaja (via Naqb Jaja): il passo di Bulaq costituisce il varco d’accesso per tutte le piste che partono dal villaggio omonimo, distante circa 25 km dal centro mononimo di Bulaq, e per alcune che lasciano la città di Kharga.[22] 

Le indagini per l’identificazione di materiale litico presso Naqb Mata’na,[23] valico ulteriore a circa 20 Km da Naqb Bulaq nella porzione orientale della regione di el-Kharga, hanno rinvenuto una ciotola databile all’Antico Regno, permettendo inoltre di identificare una ulteriore porzione di  pista alternativa alla serie di strade passanti per il Naqb Bulaq.[24]

Il collegamento con Farshut e Luxor era possibile anche attraverso il complesso di piste che utilizzano il passo di Jaia, provenienti dal villaggio omonimo.[25]

I percorsi principali sono due: il più meridionale prosegue direttamente attraverso il deserto dirigendosi verso el-Rizerqat, Armant e concludendo il suo viaggio a Luxor, mentre il più settentrionale, si dirige verso Farshut ed intersecandosi con la pista carovaniera proveniente da Naqb Bulaq vi si unisce consentendo dunque di cambiare direzione verso Luxor o proseguire lungo la direttrice iniziale verso Farshut.

 

Esna da Qasr Bulaq (via Naqb Bulaq): la pista carovaniera è nota solo in età moderna e non sono ancora stati identificati ritrovamenti archeologici e/o testuali che permettano di affermarne la frequentazione per l’età antica.

La pista permette il collegamento diretto con il centro di Esna e fuoriesce direttamente dal sito di Bulaq; procedendo verso nord-est raggiunge poi il passo di Naqb Bulaq dove riceve la via, partita da Qasr Kharga, proveniente da nord-ovest e, valicato l’altopiano, proseguono lungo lo stesso tracciato in direzione est sino ad Esna.

 

Esna da Qasr Kharga (via Naqb Bulaq): la pista carovaniera costituisce una sorta di “variante” della precedente alla quale si fonde giungendo al valico di Naqb Bulaq.

Lungo il suo tragitto attraversa il sito di  Qasr al Nasim caratterizzato dalle rovine della fortezza di presupposta epoca copta.

Entrambe le piste dirette verso Esna sono chiamate Darb el-Bulaq.[26]

 

Karnak e Wadi Halaf da Qasr Kharga (via Naqb Abu Sigawal): la strada è chiamata la pista di Girga; è la più breve, e forse la migliore di quelle dell’oasi di Kharga.[27]

Essa attraversa la sua depressione tramite il passo di  Abu Sighawāl e si dirige verso la Valle del Nilo seguendo il percorso dello Wadi Hallaf per circa 120 km , per una distanza complessiva di circa 160 km , con il vantaggio di poter usufruire di un rifornimento idrico presso Gebel Ghennima.

A circa 27 km  dalla città di Kharga, la via interseca le piste provenienti dal passo di Rufuf, sviluppando così altre due piste secondarie: la prima raggiunge El-Elwania e l’altra giunge sino a Karnak e Farshut.

 

Kawamil, Sohag e Guhēna con Qasr Kharga (via Naqb Refuf): [28] il passo di Refuf si trova a circa 45 km  a nord est dalla città di Kharga, e da qui trova varco la pista di Sohag, relativamente docile nel discendere dall’altopiano, e si dirige verso nord est sino a 15 km  da Kawāmil, poi proseguendo e raggiungendo Sohag.

Circa 30 km  prima di Kawāmil la pista si articola in due rami secondari: il primo, il più settentrionale, prosegue verso nord sino a Guhēna, mentre l’altro si dirige direttamente verso Sohag.

 

Zarabi e Ghenniam da Qasr Kharga (via Naqb Yabsa): sempre  dal passo di Yabsa si sviluppa un’altra pista, per lo più parallela alle altre, leggermente più meridionale, che poi si dirige verso nord-nord-ovest per raggiungere El-Ghenniam, per una lunghezza complessiva di circa 180 km.[citazza]

 

Asyut e Zarabi da Qasr Kharga (via Naqb Ramia): il collegamento tra l’oasi ed il centro di Asyūt era possibile attraverso una pista principale, passante per il passo di Ramia, che costituisce l’accesso principale all’oasi, e da piste secondarie; il passo è sfruttato da una pista lunga circa 210 km che unisce direttamente el-Kharga con Asyūt.[29]

Provenendo da Kharga è ancora possibile tracciare una linea di sorgenti distribuite tra l’oasi e la città di ‘Ayn el-Ghazā, nel punto più settentrionale della depressione.[30]

La pista costituisce il braccio finale della Darb el-Arba’in, strada di collegamento importantissima, passante per le oasi di Kharga e di Selima e per Bir Natrun.[31]

A circa un giorno di marcia dal passo di Ramia vi è un bivio il cui ramo secondario conduce presso Zarābi, circa 25 km  a sud di Asyūt, per un percorso totale di circa 200 km  dall’Oasi di Kharga.[32]

Ancora un percorso ulteriore è costituito dalla breve pista che, servendosi del passo detto Naqb Yabsa,[33] esce dall’oasi ad appena 13 km  di distanza dal Naqb Ramia, e successivamente si unisce alla pista principale, precedentemente menzionata, diretta ad Asyūt.[34]

Sempre dal passo di Yabsa vi era un’ulteriore pista detta, appunto, Darb Yabsa; è comunque molto probabile che le piste principali utilizzate per questa direttrice fossero quelle passanti per Naqb Ramia, ma che in determinati momenti il loro accesso verso l’oasi non fosse più praticabile, e dunque in loro sostituzione [35] poteva essere sfruttato il passo di Yabsa ed i percorsi relativi: infatti entrambe[36] si uniscono, poco dopo aver guadagnato i rispettivi valichi, per poi proseguire verso Asyūt.[37]

 

Asyut da ‘Ayn Amur: vedi Verso Dakhla, Mut da Qasr Kharga.

 

Verso Dakhla

 

Il collegamento fra le due oasi era garantito da due piste carovaniere principali: la Darb al-Ghubari e la Darb ‘Ain Amur.

 

Mut da Qasr Kharga: [38] Darb al-Ghubari, la prima, “la strada della polvere”, collega direttamente la città di Mut con Dush costituendo così un legame diretto tra le due regioni,[39] e la strada moderna segue precisamente le tracce della pista carovaniera antica.

Lungo il suo percorso sono state trovate numerose iscrizioni rupestri rappresentanti scene di caccia  e di battaglie, cammelli e carovane, che potremmo considerare come attestazioni dell’intenso traffico che dovette muoversi lungo questa via di collegamento.

Questi graffiti sono stati attribuiti ad un periodo compreso tra il predinastico ed le prime dinastie dell’Antico Regno, tuttavia una loro precisa identificazione e datazione rimane dubbia.[40]

Una descrizione più accurata della pista carovaniera e dei siti archeologici annessi è successivamente in: 2.3.2.  Dall’oasi di el-Dakhla, Qasr Kharga da Mut.

               

Mut da Qasr Dush: la pista carovaniera partendo dal centro di Dush prosegue verso la città di Baris, dalla quale si dirige direttamente verso la Darb al-Ghubari che interseca dopo un percorso di circa 100 km.

A circa 70 km a sud-ovest da Dush,[41] presso Bir Nekheileh, sono stati riconosciuti i resti di un sito archeologico posto nei pressi di una sorgente di acqua potabile,[42] ricco di graffiti fra i quali anche iscrizioni datate al Medio Regno tra cui quella relativa all’ufficiale Khentkhethotep precedentemente citata.

Questo sito focalizza l’attenzione sui rapporti possibilmente sviluppati lungo la direttrice el-Khargael-Dakhla o comunque la sorgente potrebbe essere stata un buon punto di approvvigionamento idrico per una pista carovaniera che dal sud, si dirigeva, attraversando el-Kharga, verso la Valle del Nilo.[43]

 

Balat, Sment e Mut da Qasr Kharga: la seconda via diretta fra le due oasi è costituita dalla Darb ‘Ain Amur che partendo dalla città di Kharga prosegue praticamente parallela alla Darb al-Ghubari da cui dista appena 10 km, ed a metà del suo percorso attraversa la sorgente d’acqua che le conferisce il nome: ‘Ain Amur.[44]

La pista, a questo punto, prosegue verso Dakhla che raggiunge discendendone la depressione tramite il passo Naqb Tineida, presso cui sono state identificati i resti di una stazione d’acqua romana che ne attestano, almeno per questa epoca, la frequentazione.[45]

 

Asyut da ‘Ayn Amur: giunti alla sorgente di ‘Ain Amur, è possibile cambiare completamente destinazione, non proseguire più verso l’oasi di el-Dakhla e seguire un percorso alternativo che permetterebbe di raggiungere direttamente la Valle del Nilo.

È infatti possibile proseguire lungo una pista, non semplice da percorrere ed individuare, ma frequentata ancora oggi dai beduini, il cui tracciato è scandito regolarmente da sorgenti;[46] parallelo alla Darb el-Tawil proveniente da el-Dakhla,  esso consente di raggiungere direttamente il Nilo sino ad Asyut.

Una descrizione più accurata della pista carovaniera e dei siti archeologici annessi è successivamente in: 2.3.2. Dall’oasi di el-Dakhla, Qasr Kharga da El-Qasr

 

Nubia e Sudan: i collegamenti maggiori che univano l’oasi di el-Kharga con la Nubia ed il Sudan, fondamentali canali commerciali  e probabilmente fra le più importanti piste carovaniere percorribili, sono due: la Darb el-Arba’in e la Darb el-Galaba.

La pratica di costruire numerose fortezze in epoca romana proprio presso el-Kharga attesta la volontà di difendere e preservare la regione come roccaforte ed avamposto commerciale ritenuto, evidentemente, fondamentale, proprio per la difesa della Darb el-Arba’in, una delle maggiori vie economiche verso l’interno dell’Africa.[47]

 

Darb el-Arba’in: la pista carovaniera è discussa in 4.3.1 Darb el-Arba’in.

 

Darb el- Galaba: la pista carovaniera è discussa in 4.3.1 Darb el- Galaba.


 

 



[1] Reddè M., in FIFAO 28, 1992, Bousquet B., in DFIFAO 21, 1996; Grimal in Biafo 97, 1997, pp. 313 - 429.

[2] Reddè M., in FIFAO 28, 1992.

[3] AA. VV., in FIFAO 26, 1992.

[4]   Baris da Tenīda (ramo secondario della Darb el-Ghubbari che costituisce via diretta da Tenīda e si reca a Baris): Harding King W. J., 1925, pg. 305 ; Giddy Lisa L.,  1987, pg. 10; Cassandra Vivian, 2000, pg. 108.

     Graffiti (in ieratico): Burkard Günter, Inscription in the Dakhla region, in Sahara9/1997, pp. 152 - 153.

[5] Giddy Lisa L., Egyptian Oasis, 1987, pg. 165.

[6] Fakhry A., 1972, pg. 217; Leclant J., 1973, pg. 422.

[7] Fakhry A., 1972, pg. 217; Osing J. et. Al., 1982, pp. 39, 40 e tavola IX.

[8] Beadnell H. J. L., 1909, pg. 33; Sauneron, 1974, pp. 67, 68; Gascou J. & Wagner G.,1979, pp. 1 – 20, 71, 72 e tavole Ia, 2a, b; Gascou J. et. al., 1980, pp. 287-346; Giddy Lisa L.,  1987,  pp. 8 – 10; Vivian C., 2000, pp. 40, 58, 59, 62 - 65, 85, 88, 89; Sydney aufrère, in B.I.F.A.O. 100/2000,  pp. 79 – 127.

[9] Essi presentano i nomi di Artaserse I, Dario II, Artaserse II, Psammetico V e Neferites I, Achoris e Nectanebo I: . http://www.achemenet.com/recherche/sites/aynmanawir/aynmanawir.htm

[10] AA. VV., in B.I.F.A.O. 96 pp. 393.

[11] AA. VV., in B.I.F.A.O. 96, pp. 435 – 439.

[12] B.I.F.A.O. 96, pp. 408 – 410; per una descrizione dei testi pp.435 – 439.

[13] Ermann, 1885, pg. 264; Gardiner, 1910, pg. 95; Borchardt, 1925, pp. 141, 142 e tavola 105,  586; Varille, 1936, pp. 557, 558; Fakhry, 1942, pg. 17; Limme, 1973, pp. 46, 47; Giddy Lisa L., 1987, pp. 82, 83.

[14] Wuttman M., Gonon T., Thiers C., “The Qanats of ‘Ayn Manawir (Kharga Oasis, Egypt)”.

[15]

http://www.waterhistory.org/histories/qanats/

[16] B.I.F.A.O. 98, 1998, pp. 441 – 442.

[17] B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 439 – 448.

[18] B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 448 – 451.

[19] Per la stele vedi sopra circa: stele di Dd-ìkw, pp.  3, 4.

[20] Darnell J. C., in JARCE 34, 1997, pp. 85 – 100.

[21] Darnell J. C, Deborah Darnell, in JNES 56, 1997, pp. 241 – 258.

[22] Caton Thompson, 1952, pp. 113 – 139.

[23] Caton Thompson G., 1952, pp. 41, 49 e tavole 123, 124; Giddy Lisa L.,  1987, pg. 8: la pista valica l’altopiano presso il villaggio di Jaia tramite il passo omonimo, e raggiunge Farshut dopo circa 224 km. Si ipotizza l’esistenza di altre piste minori che sfruttassero il passo di Jaia per raggiungere El Rizerqat.

[24] Giddy Lisa L.,  1987,   parte III pg. 165.

[25] Beadnell H. J. L., 1901. L’intersezione delle due strade è detta el-Mafariq. Per questo complesso di piste carovaniere vedi Cassandra Vivian, 2000, pg. 55 e bibliografia sottostante.

[26] el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e Farshut (da cui procedere per Karnak) da Bulaq (Naqb Bulaq): Caton Thompson, 1952, pp. 113 – 139;  Giddy Lisa L.,  1987, pp. 8, 165; Vivian C., 2000, pp. 65, 83;

    el-Mafariq (intersezione con la pista proveniente da Naqb Jaia che si dirige verso El Rizerqat): Beadnell H. J. L., 1901; Caton Thompson G., 1952, pp. 41, 49 e tavole 123, 124; Giddy Lisa L.,  1987, pg. 8.

[27] Paoletti 1900, pp 477, 478 e mappa pg. 476,Caton Thompson 1952, pp. 113 – 139.

[28] Edmonstone Sir Archibald, 1822; Caton Thompson G., 1952, pp. 91 – 107, 162 – 164 tavole Ia, 2 2b/1978 e 79 1979: tavola 126; Giddy Lisa L.,  1987,  pg. 7; Vivian C., 2000, pp. 65, 92, 93.

[29] In Cassandra Vivian, 2000, pg. 54 l’autrice si riferisce al passo col nome di Ramliya, ed afferma che esso è anche chiamato Naqb Asyūt proprio perché serve la pista carovaniera diretta verso Asyūt. Per quanto concerne il passo: Blundell H. W., 1894, pp. 269, 270.

[30] H. J. L. Beadnell, 1909;  Kennedy Shaw W. B., 1929, parte I, pp. 63 – 71.

[31] Rohlfs G., 1875; Beadnell H. J. L., 1909; Kennedy Shaw W. B., 1929, tavole I 63 – 71, V; Giddy Lisa L.,  1987,  pg. 7.

[32] Lapie, 1828; Moritz B., 1900, pg. 429 – 475 ; Giddy Lisa L., 1987, pg. 7.

[33] Caton Thompson G., 1952, pp. 162 – 164.

[34] Cassandra Vivian, 2000, pg. 54; The Survey of Egypt, mappa 1:1,000,000.

[35] Accesso che risulta molto più dolce e praticabile sia nella salita sia nella discesa.

[36] Cioè la strada proveniente dal Naqb Ramia e quelle provenienti dal Naqb Yabsa

[37] Giddy Lisa L.,  1987,  pg. 7: The Yabsa Pass.

[38] Lyons H. G., 1894, pp. 241 – 265; Moritz B., 1900, pp. 429 – 450; Beadnell H. J. L., 1901, tavola II; Harding King W. J., 1925, pg. 305; Winlock H. E., 1936, pp. 7 – 15 e tavola I; Vivian C., 2000, pp. 64, 107, 108, 115.

[39] Beadnell H. J. L., 1901; Harding King W. J., 1925, pg. 305.

[40] Porter B., Moss R., 1927, pg. 290; Fakhry A., The rock inscription of Gabal el-Teir at Kharga Oasis, in ASAE 51/1951, pp. 401 – 434 che l’autore chiama “Pharaonic Graffiti”;  Winlock, 1936, pg. 10 e tavola I - 11, 12; Winkler, II/1939, pp. 7 – 9;  Giddy Lisa L., 1987, pg. 165.

[41] Giddy Lisa L., Egyptian Oasis, 1987, pg. 165.

[42] Fakhry A., 1972, pg. 217; Leclant J., 1973, pg. 422.

[43] Giddy Lisa L.,  1987,  pp. 165 – 166.

[44] Sia sul collegamento che sulla sorgente vedi: Edmonstone Sir Archibald, 1822, pp. 60, 61; Blundell H. W., 1894, pp. 272 -  276; Harding King W. J., 1925, pg. 36; Winlock H. E., 1936, pp. 48 – 50.

[45] Winlock H. E., 1936, pp. 55, 56; Winkler H., 1939.

[46] Da ‘Ain Amur a ‘Ain Umm Dabadib 40 km , poi verso ‘Ain Labeka 24 km , e dunque ad Umm al-Ghanayim, 25 km:

[47] Morkot, Robert, “The Darb el-Arbain, the Kharga Oasis and its forts, and other desert routes”, in: Archaeological Research in Roman Egypt, 82-94. (plan, maps).