3.2.1 Dall’oasi
di el-Kharga
L’oasi di el-Kharga è ampiamente collegata da un sistema abbastanza capillare
di piste carovaniere verso
I
collegamenti principali possono essere così schematizzati:
A. Verso
Esna ed Edfu da Qasr Dush (Naqb Dush);
Tebe, Hu, Abido da Qasr Kharga;
el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e
Farshut (da cui procedere per Karnak) da Qasr Jaja (Naqb
Jaja);
el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e
Farshut (da cui procedere per Karnak) da Qasr Bulaq (Naqb
Bulaq);
Esna da Bulaq (via Naqb Bulaq);
Esna da Qasr Kharga (via Naqb Bulaq);
Karnak e Wadi Halaf da Qasr Kharga (Naqb Abu Sigawal);
Kawamil, Sohag e Guhena con Qasr Kharga (Naqb Refuf);
Zarabi e Ghenniam da Qasr Kharga (Naqb Yabsa);
Asyut e Zarabi da Qasr Kharga (Naqb Ramia);
Asyut da ‘Ayn Amur;
B. Verso Dakhla
Mut da Qasr Kharga;
Mut da Qasr Dush;
Balat, Sment e Mut da Qasr Kharga;
C. Nubia e Sudan
Darb el-Arba’in;
Darb el-Galaba (o Darb el-Gabbala )
A. Verso
Esna ed Edfu da Qasr Dush (via Naqb Dush): il passo di Dush
è sfruttato da una pista principale suddivisa a sua volta in due diramazioni
che connettono rispettivamente e direttamente Qasr Dush con Edfu e con Esna.
L’esplorazione
archeologica del centro di Dush (Kysis) ha portato alla luce, oltre al
tempio di Serapis ed al suo tesoro[1],
numerose sepolture all’interno della necropoli, ed esse coprono un periodo
compreso tra il I e l’inizio del V secolo d. C., la maggior parte delle quali
fortemente danneggiate e nelle quali però è stato possibile distinguere tra 2 tipologie sepolcrali: tombe a “Discenderie” e “Shaft Tombs”.[2]
All’interno di
alcune di queste sepolture sonon state trovate mummie e sarcofaghi lignei,
mentre i corredi comprendevao ceramiche varie, oggetti vitrei, statuette,
cestini e pochissimi utensili in ferro; nessuna delle sepolture conteneva
testi, tuttavia le decorazioni dei corredi illustrano alcune divinità quali Osiri, Anubi, Isi e Nefti.[3]
La pista,
attraversati dunque i passi di Dush e
Baris, si divide in due direzioni
proseguendo rispettivamente verso Esna
e verso Edfu.[4]
A circa
Una di esse è relativa ad un certo Khentkhethotep, un ufficiale, ed il testo è stato datato all’anno
III di un re di cui, purtroppo, il nome è andato distrutto, ma comunque
riconducibile al Medio Regno.[7]
Ulteriore
testimonianza dell’importanza della regione percorsa dalle piste carovaniere è
costituita anche dal sito di 'Ayn Manawir,
dove spiccano i resti del tempio in mattoni dedicato ad Osiri ed attualmente
conservato ad un’altezza di quasi
Recenti
indagini archeologiche hanno approfondito le analisi nel sito di 'Ayn Manawir ed hanno messo in evidenza
l’importanza del culto di Osiri attestato anche grazie ad un gruppo di ostraka.[9]
Nei loro
testi sono presenti attestazioni del dio Wsir-iw
definito come la maggiore divinità del tempio, quest’ultimo chiamato pr-Wsir-iw.
Gli Ostraka demotici precedentemente citati
dell’archivio del tempio, la maggior parte dei quali sembrano essere
strettamente relativi alle attività cultuali stesse, si riferiscono ai regni di
Artaserse I e II, Dario II ed Amirteo,[10] e
grazie a questi, e ad alcuni sigilli amministrativi,[11] è
possibile dedurre le attività amministrative ed economiche del centro,[12]
coprendo un periodo cronologico compreso tra
I testi
citano principalmente la divinità di Wsir-iw
come il maggior dio del tempio, e si riferiscono al sito con il toponimo di Pr
– Wsir-iw,enfatizzando quindi l’importanza del culto locale, importanza che
sembra confermata anche dal ritrovamento di numerose statuette bronzee dello
stesso Osiris.
Ci si può
chiedere se fosse questo il tempio di Osiri attestato dalla statua del
funzionario Pз–rn-nfr, datata
alla XIX dinastia,[13] che
attesta due cariche amministrative: egli era ìmi-r st n pr Wsìr m Whз.t
rsy.t e rwdw m pr Wsìr m Whз.t rsy.t, se così fosse, questo implicherebbe non solo la
persistenza nei secoli di quel tempio e del culto di Osiri, ma anche la
necessaria esistenza, sin dal Nuovo regno almeno, della pista qui esaminata,
utilizzata per lo svolgimento delle attività amministrative legate al tempio.
Comunque il
materiale archeologico proveniente dal sito fin dalle prime esplorazioni
superficiali del 1992 e del 1993 condotte dall’IFAO ha immediatamente messo in evidenza che il centro venne
intensamente occupato durante tutto il periodo Persiano; più precisamente l’Istituto Francese di Archeologia
Orientale ha identificato tracce di frequentazione umana a partire dalla fine
del Paleolitico sino al III secolo d. C., identificando i primi occupatori
della regione come cacciatori – raccoglitori, i quali si stanziarono nei pressi
delle sorgenti.
Lo iato
occupazionale successivo al III millennio a. C. nella regione sembrerebbe
coincidere con il progressivo essiccamento delle stesse sorgenti,[14] ed
infatti la costruzione della rete ancora visibile di circa 20 Qanats intrapresa
durante il V secolo a. C. coincise con una ripresa occupazionale del sito di
‘Ayn Manawir.[15]
La
documentazione storico-archeologica relativa al periodo egiziano consiste
principalmente nelle antichità del tempio e nelle altre strutture urbane: per
quanto concerne le rovine del tempio esse sono sopravvissute in alcune porzioni
anche per un’altezza di circa
La cultura
materiale, caratterizzata dall’utilizzo di argilla locale di color rossastro-rosato,
era prodotta in forme ceramiche grezze e grossolane tranne alcuni rari esempi
di tipologie più fini, realizzate con argilla calcarea non locale, di color
verdastro, importante prova della persistenza di scambi con
Il materiale
ceramico del sito di ‘Ayn Manawir è compreso in un arco cronologico che va
dall’epoca Saita al III secolo d. C.; tuttavia è possibile ipotizzare
l’occupazione locale anche sino al IV secolo d. C. sulla base della cultura
materiale e dei resti occupazionali rinvenuti nella vicina Dush.[16]
Per quanto
concerne l’epoca Tolemaica non vi sono elementi capaci di documentare una
ricostruzione o meno delle fasi occupazionali del sito, mentre il periodo
Romano è molto meglio documentato prima di tutto grazie agli acquedotti locali,
detti Qanat[17] e alle sepolture con i
relativi corredi.[18]
Gli scavi e
lo studio dettagliato dei Qanat e del
sistema d’irrigazione ad essi correlato ha permesso di ricostruire, oltre al
sistema di costruzione della stessa rete idrica, le soluzioni adottate per la
gestione dell’acqua ed il susseguirsi dei tentativi necessari alla manutenzione
della disponibilità idrica il più efficacemente ed il più a lungo possibile nel
corso dell’occupazione del sito
.
Qasr Kharga da Tebe, Hu, Abido: l’esistenza di un percorso attraverso il deserto che
connettesse Abido all’oasi di el-Kharga, e che permettesse il raggiungimento
della stessa Abido via terra da Tebe è suggerito dal testo della stele di Đd-ìkw,[19]
nella quale viene descritta la spedizione verso l’oasi di un contingente
militare egiziano che lo stesso Đd-ìkw aveva richiesto a Tebe affinché lo raggiungesse ad Abido,
per poi percorrere una pista diretta che li avrebbe successivamente condotti
verso la “terra degli abitanti delle oasi” (Tз
Whз.tyw).
Le iscrizioni rinvenute sulle rocce presso lo Wadi el-Hôl dimostrano e confermano sia
l’effettiva frequentazione di una pista carovaniera che permetteva il
collegamento della città di Tebe con Hu ed Abido, sia che da quest’ultima fosse
possibile raggiungere l’oasi di el-Kharga.[20]
I testi
delle iscrizioni consistono in preghiere, probabilmente recitate dai
viaggiatori tebani, contro la minaccia dell’assalto straniero da parte degli Hyksos e dei propri alleati del regno
nubiano di Kerma; l’iscrizione in
questione è stata datata ad Antef V, tuttavia questa datazione sembra veramente improbabile prima di tutto
perché è ovvio dubitare che l’alleanza Hyksos – Kerma possa risalire
all’inizio della XVII dinastia, ed inoltre perché il contesto rupestre a cui
appartiene il soggetto in questione è costituito da una discreta gamma di
graffiti che copre un periodo sicuramente compreso tra il Primo Periodo Intermedio ed il Medio
Regno; tuttavia è noto che allo stesso Antef
V, figlio di Sobekemsaf I e peraltro fondatore della XVII dinastia, è stata
attribuita l’opera della costruzione di una cappella che celebrava la
conclusione di questo percorso a Tebe.
A
prescindere dalla veridicità o meno della datazione proposta è possibile
sostenere comunque la frequentazione e l’importanza del percorso, accertata tra
l’altro recentemente grazie al ritrovamento di ulteriori iscrizioni rupestri
presso Gebel Tjauti, datate alla XI
dinastia: il nome arabo della pista era Alamat
Tal.[21]
el-Rizerqat (poi per Armant
e Luxor) e Farshut (poi per Karnak) da Qasr Bulaq (via Naqb Bulaq) e da
Qasr Jaja (via Naqb Jaja): il passo di Bulaq costituisce il varco d’accesso per
tutte le piste che partono dal villaggio omonimo, distante circa
Le indagini
per l’identificazione di materiale litico presso Naqb Mata’na,[23]
valico ulteriore a circa
Il
collegamento con Farshut e Luxor era
possibile anche attraverso il complesso di piste che utilizzano il passo di Jaia, provenienti dal villaggio omonimo.[25]
I percorsi
principali sono due: il più meridionale prosegue direttamente attraverso il
deserto dirigendosi verso el-Rizerqat,
Armant e concludendo il suo viaggio a
Luxor, mentre il più settentrionale,
si dirige verso Farshut ed intersecandosi
con la pista carovaniera proveniente da Naqb
Bulaq vi si unisce consentendo dunque di cambiare direzione verso Luxor o proseguire lungo la direttrice
iniziale verso Farshut.
Esna da Qasr Bulaq (via Naqb Bulaq): la pista
carovaniera è nota solo in età moderna e non sono ancora stati identificati
ritrovamenti archeologici e/o testuali che permettano di affermarne la
frequentazione per l’età antica.
La pista
permette il collegamento diretto con il centro di Esna e fuoriesce direttamente dal sito di Bulaq; procedendo verso nord-est raggiunge poi il passo di Naqb Bulaq dove riceve la via, partita
da Qasr Kharga, proveniente da
nord-ovest e, valicato l’altopiano, proseguono lungo lo stesso tracciato in
direzione est sino ad Esna.
Esna da Qasr Kharga (via
Naqb Bulaq): la pista carovaniera
costituisce una sorta di “variante” della precedente alla quale si fonde
giungendo al valico di Naqb Bulaq.
Lungo il suo
tragitto attraversa il sito di Qasr al Nasim caratterizzato dalle
rovine della fortezza di presupposta epoca copta.
Entrambe le
piste dirette verso Esna sono
chiamate Darb el-Bulaq.[26]
Karnak e Wadi Halaf da Qasr Kharga (via Naqb Abu Sigawal): la
strada è chiamata la pista di Girga; è la più breve, e forse la
migliore di quelle dell’oasi di Kharga.[27]
Essa
attraversa la sua depressione tramite il passo di Abu
Sighawāl e si dirige verso
A circa
Kawamil, Sohag e Guhēna con Qasr Kharga (via Naqb Refuf): [28] il passo di Refuf si trova a circa
Circa
Zarabi e Ghenniam da Qasr Kharga (via Naqb Yabsa): sempre dal passo di Yabsa si sviluppa un’altra pista, per lo più parallela alle altre,
leggermente più meridionale, che poi si dirige verso nord-nord-ovest per raggiungere El-Ghenniam,
per una lunghezza complessiva di circa
Asyut e Zarabi da Qasr Kharga (via Naqb Ramia): il
collegamento tra l’oasi ed il centro di Asyūt
era possibile attraverso una pista principale, passante per il passo di Ramia, che costituisce l’accesso
principale all’oasi, e da piste secondarie; il passo è sfruttato da una pista
lunga circa
Provenendo
da Kharga è ancora possibile
tracciare una linea di sorgenti distribuite tra l’oasi e la città di ‘Ayn el-Ghazā, nel punto più
settentrionale della depressione.[30]
La pista
costituisce il braccio finale della Darb
el-Arba’in, strada di collegamento importantissima, passante per le oasi di
Kharga e di Selima e per Bir Natrun.[31]
A circa un
giorno di marcia dal passo di Ramia
vi è un bivio il cui ramo secondario conduce presso Zarābi, circa
Ancora un
percorso ulteriore è costituito dalla breve pista che, servendosi del passo
detto Naqb Yabsa,[33] esce
dall’oasi ad appena
Sempre dal
passo di Yabsa vi era un’ulteriore
pista detta, appunto, Darb Yabsa; è
comunque molto probabile che le piste principali utilizzate per questa
direttrice fossero quelle passanti per Naqb
Ramia, ma che in determinati momenti il loro accesso verso l’oasi non fosse
più praticabile, e dunque in loro sostituzione [35]
poteva essere sfruttato il passo di Yabsa
ed i percorsi relativi: infatti entrambe[36] si
uniscono, poco dopo aver guadagnato i rispettivi valichi, per poi proseguire
verso Asyūt.[37]
Asyut da ‘Ayn Amur: vedi Verso Dakhla,
Mut da Qasr Kharga.
Verso Dakhla
Il collegamento fra le due oasi
era garantito da due piste carovaniere principali:
Mut da Qasr Kharga: [38] Darb al-Ghubari, la prima, “la strada della polvere”, collega direttamente la città di Mut con
Dush costituendo così un legame diretto tra le due regioni,[39] e la
strada moderna segue precisamente le tracce della pista carovaniera antica.
Lungo il suo
percorso sono state trovate numerose iscrizioni rupestri rappresentanti scene
di caccia e di battaglie, cammelli e
carovane, che potremmo considerare come attestazioni dell’intenso traffico che
dovette muoversi lungo questa via di collegamento.
Questi
graffiti sono stati attribuiti ad un periodo compreso tra il predinastico ed le
prime dinastie dell’Antico Regno, tuttavia una loro precisa
identificazione e datazione rimane dubbia.[40]
Una
descrizione più accurata della pista carovaniera e dei siti archeologici
annessi è successivamente in: 2.3.2. Dall’oasi di el-Dakhla, Qasr Kharga da Mut.
Mut da
Qasr Dush: la pista carovaniera
partendo dal centro di Dush prosegue
verso la città di Baris, dalla quale
si dirige direttamente verso
A circa
Questo sito
focalizza l’attenzione sui rapporti possibilmente sviluppati lungo la
direttrice el-Kharga – el-Dakhla o comunque la sorgente
potrebbe essere stata un buon punto di approvvigionamento idrico per una pista
carovaniera che dal sud, si dirigeva, attraversando el-Kharga, verso
Balat, Sment e Mut da Qasr Kharga: la seconda via diretta fra le due oasi è costituita dalla Darb ‘Ain Amur che partendo dalla
città di Kharga prosegue praticamente
parallela alla Darb al-Ghubari da cui
dista appena
La pista, a
questo punto, prosegue verso Dakhla
che raggiunge discendendone la depressione tramite il passo Naqb Tineida, presso cui sono state
identificati i resti di una stazione d’acqua romana che ne attestano, almeno
per questa epoca, la frequentazione.[45]
Asyut
da ‘Ayn Amur: giunti alla sorgente di ‘Ain Amur, è possibile cambiare completamente destinazione, non
proseguire più verso l’oasi di el-Dakhla
e seguire un percorso alternativo che permetterebbe di raggiungere direttamente
È infatti
possibile proseguire lungo una pista, non semplice da percorrere ed
individuare, ma frequentata ancora oggi dai beduini, il cui tracciato è
scandito regolarmente da sorgenti;[46]
parallelo alla Darb el-Tawil
proveniente da el-Dakhla, esso consente di raggiungere direttamente il Nilo sino ad Asyut.
Una
descrizione più accurata della pista carovaniera e dei siti archeologici
annessi è successivamente in: 2.3.2.
Dall’oasi di el-Dakhla, Qasr Kharga
da El-Qasr
Nubia e
Sudan: i collegamenti maggiori che
univano l’oasi di el-Kharga con
La pratica
di costruire numerose fortezze in epoca romana proprio presso el-Kharga attesta la volontà di
difendere e preservare la regione come roccaforte ed avamposto commerciale
ritenuto, evidentemente, fondamentale, proprio per la difesa della Darb el-Arba’in, una delle maggiori vie
economiche verso l’interno dell’Africa.[47]
Darb el-Arba’in: la pista
carovaniera è discussa in 4.3.1 Darb
el-Arba’in.
Darb el- Galaba: la pista
carovaniera è discussa in 4.3.1 Darb el-
Galaba.
[1] Reddè M., in FIFAO
28, 1992, Bousquet B., in DFIFAO 21, 1996; Grimal in Biafo 97, 1997, pp. 313 -
429.
[2] Reddè M., in FIFAO
28, 1992.
[3] AA. VV., in FIFAO 26, 1992.
[4] Baris da Tenīda (ramo secondario della Darb el-Ghubbari che costituisce via diretta da Tenīda e si reca a Baris): Harding King W. J., 1925, pg. 305 ; Giddy Lisa L., 1987, pg. 10; Cassandra Vivian, 2000, pg. 108.
Graffiti (in
ieratico): Burkard Günter, Inscription in the Dakhla region, in Sahara9/1997,
pp. 152 - 153.
[5] Giddy Lisa L., Egyptian Oasis, 1987, pg. 165.
[6] Fakhry A., 1972, pg. 217; Leclant J., 1973,
pg. 422.
[7] Fakhry A., 1972,
pg. 217; Osing J. et. Al., 1982, pp. 39,
40 e tavola IX.
[8] Beadnell H. J. L., 1909, pg. 33; Sauneron, 1974, pp.
67, 68; Gascou J. & Wagner G.,1979, pp. 1 – 20, 71, 72 e tavole Ia, 2a,
b; Gascou J. et. al., 1980, pp. 287-346; Giddy Lisa L., 1987,
pp. 8 – 10; Vivian C., 2000, pp. 40, 58, 59, 62 - 65, 85, 88, 89; Sydney
aufrère, in B.I.F.A.O. 100/2000, pp. 79 – 127.
[9] Essi presentano i nomi di Artaserse I, Dario II,
Artaserse II, Psammetico V e Neferites I, Achoris e Nectanebo I: . http://www.achemenet.com/recherche/sites/aynmanawir/aynmanawir.htm
[10] AA. VV., in B.I.F.A.O. 96 pp. 393.
[11] AA. VV., in B.I.F.A.O. 96, pp. 435 – 439.
[12] B.I.F.A.O. 96, pp. 408 – 410; per una descrizione dei
testi pp.435 – 439.
[13] Ermann, 1885, pg. 264; Gardiner, 1910, pg. 95;
Borchardt, 1925, pp. 141, 142 e tavola 105,
586; Varille, 1936, pp. 557, 558; Fakhry, 1942, pg. 17; Limme, 1973, pp.
46, 47; Giddy Lisa L., 1987, pp. 82, 83.
[14] Wuttman M., Gonon
T., Thiers C., “The Qanats of ‘Ayn
Manawir (
http://www.waterhistory.org/histories/qanats/
[16] B.I.F.A.O. 98,
1998, pp. 441 – 442.
[17] B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 439 – 448.
[18] B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 448 – 451.
[19] Per la stele vedi sopra circa: stele di Dd-ìkw, pp. 3, 4.
[20] Darnell J. C., in
JARCE 34, 1997, pp. 85 – 100.
[21] Darnell J. C, Deborah
Darnell, in JNES 56, 1997, pp. 241 – 258.
[22] Caton Thompson, 1952, pp. 113 – 139.
[23] Caton Thompson G., 1952, pp. 41, 49 e tavole 123,
124; Giddy Lisa L., 1987, pg. 8: la
pista valica l’altopiano presso il villaggio di Jaia tramite il passo omonimo, e raggiunge Farshut dopo circa
[24] Giddy Lisa L.,
1987, parte III pg. 165.
[25] Beadnell H. J. L., 1901. L’intersezione delle due
strade è detta el-Mafariq. Per questo
complesso di piste carovaniere vedi Cassandra Vivian, 2000, pg. 55 e
bibliografia sottostante.
[26] el-Rizerqat (da cui procedere per Armant e Luxor) e Farshut (da cui procedere per Karnak) da Bulaq (Naqb Bulaq): Caton Thompson, 1952, pp. 113 – 139; Giddy Lisa L., 1987, pp. 8, 165; Vivian C., 2000, pp. 65, 83;
el-Mafariq (intersezione con la
pista proveniente da Naqb Jaia che si dirige verso El Rizerqat): Beadnell
H. J. L., 1901; Caton Thompson G., 1952, pp. 41, 49 e tavole 123, 124; Giddy
Lisa L., 1987, pg. 8.
[27] Paoletti 1900, pp 477, 478 e mappa pg. 476,Caton
Thompson 1952, pp. 113 – 139.
[28] Edmonstone Sir Archibald, 1822; Caton Thompson G.,
1952, pp. 91 – 107, 162 – 164 tavole Ia, 2 2b/1978 e 79 1979: tavola 126; Giddy
Lisa L., 1987, pg. 7; Vivian C., 2000, pp. 65, 92, 93.
[29] In Cassandra Vivian, 2000, pg. 54 l’autrice si
riferisce al passo col nome di Ramliya,
ed afferma che esso è anche chiamato Naqb
Asyūt proprio perché serve la
pista carovaniera diretta verso Asyūt.
Per quanto concerne il passo: Blundell H. W., 1894, pp. 269, 270.
[30] H. J. L. Beadnell, 1909; Kennedy Shaw W. B., 1929, parte I, pp. 63 –
71.
[31] Rohlfs G., 1875; Beadnell H. J. L., 1909; Kennedy
Shaw W. B., 1929, tavole I 63 – 71, V; Giddy Lisa L., 1987,
pg. 7.
[32] Lapie, 1828; Moritz B., 1900, pg. 429 – 475 ;
Giddy Lisa L., 1987, pg. 7.
[33] Caton Thompson G.,
1952, pp. 162 – 164.
[34] Cassandra Vivian,
2000, pg. 54; The Survey of Egypt, mappa 1:1,000,000.
[35] Accesso che risulta molto più dolce e praticabile sia
nella salita sia nella discesa.
[36] Cioè la strada proveniente dal Naqb Ramia e quelle provenienti dal Naqb Yabsa
[37] Giddy Lisa
L., 1987, pg. 7: The
[38] Lyons H. G., 1894,
pp. 241 – 265; Moritz B., 1900, pp. 429 – 450; Beadnell H. J. L., 1901, tavola
II; Harding King W. J., 1925, pg. 305; Winlock H. E., 1936, pp. 7 – 15 e tavola
I; Vivian C., 2000, pp. 64, 107, 108, 115.
[39] Beadnell H. J. L., 1901; Harding King W. J.,
1925, pg. 305.
[40] Porter B., Moss
R., 1927, pg. 290; Fakhry A., The rock
inscription of Gabal el-Teir at Kharga Oasis, in ASAE 51/1951, pp. 401 –
434 che l’autore chiama “Pharaonic Graffiti”;
Winlock, 1936, pg. 10 e tavola I - 11, 12; Winkler, II/1939, pp. 7 –
9; Giddy Lisa L., 1987, pg. 165.
[41] Giddy Lisa L., Egyptian Oasis, 1987, pg. 165.
[42] Fakhry A., 1972, pg. 217; Leclant J., 1973,
pg. 422.
[43] Giddy Lisa L.,
1987, pp. 165 – 166.
[44] Sia sul collegamento che sulla sorgente vedi:
Edmonstone Sir Archibald, 1822, pp. 60, 61; Blundell H. W., 1894, pp. 272
- 276; Harding King W. J., 1925, pg. 36;
Winlock H. E., 1936, pp. 48 – 50.
[45] Winlock H. E.,
1936, pp. 55, 56; Winkler H., 1939.
[46] Da ‘Ain Amur
a ‘Ain Umm Dabadib
[47] Morkot, Robert, “The Darb el-Arbain, the Kharga Oasis and its
forts, and other desert routes”, in: Archaeological Research in Roman
Egypt, 82-94. (plan, maps).