3.1 Cenni Geomorfologici e cenni storici
Le oasi di el Kharga e di el Dakhla
hanno origine dalla stessa ampia depressione geologica.[1]
La regione
di el-Kharga, nella sua parte
settentrionale ed orientale, è delimitata da altopiani che si elevano sino a
circa
Essa si
estende parallela al tratto di Nilo tra Naqada
ed Edfu da cui dista circa
La regione
dell’oasi di Dakhla è divisa al suo
interno da una striscia di deserto la cui larghezza è circa
Le attività di
scavo recentemente intraprese nell’area delle oasi meridionali hanno messo in
luce gran quantità di materiale riferito
ad el-Dakhla, e
sorprendentemente minore quantità di evidenze archeologiche per el-Kharga, sebbene essa sia la più
vicina alla Valle del Nilo, situata
esattamente tra il fiume e Dakhla,
quindi teoricamente punto intermedio dei collegamenti fra l’Egitto e le due oasi.
Un
riferimento importante alla regione delle oasi meridionali risale alla VI
dinastia, quando Herkhuf, governatore
di Aswan, dovette intraprendere
alcune spedizioni nel Deserto Occidentale percorrendo una cosiddetta “strada delle oasi ”: la documentazione
archeologica proveniente dalle indagini degli ultimi 10 anni dell’Oriental
Institute of Chicago e dell’I.F.A.O. sembra confermare la frequentazione della
regione adiacente al percorso della pista carovaniera tra Luxor e Farshut.
Il Nuovo Regno è rappresentato non tanto
dal materiale archeologico proveniente dalla regione di el-Kharga, quanto da varie testimonianze provenienti dalla Valle del Nilo riferibili all’oasi.
Alcune tombe
tebane riportano nelle loro iscrizioni e nelle proprie decorazioni le tasse ed
i tributi pagati dagli abitanti del Deserto Occidentale sotto forma di prodotti
naturali, come datteri, uva, vino, miele e minerali.
Ad esempio
osservando le implicazioni relative alle cariche di Pз–rn-nfr, queste vie di collegamento avrebbero dovuto
provvedere al trasporto di una certa varietà di prodotti agricoli, derivati
dalle tassazioni a cui era soggetta la regione, tutto confermato anche dal papiro di Torino,
La presenza
di ufficiali dai compiti amministrativi nella zona di el-Kharga è documentata anche dagli Ushabti di Nb-mhy.t,[4]
ritrovati ad Abido e datati alla fine
della XIX dinastia, che attestano l’esistenza di un ufficiale il cui titolo era
hзty-‘ n Whз.t rsy.t;[5] le statuette sono 8: ognuna è diversa
dalle altre in dimensioni, dettagli e geroglifici iscritti, una in terracotta,
un’altra in Faiance e le altre in
pietra calcarea.[6]
Il titolo hзty-‘, di Nb-mhy.t, associato al toponimo Whз.t
rsy.t,[7]
permette di ritenere anche per el-Kharga
o per la zona geografica indicata con Whз.t
rsy.t, l’esistenza di una struttura amministrativa effettiva ed un sistema
di comunicazioni che permettesse il collegamento delle località, anche per lo
spostamento delle risorse agricole, con
Sappiamo inoltre
di una spedizione punitiva inviata per
controllare i ribelli oasiani, e che la stessa regione veniva utilizzata come
luogo di confino per esiliati, usanza mantenuta fino ai nostri giorni.
Successivamente,
durante il III Periodo Intermedio il Deserto Occidentale aveva assunto
un’importanza ancora maggiore, soprattutto con lo stabilirsi della XXII
dinastia, detta libica, sul trono
dell’Egitto, divenendo così il punto
di contatto tra
Già in epoca
precedente doveva essere presente un contesto simile, dato che Sheshonq
I, il primo sovrano della XXII dinastia, inviò degli ufficiali verso Kharga per migliorare le condizioni
delle piste carovaniere e per ridurre i ribelli
oasiani sotto il controllo egiziano.
All’epoca di
Dario I (521 –
Il tempio
faceva parte dell’antica capitale della regione dell’oasi di el-Kharga,
conosciuta dai Greci col nome di Hebet, “l’aratro”,
o anche Hibitonpolis, “la città
dell’aratro”.
Non è chiaro
per quanto tempo Hebet sia rimasta la capitale della regione dell’oasi:
indagini archeologiche recenti[9] hanno
messo in luce un cimitero che sembra coprire un arco cronologico compreso tra
il II Periodo Intermedio ed il Nuovo Regno, e contemporaneamente gli
scavi condotti nell’area meridionale attinente al tempio hanno riscoperto
alcuni edifici databili intorno al 350 d. C. che appaiono distrutti da un
incendio: queste due date potrebbero essere prese come limiti estremi di un
lungo periodo occupazionale documentato dalle evidenze archeologiche rinvenute
all’interno del sito.
La maggior
parte dell’antica città, la cui superficie sembra essersi estesa per circa 1
Km², giace sepolta dalle coltivazioni moderne, ma gli scavi condotti all’inizio
del XX secolo hanno messo alla luce abitazioni in mattoni, di cui alcune
affrescate, nella zona ai margini della città.
Il tempio è
situato a circa
Le strutture
più antiche del tempio di Hibis sono
databili all’epoca Persiana, più precisamente al regno di Dario I, sebbene sia molto probabile che la costruzione sia
iniziata precedentemente, durante
L’edifico è
stato costruito con blocchi di arenaria locale sul margine di un piccolo lago
sacro ed è stato dedicato alla Triade Tebana Amon-Ra, Mut e Khons; anche le
decorazioni hanno conosciuto diverse fasi: le più antiche possono essere
ricondotte a Dario I e Dario II, vi sono poi le aggiunte di Nectanebo II e dei
Tolomei, mentre durante il IV secolo d. C., venne costruita una chiesa
cristiana adattando la parte settentrionale del porticato.
Una
struttura muraria circonda l’edifico, la cui costruzione è da ricondurre a
Nectanebo I e II, mentre un vialetto processionale decorato con delle sfingi è
da datare al III secolo d. C.; durante l’epoca Romana o Tolemaica venne poi
costruito un grande ingresso monumentale sul quale sono state incise numerose
iscrizioni ed alcuni decreti, e questi includono diversi tipi di documenti:
tassazioni, eredità, diritto delle donne e leggi di corte, una serie di fonti
dunque che permettono di comprendere meglio la società romana nell’oasi di
el-Dakhla.
Con
Come accennato
precedentemente la parte più interna del tempio dovette essere costruita sopra
le fondamenta di una precedente struttura, probabilmente una cella sacra
dedicata ad Amun del Nuovo Regno, dunque con il tempio di Hibis sarebbe
possibile ricostruire un esempio architettonico di transizione tra il Nuovo
Regno e l’epoca Tolemaica; Hibis costituisce inoltre uno degli esempi più belli
di tempio Persiano in Egitto.
Anche
l’iconografia religiosa è ricca e peculiare, forse influenzata da un certo
stile artistico locale: all’interno della grande scena decorativa del tempio
troviamo ad esempio la figura alata di Seth, il dio delle oasi e del deserto,
però con testa di Falco, dipinto in blu, un colore generalmente riservato a
divinità dell’aria, rappresentato nell’atto di combattere il serpente Apophi,
un’iconografia tipica di Horo; tra le altre divinità troviamo anche Min.
È stato
infine associato al tempio di Hibis un codice in greco, composto da due testi
distinti, rispettivamente una lista di nomi ed un rapporto di un ufficiale
governativo relativo alle sorgenti d’acqua nell’oasi, oggi conservato
nell’Ashmolean Museum di Oxford, datato tra il 246 ed il 249 d. C..
Durante
l’epoca Tolemaica la regione di el-Kharga continuò quindi ad essere
frequentata, così come è evidente soprattutto nell’area attraversata da una
pista carovaniera collegante Qasr
el-Zayyan ad Esna,[11]
sicuramente frequentata anche in epoca Romana, così come si evince dalla
presenza dei cimiteri di queste antiche comunità presenti nella zona.
Il sito però
più interessante inerente a questo periodo è
Qasr el-Zayyan, a circa
Il centro fù
un anello della catena di fortezze costruite durante l’epoca Tolemaica e Romana: ovviamente importante come fonte d’acqua che nell’antichità
serviva l’area locale e fungeva da sosta per quanti viaggiassero su carovane
lungo le piste locali; proprio a causa della presenza d’acqua in antichità
dovette conoscere periodi prosperosi, ed infatti risulta circondato da piccoli
centri agricoli, tutti collegati fra loro.[12]
All’interno
delle mura sono stati trovati prima di tutto i resti delle abitazioni di epoca
Romana, e dunque monete, oggetti in vetro e ceramica[13], ma
il centro è fortemente caratterizzato dalla presenza del tempio dedicato ad “Amon di Hibis”, conosciuto dai romani
come Amenibis: il piccolo tempio (7.5
x
L’accesso al
tempio avviene tramite una porta in arenaria nel lato meridionale decorata con
un’iscrizione in Greco dedicata ad “Amenibis,
il grande dio di Tchonemyris, ed agli altri dei del tempio, perché proteggano
eternamente Anonino Cesare, nostro signore e tutta la sua casa…” e successivamente
si elencano i nomi dei governatori e degli ufficiali che parteciparono al
restauro delle strutture; l’iscrizione è datata all’11 Agosto 140 d. C..
La struttura
principale del tempio comprende un cortile che introduce al santuario, oppure
alla camera delle offerte, caratterizzata da un’anticamera dalla quale,
attraverso una scala, era possibile raggiungere il tetto dell’edificio.
Durante
l’epoca romana ed in epoca cristiana el-Kharga
conobbe un periodo di prosperità; ne è esempio il ritrovamento della necropoli
di Bagawat, nella quale sono presenti anche alcune “cappelle”, tra le quali le cosìdette “cappella della pace”, decorata con immagini di Adamo ed Eva, la “cappella dell’esodo” con affreschi
raffiguranti truppe faraoniche all’inseguimento degli ebrei guidati da Mosè
durante l’esodo dall’Egitto.
Legata anche
in questa epoca a Dakhla, essa era
chiamata l’oasi della Tebaide e
successivamente Hibis, prendendo nome
dalla sua capitale presso la quale stazionava un battaglione di militari,
disposti nelle fortezze distribuite nella regione.
Probabilmente
uno dei compiti di queste forze militari, in collaborazione con i Beduini
locali, consisteva nel pattugliamento delle piste carovaniere passanti per
l’oasi: queste piste erano parte di un
sistema stradale più ampio sfruttato dai Romani in Egitto sia per scopi militari sia per scopi civili, così come essi
praticarono in tutte le loro province: infatti crearono nuovi pozzi nella
regione e contemporaneamente vennero eretti templi posti strategicamente in punti
di ottima osservazione lungo i percorsi principali, e le piste carovaniere
stesse vennero dotate di pozzi lungo le proprie vie, dei quali oggi
sopravvivono soltanto i fori nei pressi dei quali è stato trovato materiale
ceramico in grande concentrazione; un’altra usanza che venne mantenuta in epoca
romana fù quella di utilizzare el-Kharga
come una colonia penale: una delle vittime più famose fu Giovenale (60 – 130) che qui esiliato satirizzò pesantemente contro
l’occupazione ed i vizi romani
Per quanto riguarda
invece l’oasi di el-Dakhla le
scoperte più recenti hanno messo in evidenza la sua frequentazione da oltre
10000 anni: in epoca Neolitica il clima della regione doveva essere più mite e
l’ambiente doveva permettere la sopravvivenza ad animali come bufali, elefanti,
rinoceronti, zebre, così come è stato tramandato dalle numerose incisioni
rupestri lasciate dai gruppi di allevatori che si stabilirono lungo i margini
del lago; con la tendenza all’inaridimento delle condizioni climatiche gli
abitanti delle regioni si spostarono sempre più verso
I contatti
fra l’oasi di el-Dakhla e
L’Institut Francais d’Archeologie Orientale,
sin dal
Dalla
documentazione resaci disponibile è possibile dedurre che durante l’Antico
Regno la regione di el-Dakhla ebbe relazioni dirette e strette con
l’amministrazione reale, così come si evince dalla presenza in loco di nobili
con cariche amministrative locali: in particolar modo grazie ai loro nomi ed
epiteti è possibile ipotizzare l’esistenza di relazioni di dipendenza dalla
corte faraonica a partire dalla VI Dinastia,[14]
legami attestati peraltro dalle antichità funerarie rinvenute nel sito di
Balat, appartenenti proprio ai membri di questa classe amministrativa,[15] così
come si evince anche dalle recenti indagini francesi sempre nella necropoli di
Balat[16] e
nel sito urbano corrispettivo di ‘Ayn Asil.[17]
Il Canadian Survey Team ha documentato la
maggiore attestazione di materiale di epoca faraonica proprio presso Balat, ‘Ayn Asīl e negli immediati dintorni.[18]
Nel sito di Qila’ el-Dabba, sono infatti state
identificate attestazioni attribuibili all’Antico
Regno,[19] ossia alcune
mastabe in mattone di fango, e blocchi con iscrizioni rinvenuti in situ
associati alle stesse: il loro testo era riferito ad alcuni governatori locali,
chiamati hзk(w), associati alla
regione di Whз.t.
Sempre
presso Balat, sono state individuate
le tracce di circa 13 siti con abitazioni, 4 cimiteri ed una cava il cui
materiale ha permesso la datazione alla VI
dinastia ed al I Periodo Intermedio;[20] allo
stesso periodo risale un’estesa area urbana comprensiva di numerose abitazioni,
associate a resti ceramici e manufatti
identificata ad
Lo spessore
del sistema di siti suggerì già al Fakhry
di poter ivi identificare i resti della capitale dell’Antico Regno dell’oasi di el-Dakhla,[21] e
l’attività di scavo intrapresa nell’area dal 1977 lo ha confermato.[22]
Dal sito di Qila'
el-Dabba proviene inoltre una discreta quantità di vasi e di materiali
ceramici che sono stati attribuiti alla fine della XII Dinastia, datazione eseguita anche attraverso il confronto con
un'industria ben documentata addirittura a Giza, e connessa alla grande produzione
ceramica menfita del Medio
Regno.[23]
Sempre sul
sito di Balat è stata rinvenuta una stele originariamente associata alla Mastaba II, e sia per lo stile che per
le iscrizioni essa è stata datata inizialmente alla XI dinastia, per poi essere retrodatata sino alla VI dinastia, anche sulla base del
dibattito sviluppato intorno alla datazione precisa del Secondo Periodo Intermedio.[24]
Sempre
dall’area immediatamente circostante la mastaba provengono alcune tombe,
recentemente analizzate,[25] che,
tranne per alcune contenenti due o tre individui, erano costituite da singole
sepolture comprensive di una sorta di cappella ed erano state costruite ad
imitazione della mastaba; il corredo, costituito in gran parte da ceramica,
includeva due piccole stele ed una tavola per le offerte.
Dal sito di 'Ayn Asil provengono due blocchi di arenaria ed una stele con
iscrizioni: uno dei blocchi è ben conservato e mostra due colonne complete di
geroglifici il cui testo cita il toponimo W3b.n
mnw m Wh3.t, ed è dedicato all'inaugurazione di una porta realizzata in pietra bianca di cui si specifica
“proveniente dalla terra di Wh3.t.”[26]
Dell'altro blocco si è invece conservato solo una
parte del testo, e questa iscrizione sembra riferirsi ad una divinità
femminile, e dunque grazie al tema descritto,[27]
al materiale usato,[28]
ed alle dimensioni dei due blocchi,[29]
è stato ipotizzato che essi fossero stati gli stipiti di una stessa porta; la
datazione dei reperti al Nuovo Regno è stata eseguita su basi stilistiche sia
dei blocchi sia delle espressioni e delle costruzioni grammaticali delle
iscrizioni.[30]
La stele, rinvenuta nello stesso punto
dei due blocchi, conservata in modo peggiore di questi ultimi, presenta
anch'essa un'iscrizione dedicata ad una divinità femminile[31] ed essa costituisce l'unica attestazione del
termine Wh3.t rsy.t proveniente da un
documento dell'oasi di Dakhla stessa.
La stele ed
i due blocchi permettono di dedurre che la regione era sede di istallazioni
egiziane ben stabilite, tra cui un centro di culto locale, chiamato Bìì-nfr, residenza della dea Nrt?, all'interno della regione di el-Dakhla, e dell'esistenza di
collegamenti praticabili nella regione e fra quest'ultima e
Gli scavi
francesi hanno portato alla luce tra le antichità il palazzo del governatore
locale riconducibile al regno di Pepi II, distrutto per la maggior parte
delle sue strutture durante un incendio.[32]
Negli strati
del palazzo sono stati trovati numerosi sigilli ed impronte degli stessi le cui
iconografie sono riassumibili in due principali tipologie: geometrico-floreali
e con scene di animali e/od umane, ulteriore conferma del fatto che il palazzo
fosse stato il cuore amministrativo ed economico del centro, il quale appare
molto differenziato anche nella gestione delle stesse attività economiche; ne
sono esempio sia il ritrovamento dei sigilli utilizzati della burocrazia
amministrativa addetta alla gestione della produzione del pane[33] sia
le botteghe ceramiche all’interno della città.[34]
La
documentazione disponibile per le attività del palazzo consiste poi
nell’archivio epistolare proprio relativo al sistema amministrativo e
burocratico del palazzo, che conta di circa 25 lettere, la maggior parte delle
quali in frammenti.
L’analisi
dei singoli documenti comprendenti lettere, archivi di contabilità e liste di
nomi (B.I.F.A.O. 98, 1988, pp. 303 – 305) ha permesso la distinzione di due
tipologie epistolari che, a loro volta, permettono di dedurre una certa
complessità del sistema burocratico-amministrativo in questione:
1) documenti inviati al
governatore dai villaggi circostanti l’oasi (B.I.F.A.O. 98, pp. 306 – 311, 314,
315)
2) documenti circolanti
all’interno dello stesso palazzo (B.I.F.A.O. 98, 1998, pp. 311 - 315)
Questa serie
di dati costituisce dunque una discreta documentazione riguardo all’occupazione
della regione di el-Dakhla ed alla tipologia dei legami istituiti con la corte
faraonica dall’Antico Regno sino all’inizio del Primo Periodo Intermedio.
Anche per
quanto concerne il Medio Regno i dati a disposizione provengono principalmente
dalle recenti indagini francesi, sempre del sito di ‘Ayn Asil/Balat.
Sia per
quanto riguarda il contesto funerario, sia per quello urbano i resti
archeologici documentano la presenza di una forte amministrazione che doveva
gestire le attività politiche ed
economiche della regione, al punto da considerare ‘Ayn Asil come il vero
e proprio centro amministrativo di tutta la zona di el-Dakhla, sede dunque del
potere locale direttamente a contatto con la corte faraonica: gli scavi della
città ben documentano questa realtà portando alla luce all’interno dell’area
urbana settori funzionali e specializzati databili per lo meno sino alla XIII
dinastia.[35]
Inoltre la
documentazione recentemente rinvenuta nella regione dell’oasi di el-Dakhla
consiste anche in alcune pitture in tombe che permettono una ricostruzione storica
più precisa della situazione della regione durante il Medio Regno; essa infatti
illustra un quadro ben diverso a quanto è noto per il Nuovo Regno, mostrando le
attività di una serie di governatori locali, che sembrano essersi stabiliti
saldamente nella regione, assistiti in loco da una serie di funzionari da essi
strettamente dipendenti: le rappresentazioni di questi alti funzionari recano
numerosi attributi regali, caratteristica ulteriore che permette di dedurre che
la regione di el-Dakhla allora non dovette essere una pura dipendenza del Nomo
Thinita, come invece avvenne durante il Nuovo Regno.
Durante il Nuovo Regno gli insediamenti vennero
spostati verso la porzione occidentale dell’oasi, e così anche la capitale
della regione, che venne trasferita a Mut,
ma all’interno dell’oasi stessa vi è poca documentazione archeologica relativa
a questo periodo; questa lacuna è stata parzialmente colmata dalle recenti
indagini archeologiche dell’IFAO della zona meridionale del palazzo del
governatore di Balat (1988 – 1999).
Gli scavi
hanno portato alla luce numerosi vasi e contenitori destinati allo stoccaggio
ed al trasporto del vino, così come confermano le stesse iscrizioni ieratiche
apposte sui vasi, documentando l’esistenza già nota di un’abbondante industria
vinicola in situ, durante il Nuovo Regno; la datazione è confermata dalle
abbondanti quantità di cultura materiale rinvenuta e databile tra
La
documentazione riconducibile al Nuovo Regno ed al III Periodo Intermedio
permette poi una discussione più approfondita sulla toponomastica della regione:
sembra infatti accettabile considerare i toponimi Knm.t e Wh3.t Rsy.t come riferiti
entrambi alla regione di el-Dakhla, oppure ad una regione comprendente
el-Dakhla ed el-Kharga, utilizzati però in
contesti diversi, rispettivamente religiosi ed amministrativi, mentre il
toponimo P-q3 sembrerebbe poter essere indicativo della sola regione di
el-Dakhla.[37]
Altre
regioni interne alla zona dell’oasi possono essere identificate con: Jmr.t,
riferibile alla zona orientale dell’oasi, presso il tempio di ‘Ayn Birbiya,
scoperto recentemente; [cita] S3-Wh3.t ed il più tardo S.t W3h, riferibili
invece alla porzione Occidentale dell’oasi, comprendente i siti di Deir
el-Haggar, Muzzawaka ed Ambeida; Mt, toponimo per adesso non precisamente
riferibile, ma ovviamente candidato con la città di Mut; ‘nh.t, anch’esso non
ancora identificato, forse riferibile alla zona centrale della regione di
el-Dakhla.[38]
Finora le
evidenze archeologiche dell’occupazione di el-Dakhla durante l’epoca Tolemaica
sono scarse.
In epoca
romana Dakhla conobbe un periodo di
crescita economica e demografica: villaggi, fattorie e cimiteri sono stati
identificati in tutta l’area della depressione tra cui spiccano i siti di Smint, Amheida e Qasr.
È stato
notato che intorno al I secolo d. C. dovette avvenire un certo flusso
migratorio di gruppi probabilmente provenienti dal Fayyum a causa del netto degrado dell’economia agricola in questa
regione, situazione confermata anche dal fatto che Roma stessa rinunciò alle proprie provvigioni da lì, e probabilmente
ricorse proprio a el-Dakhla in sua
sostituzione.
L’attività
agricola consisteva nelle storiche viticoltura e olivicoltura, nella
coltivazione di orzo e grano ed in epoca tarda di cotone.
Dakhla,
centro agricolo importante, sotto il dominio romano doveva necessariamente essere considerati come uno dei punti più
caldi dell’Impero, e come tale venne dotato di fortificazioni che assieme alla
dozzina di strutture costruite ad el-Kharga,
costituivano il baluardo difensivo delle vie commerciali meridionali principali:
el-Kharga doveva proteggere e
mantenere stabile il percorso della Darb
el-Arba’in,[39] mentre Dakhla doveva salvaguardare
[1] The Oxford
Encyclopedia of Ancient Egypt, pg. 500; Giddy Lisa L., 1987, pg. 29 dove
[2] H. J. L. Beadnell,
1909; Caton Thompson G., 1952, pg. 46; Giddy Lisa L., 1987,
pg. 6.
[3] Il papiro è stato datato al regno di Ramses II;
Gardiner A. H.,1959, pg. 12; Giddy Lisa
L., 1987, pg. 95 e tavole I 42, II 12, III 7.
[4] Giddy Lisa L.,
1987, I tavola 39, II tavola 10.
Amélineau, 1899, pp. 47 – 49; Aubert, 1974, pg. 102 e tavola 8, 17; Valloggia,
1981, pg. 186; Giddy Lisa L., pp 81, 82.
[5] Giddy Lisa L.,
1987, II nota 266 pg. 121.
[6] Aubert J. F. &
Aubert L., 1974, tavole 8, 17 ; Schneider H. D., Shabtis - an..., I pp.
202, 203, III/1977. 23.
[7] Per il testo vedi: Amélineau E., 1899, pp. 47 – 49 ; Valloggia M.,1981, pg. 186;
[8] Giddy Lisa
L., 1987, pg. 82.
[9] Suprem Council of
Antiquities, 2002
[10] Brugsch, 1878, pp.
66 – 68; Porter B., Moss R., 1927, pp. 277 – 290; Winlock H. E., 1941; Giddy
Lisa L., 1987, pp. 44, 45, 98, 165.
[11] Vedi pista
carovaniera Esna ed Edfu da Qasr Dush (Naqb Dush);
[13] Il sito venne visitato dal geografo tedesco Georg Schweinfurth alla fine del XIX
secolo. Lavori di restauro, consolidamento e ristrutturazione sono stati condotti
tra il 1984 ed il 1986, ed attualmente sono in via di pianificazione interventi
di scavo in tutta l’area da parte dell’autorità egiziana.
[14] Pantalacci L., l’Ancien Empire – Etudes - J. P.
Lauren, pp. 341 – 349 ; Pantalacci L., in BIAFO 96, 1996, pp. 359 – 367;
Valloggia M., Note sur l’organisation administrative de l’Oasis de Dakhla à la
fin de l’ancien Empire, Méditerranées, in Revue de l’association Mediterranées,
Paris 6 – 7, 1996, pp. 61 – 72; Soukiassian G. in Bullettin of the Egyptian
Society, London, 11 – 1997.
[15] Valloggia M., 1996, pp. 61 – 72
[16] Minault – Gout A., in F.I.F.A.O. 33, 1992; Valloggia
M., 1996, pp. 61 – 72; Pantalacci L., in B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 359 – 367.
[17] Soukiassian G., Wuttmann M., Pantalacci L.,
F.I.F.A.O. 34, 1990.
[18] Dove sono stati identificati siti satellite di minore
grandezza, e nell’insieme è stata riconosciuta una discreta fase occupazionale.
Fakhry A., Journal
“Kharga and Dakhla April
[19] Fakhry A., 1972, pp. 219
– 222; Leclant J., 1973, pg. 422; Grimal, Nicolas, Travaux de l'Institut
Français d'Archéologie Orientale en 1991-1992, BIFAO 92 (1992), 211-286 ; Grimal,
Nicolas, Travaux de l'Institut français d'archéologie orientale en 1992-1993, BIFAO 93 (1993), 425-519.
[20] Giddy Lisa L.,
Egyptian Oases, pg. 167.
[21] Tra l’altro nello stesso punto terminava la pista
carovaniera di Darb el-Tawīl. Fakhry A., 1972,
pg. 220.
[22] Mills A. J., 1980,
pp. 275, 277, 278; Mills A. J., 1981, pp. 180, 181.
[23]
[24] Andreu G., 1981, pp. 1 – 7; Koenig V & Koenig Y., 1980, pp. 41, 42 e tavola IX; Osing J. et. Al., 1982, pp. 28, 29: nn. 24, 25, 32, 35, 37, 41; Giddy Lisa L., 1987, pg. 170; L. Pantalacci, BIFAO 97, 1997.
[25] Minault-Gout A., in
B.I.F.A.O. 95/1995, pp. 297-328.
[26] Nel testo T3-Wh3.t
[27] I testi di entrambe i blocchi si riferiscono a
divinità femminili.
[28] Arenaria bianca e grigia.
[29] La larghezza.
[30] Petrie W. M. Flinders, Koptos, 1986, tavole 10, 11; Birkstam
B., 1974, pp. 15 – 33; Martin K. R., 1974, pp. 290, 291; Osing J. et. Al., 1982, pp. 33, 34, 36 – 37; Giddy Lisa L., 1987, parte II pp. 169, 171, 172 e tavola I.
[31] Giddy Lisa L.,
1987, parte II pp. 172, 173 e tavola III
[32] G. Soukiassan et Al. in B.I.F.A.O. 90, 1990, pp. 352
– 357.
[33] Grimal, in B.I.F.A.O. 90, 1990, pp.386 – 387; Grimal,
in B.I.F.A.O. 1993, pg. 428; L. Pantalacci, in B.I.F.A.O. 96, 1996, pp. 364 –
365
[34] Soukiassian G., Wuttmann M., Pantalacci L.,
F.I.F.A.O. 34, 1990.
[35] Baud M., in
BIFAO 97, 1997, pp. 19 – 34; per le datzioni Aufrerin S., in B.I.F.A.O. 87,
1987, PL. 58d.
[36] Meeks Dimitri, in Actes
du Symposium international, 20 – 22 Novembre 1991, da Bulletin de
correspondance Hellénique, Supplément 26, Athenes, 1993, pp. 3 – 38.
[37] Kaper Olaf., in
B.I.F.A.O. 92, 1992, pp. 117 – 132.
[38] Kaper Olaf., in
B.I.F.A.O. 92, 1992, pp. 117 – 132.
[39] Morkot R., The
Darb el-Arba’in, the Kharga Oasis and its forts and the other desert
routes, in Archaelogical Research in Roman Egypt, pp. 82 – 94.
[40] Reddé, Michel, Sites
Militaires Romains de l'Oasis de Kharga, in BIFAO 99, 1999, pp. 377-396.