4.1
Darb Al-Arbain
4.1.1 Cenni
geomorfologici
Il deserto di al-Arbain coincide con l’area più arida
di tutto il Deserto Libico e costituisce una regione distinta[1] che
si estende dallo Wadi Howar, in Sudan, a nord-est lungo il Nilo sino alla città di Asyut ed ad ovest sino alla Libia per una superficie complessiva di
circa 400.000 Km², la maggior porzione della quale è compresa in territorio
egiziano.
La regione
contiene dunque anche le oasi di el-Dakhla
ed el-Kharga dato che si estende sino
al margine del Grande Mare di Sabbia.
Recentemente
si è affermato un concetto ulteriore che consiste nella tendenza generale a
considerare come Darb al-Arbain solo
la porzione sud-orientale della regione appena designata, mentre la rimanente
zona è stata identificata col nome di Deserto
di Uwaynat.
Il deserto
di al-Arbain rappresenta comunque una
singola unità geologica costituita principalmente da Arenarie Nubiane, ma nella regione si distingue una formazione
geologica peculiare, l’altopiano calcareo, caratterizzato dalla presenza di tre
maggiori sorgenti d’acqua che danno il nome alle relative piccole oasi: Bir Kurkur, Bir Dunqur e Bir Nakheila.
L’altopiano pedemontano nubiano, che dalla Valle del Nilo si estende sino a Kiseiba e verso il Sudan include le cave di
Chefren ricche, come il Gilf Kebir,
di Arenaria Precambriana, e poi Bir Nakhla, Gebel Nabta, Bargat al-Shab,
Bir Takhlis, Bir al-Shab e Bir Kurayim.
La collina
di Selima, conosciuta anche con il
nome di Atmur al-Kibeish, è delimitata
ad est dalla scarpata chiamata Kiseiba,
e dunque dal Gilf Kebir e dal Bir Tarfawi, mentre a nord giunge a
circa
In questa
regione vi sono evidenti tracce di antichi letti lacustri, fluviali e di
sorgenti sotterranee ormai prosciugate,[2] e da
questo paesaggio “fossile” emerge un quadro paleoambientale che sembra dover
essere stato caratterizzato da un sistema idrico che, in antichità, doveva
essere diffuso in tutta l’area, creando condizioni favorevoli anche allo sviluppo
umano.
Fred Wendorf
e lo Schild hanno ipotizzato che il Gilf Kebir avesse potuto essere una
sorta di “Highland” egiziana, dalla
quale si originava un sistema idrico che poi discendeva e scorreva in tutta
l’area circostante, le cui tracce sono state identificate dai telerilevamenti
degli stessi Wendorf e Schild, e da loro descritti come una
sorta “ […] di labirinto creato da un
antico fiume e dai suoi canali […]”.[3]
Le
condizioni ambientali attuali sono esattamente l’opposto del quadro
paleoambientale: mancano le precipitazioni atmosferiche e l’acqua e le sorgenti
odierne consistono solamente nei cosiddetti “Bir”, dunque non fonti sotterranee che fluiscono spontaneamente in
superficie, ma pozzi che necessitano di un lavoro di estrazione per essere
mantenuti attivi, sebbene spesso il piano della falda acquifera risulti appena
sotto il piano di calpestio, e i pozzi risultino di facile accessibilità.
[1] C. Vance Haynes dell’Università dell’Arizona lo ha
battezzato così recentemente a causa della famosa pista carovaniera omonima
che, appunto, attraversa questa regione nel suo percorso meridionale.
[2] Come a Nabta, Bir Murr, Abu Ribewa, lo stesso Gilf
Kebir, e poi Bir Sahara e Bir Tarfawi.
[3] Wendorf F., Schild R., 1980, “Prehistory of the