2.3.1 Dall’oasi di Bahariya

 

A.   Verso la Valle del Nilo

       A.1.   Giza (e dunque il Cairo) da ‘Ayn el-Bahariya (attualmente chiamata Darb el-Qaira)

       A.2.   Maghagha e Fashn da ‘Ayn el-Bahariya ( Darb al-Ghubari e poi Darb Asas oppure Darb el-Masudi)

       A.3.   Bahnasa, Samalut, Maghagha e Fashn da Bawiti (Darb el-Bahanasa)

       A.4.   Rubi da Bawiti (Darb el-Rubi, via Marra)

 

B.    Verso la costa del Mediterraneo

B.1.   al-Hammām - Bawiti

 

C.   Verso il Fayyum

C.1.   Medinet Fayyum e Qarun da ‘Ayn el-Bahariya (via Darb el-Rayyan Bahri e via Darb el-Rayyan Qibli)

 

D.   Verso Siwa

D.1.   Birket Siwa, Shali, e Zaytum da Bawiti (Darb Siwa, attraverso l’oasi di Sitra, di Nuwamissa, di Bahrein e di Areg poi sino a Zaytum)

 

E.    Verso l’oasi di Qara

E.1.   Oasi di Qara da Bawiti (lungo il margine occidentale di el-Ghad ed el-Kebir. Poi verso ovest-nord-ovest sino alla Masrab el-Muhashas per giungere a Qara. Da qui verso est-nord-est sino a Ras el-Qattara e dunque ad est sino a Zaytum)   

 

F.    Verso Farafra

F.1.   El-Qasr Farafra da ‘Ayn el-Bahariya (via Bawiti, ‘Ayn el-Haiz, ‘Ayn el-Wadi)

         

A.  Verso la Valle del Nilo

 

A.1.   Giza (e dunque il Cairo) da ‘Ayn el-Bahariya (attualmente chiamata Darb el-Qaira)

La strada moderna[1] è attualmente la via più importante tra l’oasi e la Valle del Nilo, e come la maggioranza dei collegamenti attuali segue l’antica pista carovaniera.[2]

Essa parte da El-Qasr Bahariya (o Bawiti) supera le alture circostanti da nord-est presso la sorgente di ‘Ayn el-Bahariya [3] e prosegue, sempre in direzione nord est, ad est del Fayyum , e giungendo al villaggio di Kirdāsah, presso le piramidi di Giza, percorso che una carovana avrebbe coperto in circa 8 – 9 giorni, per un totale di circa 340 Km.[4]

La stessa pista, Bahariya – Giza, provvede al collegamento fra Bahariya ed il Cairo, anche se  è opportuno precisare che la strada moderna percorribile in auto, ha dovuto adottare due deviazioni per poter ovviare al terreno molto accidentato e per riuscire a guadagnare una discesa più dolce verso la valle di Bahariya presso Naqb al-Ghurābī,[5] e quindi la pista originale, ancora frequentata dai beduini e dalle loro carovane, risulta più breve di quella attuale di circa 30 Km, portando la distanza totale a 370 Km di percorso.

La pista carovaniera a circa 10 Km da Bawiti raggiunge il villaggio di Aguz la cui storia è interessante e particolare: il Fakhry la descrive, citando le leggende locali, come abitata e fondata da stranieri che egli identifica come gruppi provenienti dall’oasi di Siwa, e più precisamente si riferisce ai nuclei familiari le cui donne erano state bandite da Siwa per immoralità.[6]

Se questo fosse vero è inevitabile notare la similitudine che collegherebbe Bahariya con el-Kharga, anch’essa usata come colonia penale ma per gli esiliati dalla Valle del Nilo: i fatti sembrerebbero confermati dalla circostanza che molti degli abitanti di Aguz parlano Siwano, ma in realtà si tratta di una coincidenza.

Infatti il villaggio venne fondato da discendenti di una famiglia Badromani la cui biografia (scritta su pelle di gazzella) tramanda che essi, provenienti dallo Yemen, viaggiarono verso Minia da cui proseguirono per Bahariya.

Le loro intenzioni erano di fermarsi e stabilirsi a Jaghbub, invece essi finirono per stanziarsi a Bahariya da dove si recavano solo periodicamente verso Jaghbub.

Durante uno di questi pellegrinaggi acquistarono diverse famiglie come schiavi da impiegare per la coltivazione della terra attorno ad Aguz.

Alcuni degli abitanti odierni del villaggio che, come accennato precedentemente, parlano ancora Siwano, sono i diretti discendenti di queste famiglie di schiavi-contadini.

Il centro attuale è stato costruito sopra il sito antico che deve essere ancora scavato, ma la parte più antica del villaggio, oggi disabitata, è tipicamente medioevale, di aspetto molto simile ad el-Qasr.

A pochi km da Bawiti, lungo il percorso della Darb al-Qaira, vi è poi il sito di Qaseir Muharib, “la fortezza del guerriero”, di epoca romano-cristiana le cui rovine sono ancora ben conservate.[7]

Il villaggio è stato probabilmente progettato e costruito come sito eccellente per la difesa dell’antica capitale e per la pista stessa: infatti la sua posizione permette di dominare strategicamente la strada.[8]

Le attività del villaggio, tuttavia, non dovevano limitarsi solo allo scopo militare e difensivo della regione, così come si deduce dalle evidenti tracce sul suolo di un intenso sfruttamento agricolo, confermato anche dalle vestigia dell’antico acquedotto.

Le strutture ancora in piedi sono circa una dozzina di edifici, tra cui sono notevoli una piccola fortezza realizzata in mattoni, un tempio in pietra, una chiesa e, come accennato poco prima diversi resti dell’acquedotto; il Fakhry fù il primo ad investigare quest’area.[9]

La frequentazione della zona circostante è poi confermata dalla presenza di un cimitero di epoca romana presso il sito di ‘Ayn Gedid, nella zona del villaggio di Hara.

Quest’ultimo, sebbene disabitato durante l’epoca romana, è stato fondato dagli stessi abitanti di Mandisha e si trova adiacente all’area fertile e coltivata ad alberi da dattero lambita dalla stessa pista carovaniera.

L’acqua necessaria alla presenza umana ed alla crescita del cosiddetto “giardino” è garantita grazie alla sorgente di ‘Ayn Yusif [10] che zampilla nella piccola vallata chiamata Wadi al-Gamel, “la valle del cammello”, il cui nome suggerisce la frequentazione della zona da parte dei beduini, attività che ha luogo ancora oggi, in cerca di pascoli dislocati lungo il tragitto della pista per poter mantenere le proprie mandrie.

 

Beni Suef da ‘Ayn el-Bahariya (Darb al Rayyan e Darb Beni Suef, lungo il margine occidentale di el-Rayyan via ‘Ayn el-Rayyan):

                  

Maghagha e Fashn da ‘Ayn el-Bahariya ( Darb al-Ghubari e poi Darb Asas oppure Darb el-Masudi)

La Darb al-Ghubari deve il suo nome al Gebel el-Ghubari, la collinetta sita a circa 20 Km ad ovest di Bawiti lungo il margine della depressione dell’oasi di Bahariya.

La pista carovaniera parte dalla città di Bawiti e raggiunge ed oltrepassa la vicina sorgente di Bir Ghaba sino ad intersecare, sempre in direzione nord-ovest la Darb al-Khaira.

L’intersezione fra le piste è punto di origine di due ulteriori percorsi: la Darb al-Asas e la Darb al-Masudi, entrambe dirette verso Bahnasa, da cui è poi possibile raggiungere Maghagha, Rubi e Fashn; entrambe le strade si snodano parallele tanto fra loro quanto alla Darb al-Bahnasa ed alla Darb al-Rubi, più a sud.

La frequentazione di questa zona è indicata anche dalle credenze popolari locali: ad esempio nella regione di Mandisha esse possono essere messe in relazione all’epoca romana ed islamica;[11] inoltre l’area presenta numerosi percorsi minori che formano una rete capillare e conducono alle rispettive sorgenti.[12]

Proprio a Mandisha il Fakhry identificò il sito di Al Zabw, caratterizzato da alcuni graffiti incisi su una roccia nei pressi della pista carovaniera stessa: egli li attribuì a gruppi Libici, ma sfortunatamente la roccia contenente le incisioni è stata profondamente danneggiata.

Il villaggio risulta comunque frequentato in antichità visto l’ingente presenza di sepolture contenenti alcune mummie ed i relativi sarcofagi, ed altre tombe di Epoca Tarda e di età Romana vennero ricavate sulla parete della collina di Qarat Maghrabiya, presso il villaggio di Gabala.

 

Bahnasa, Samalut, Maghagha e Fashn da Bawiti (Darb el-Bahanasa)

La pista parte da Bahariya, fuoriesce a nord, presso Hara,[13] e prosegue in direzione nord-est incontrando la sorgente di ‘Ayn el Hārrah per poi raggiungere Bahnasā (l’antica Oxyrhynchus), presso Minia dopo un percorso complessivo di circa 190 Km che una carovana copre in circa 4 giorni.[14]

E’ la via di collegamento più breve e più facile da seguire, ed è stata probabilmente una delle più frequentate sin dall’antichità,[15] così come dimostrato dal papiro Chester Beatty, IX, b9,4/280,[16] che riferisce degli stretti legami religiosi del culto di Seth fra l’importante centro di Oxyrhynqus e la regione di Whз.t in generale:[17] Seth è infatti definito come “il signore del nomo di Oxyrhynqite (che è) sotto Whз.t”, lasciando quindi ipotizzare l’esistenza di una via di collegamento diretta fra i due centri.

La ricerca di quale delle oasi occidentali fosse quella a cui allude il papiro ha candidato Bahariya, e la pista ipotizzata dovrebbe coincidere con quella maggiormente conosciuta e più facile da percorrere, la  Darb el-Bahnasā, implicando dunque, per lo meno in questo contesto o forse durante tutto il Nuovo Regno, che il toponimo Whз.t potesse anche riferirsi ad un’area più estesa che comprendesse la regione indicata con Dsds; quindi quest’ultimo designerebbe solo una parte, più precisamente un distretto, di Bahariya.[18]

Questa via di collegamento, così come le altre piste carovaniere, doveva provvedere  al trasporto dei prodotti derivati dalle tasse imposte alla regione di Whз.t mhty.t: ne è conferma il papiro di Torino, 1874 Recto colonna VIII, il cui testo introduce “le migliori cose delle tasse di Whз.t rsy.t e Whз.t mhty.t ”.[19]

Lo stesso documento è descritto e studiato per quanto riguarda l’oasi di el-Kharga: la maggior parte del testo è andata perduta e conteneva la lista dettagliata dei beni provenienti dalla tassazione, e sebbene manchi l’elenco di essi il documento è fondamentale perché conferma l’esistenza di un costante flusso di prodotti che dalle regioni delle oasi del sud raggiungevano la Valle del Nilo, e quindi l’esistenza di un sistema di strade necessarie al loro flusso e all’effettiva amministrazione delle regioni.

Il testo “scolastico” consiste in una lista di parole descritte come rare e fra le 4 pagine di una lunga lista mostra una grande varietà di uccelli, animali, minerali, prodotti naturali ed artigianali, raggruppate dal titolo introduttivo: lascia che (ti) descriva le cose di Whз.t che sono senza numero”.[20]

Invece è sicuramente riferito a Bahariya, (Whз.t mhty.t), il testo del Papiro Harris I 7, 10,[21] il cui testo afferma: “Io ho fatto per te (Amon) giardini di vino (vigneti) in Whз.t rsy.t ed altrettanto  in Whз.t mhty.t senza numero”,[22] confermando quanto già asserito circa l’importanza della viticoltura nelle due regioni.

La qualità del vino prodotto nelle regioni indicate dal toponimo Whз.t era tramandato per la sua eccelsa qualità, così come viene descritto anche  nel testo dell’Onomastica di Amenopē G7, 6 -8,[23] dove esso viene descritto come lodevole e di qualità eccezionale.[24]

I prodotti agricoli, comunque, non furono i soli beni che conferirono importanza all’oasi ed essa divenne centro di una fondamentale direttrice commerciale per il trasporto di minerali estratti nelle miniere della regione.

Ad esempio il sito di Managim, lungo la Darb al-Bahanasa, è un centro importantissimo per l’estrazione del ferro presente in 4 filoni distinti, tutti di genesi Eocenica, oggi chiamati al-Gedida, Ghurabi, Nasser ed al-Hara dei quali il primo contiene il Ferro di migliore qualità e costituisce il filone più esteso.[25]

Il trasporto del minerale estratto verso la Valle del Nilo avviene (oggigiorno) tramite una ferrovia che ha ripreso la linea Militare più vecchia costruita dagli Inglesi durante la I Guerra Mondiale, ed affianca l’antica pista che da Bahnasa prosegue verso Garb Abu Mubarrik sino a raggiungere la grande linea delle dune (dove la pista odierna sembrerebbe fermarsi perché impraticabile con autovetture, ma il tracciato antico percorribile a cammello proseguirebbe attraverso le dune).

Vi sono molte altre piste secondarie provenienti dalla Valle del Nilo e che affluiscono tutte alla Darb el-Bahnasā, quando essa si è ormai inoltrata nel deserto (per circa 15 Km), e partono rispettivamente  da Beni Mazar, Samalut, Dilgah e da Sandafa al-Far.[26]

L’importanza della Darb el-Bahnasā è attestata con certezza fin dall’inizio della XVIII dinastia: infatti la frequentazione della pista è attestata dalla II Stele di Kamosē, databile alla fine del III Periodo Intermedio, XVII Dinastia.

La stele descrive un particolare momento della campagna contro gli Hyksos, momento in cui il loro capo, Apophis  tentava di coinvolgere Kush per poter muovere contemporaneamente da nord e da sud verso la Valle del Nilo, ed opporsi quindi all’avanzata di Kamosē che procedeva dai suoi avamposti tebani, cercando di incrementare il proprio controllo sul Medio Egitto.

Kamosē quindi dovette utilizzare la pista carovaniera più breve e facilmente percorribile per attraversare il Medio Egitto, e dunque si ipotizza che si fosse mosso attraverso la Darb el-Bahnasā, ben conosciuta come la più corta e la meglio praticabile di tutte le strade.[27]

Aphopis invece era costretto ad utilizzare vie di comunicazione secondarie per i propri tentativi di contattare Kush, piste cioè che riuscissero ad aggirare la Valle del Nilo e le vie “standard”, ma che da potessero ugualmente raggiungere la regione di Kush.

Kamosē inviò dunque delle truppe affinchè da El-Qes raggiungessero Dsds[28] per stabilirvi un avamposto necessario a prevenire un attacco alle proprie spalle,[29] e durante questo trasferimento gli egiziani intercettarono e neutralizzarono un messaggero Hyksos che procedeva in direzione sud, riuscendo così ad evitare il possibile contatto tra Hyksos e Kushiti che sarebbe avvenuto attraverso la via chiamata “m hryt Whз.t ”, probabilmente passante per le alture che circondano la valle di Bahariya.[30]

È  ragionevole dedurre, a questo punto, che prima di tutto la pista dovesse essere nota tanto agli egiziani quanto agli Hyksos,  poi dovesse essere diversa dalla pista usata per muoversi da  el-Qes a Dsds, ed infine, a prescindere da quale fosse la corretta individuazione della pista chaimata m hryt, la stele di Kamosē attesta tre collegamenti: Darb el-Bahnasā che provvedeva allo spostamento dalla Valle del Nilo alla regione dell’oasi con relativa brevità e facilità di percorso,[31] due collegamenti ulteriori, due strade passanti dalle alture circostanti l’oasi, e dalle quali si potesse aggirare la Bahariya e quindi dirigersi verso sud o verso sud-ovest.

È possibile a questo punto tentare di ipotizzare quali fossero i due percorsi in questione, o meglio quali delle piste secondarie conosciute potrebbero essere compatibili con le scarse informazioni disponibili.

Effettivamente vi sarebbero due percorsi possibili: quello intrapreso dagli egiziani doveva partire da Basiti dato che la città era il centro più importante di Bahariya e sede dell’amministrazione locale (presso cui si suppone che l’armata dovesse rendere conto), ed infine perché la città è terminazione della stessa Darb al-Bahnasa che abbiamo assunto come la più probabile tra le piste provenienti dalla Valle del Nilo.

L’esercito avrebbe dunque potuto intraprendere percorsi diversi: il più settentrionale avrebbe sfruttato parte di una pista proveniente da nord,  dal Masrab al-Muhashas, che chiameremo Darb al- Muhashas.[32]

Sarebbe stato quindi possibile percorrerne un tratto, fuoriuscendo dall’oasi verso nord-ovest, allargandosi abbastanza e guadagnando l’altopiano circostante e dunque ripiegare cambiando percorso nel momento in cui la  Darb al- Muhashas interseca un’altra pista proveniente da nord dal Ghard Abu Rackham, e diretta verso sud-ovest per il Gebel al-Haizz.

Da questa strada sarebbe poi stato possibile ripiegare nuovamente verso nord-est e dirigersi verso Bawiti attraverso l’intersezione sia della variante settentrionale che di quella meridionale della Darb ‘Ayn el-Della, circumnavigando così l’intera regione nord e sud-occidentale di Bahariya dominandone la vista dalle alture circostanti.

È possibile che il messaggero Hyksos fosse stato intercettato proprio durante il pattugliamento della zona circostante a quest’ultima intersezione, dato che egli avrebbe potuto essere in marcia proprio lungo la Darb ‘Ayn el-Della meridionale (non quella settentrionale dato che quest’ultima non è la più distante da Bahariya), oppure lungo un’ulteriore pista minore , sempre diretta verso ‘Ayn el-Della, ma proveniente da una diramazione della Darb Siwa (da Siwa a Bawiti) che si fonde alla Darb ‘Ayn el-Della meridionale a circa metà del suo percorso verso la ‘Ayn el-Della: questa è forse la strada più probabile, prima di tutto perché è immersa completamente nel deserto, e poi perché attraversa la regione di Siwa (dove l’influenza egiziana doveva essere inferiore).

La documentazione archeologica e storica a disposizione non permette ulteriori speculazioni sulla questione.

La Darb el-Bahnasā, come introdotto precedentemente consente il collegamento con Bahariya, ed il suo percorso complessivo è di circa 180 km.[33]

 

         Rubi da Bawiti (Darb el-Rubi, via Marra): la pista connette l’oasi a Rubi e Dalgeh seguendo una direzione costante est sud est, per un percorso totale di circa 200 Km. [34]

 

B.  Verso la costa del Mediterraneo

 

al-Hammām - Bawiti:[35] la pista è molto antica, ma è attualmente sfruttata solamente dalla tribù beduina di Awlād ‘Alì,[36] costretta ad usare questo difficile collegamento quando le condizioni dei pascoli sulle vie costiere obbligano le carovane a dirigersi altrove, ed è spesso caratterizzata da alcune dune di sabbia molto difficili ed impegnative da attraversare per un percorso totale di circa 380 Km.

 

 

C.  Verso Farafra

         

El-Qasr Farafra da ‘Ayn el-Bahariya (via Bawiti, ‘Ayn el-Haiz, ‘Ayn el-Wadi): la pista trova accesso verso l’oasi di Bahariya dal passo di Naqb al-Sillim, ed è sempre stata usata da carovane.

Il percorso si è caratterizzato da una certa abbondanza di punti utili per l’approvvigionamento idrico, come le sorgenti di al-Hayz[37] o di ‘Ayn al-Wādī, entrambe siti archeologici,[38] e percorre una distanza complessiva di circa 185 Km;[39] lungo il suo tragitto vi sono inoltre due ulteriori siti archeologicamente importanti: la necropoli di epoca greco-romana e Qarat al-Hilwa.

         Il primo sito consiste in una grande necropoli, e si stima che possa arrivare a contenere ben 10.000 mummie di epoca Romana.[40]

Il sito di Qarat al-Hilwa (letteralmente “la bella collina”) è un’altura di arenaria appena a nord-ovest della pista carovaniera e durante l’epoca faraonica le sue pareti sono state sfruttate come necropoli con tombe scavate direttamente nella roccia e destinate alle sepolture della classe d’elicte dell’oasi di Bahariya, così come nel caso del governatore Amunhotep.

La tomba è stata scavata nella roccia dell’altura e malgrado vi siano altre sepolture vicine, questa è l’unica decorata e costituisce la prima concreta documentazione archeologica dell’attività egiziana all’interno della regione.[41]

Alla sepoltura si accede dall’ingresso posto ad est, da cui è possibile entrare nella prima delle due camere tramite due scalini: la camera, più bassa dell’ingresso, dopo la caduta del soffitto  è conservata relativamente bene nella sua parte nord e nell’angolo sud ovest, mentre le altre pareti sono state rovinate dal crollo.

I rilievi della parete a nord mostrano il governatore dell’oasi intento al controllo dei propri attendenti impegnati in alcuni lavori come la supervisione al riempimento ed allo stoccaggio dei sacchi contenenti grano.

La scena è interessante, e l’attività dei servi, che misurano il grano versato, oppure chiudono i sacchi già riempiti, è dipinta con grande vitalità.[42]

Anche le decorazioni della seconda camera illustrano le attività dell’amministratore dell’oasi, assieme a scene di vita quotidiana e rappresentazioni religiose: nel muro nord Amenhotep e sua moglie pregano due divinità, tra le quali la dea Hathor; sulla parete occidentale e su quella sud, entrambe danneggiate; nella scena sono presenti Amenhotep e sua moglie mentre quest’ultima offre dei fiori a suo marito.

Il muro est, nel quale è stato ricavato il sepolcro, vi è una ulteriore scena che ritrae Amenhotep e sua moglie in atto di adorazione verso Osiri: Amenhotep era investito del titolo hзty-‘ di Whз.t mht.y, “governatore dell’oasi del nord ”.[43]

         Il suo ruolo amministrativo può essere paragonato a quello attribuito a Ś, Pw-ìm r’ e Sn-m-ì’h, ufficiali  della XVIII dinastia, sebbene la nomenclatura dei titoli di Amenhotep, identica a quella di Ś, non sia invece la stessa di Pw-ìm r’ e Sn-m-ì’h, e cioè hзty-‘, diversa anche per il fatto che Amenhotep sembra risiedere in Whз.t mhty.t, caratteristica che non sembra essere appartenuta agli ufficiali con titolo di hзty-‘.

         L’aspetto stilisticamente egiziano tanto delle decorazioni quanto nella concezione della tomba stessa, sembra suggerire la residenza, o per lo meno la presenza momentanea di artigiani, magari non locali ma provenienti dalla Valle del Nilo, in Whз.t mhty.t.

 

D.  Verso Siwa

        

Birket Siwa, Shali, e Zaytum da Bawiti (Darb Siwa, attraverso l’oasi di Sitra, di Nuwamissa, di Bahrein e di Areg poi sino a Zaytum): la pista è forse la più lunga nella valle di Bahariya, infatti essa copre una distanza complessiva di circa 400 Km, ed è impegnativa a tal punto che anche oggigiorno viene impiegata principalmente per spostamenti militari e solo pochi visitatori l’hanno percorsa nell’ultimo secolo. [44]

Lungo la strada si incontrano numerose oasi disabitate: Sitra (praticamente un’appendice della depressione di Qaţţara) , Nuwamīsah, e al-Bahrayn, dunque oltrepassa l’oasi di al-‘Areg per poi proseguire e raggiungere l’oasi di Siwa.[45]

L’accesso all’oasi di Sitra si trova a circa 144 Km a sud dell’inizio della discesa verso la depressione di Bahariya (passo di Naqb Siwa), e la pista la attraversa nella sua metà meridionale da est ad ovest per circa 20 Km.

Sul lato ovest della strada si estende il lago, per un’area di 22 Km circa in lunghezza e 5 Km in larghezza.

Analisi condotte sull’acqua del bacino [46]  hanno rilevato che essa è molto mineralizzata, con altissimo contenuto di sale e quindi non potabile: un risultato molto simile è stato ottenuto per le acque di Nuwēmisa, e solo El-A’reg, altopiano fra la depressione di Siwa e di Qaţţara, a 55 Km dall’ultima sorgente della stessa oasi di Siwa, offre oggigi l’unico punto d’approvvigionamento idrico utile lungo questo percorso molto impegnativo.[47]

La pista principale, lasciata dunque l’oasi di Sitra risalendo dalla sua depressione, prosegue verso  l’oasi di Nuwamīsah che raggiunge non appena percorsi 30 Km: l’accesso all’oasi consiste in una dolce discesa dalla pista principale sino al bacino di acqua salata.

Proseguendo verso nord-ovest lungo la strada principale, dopo circa 22 Km, si raggiunge l’oasi di Bahrein, più ampia della oasi di Nuwamīsah,  ma ugualmente deserta e disabitata per lo meno dall’epoca romana: a quest’epoca risalgono  alcune tombe site sulla piccola altura fra i due laghi.[48]

La strada principale prosegue dunque verso nord oltrepassando le alture dette “di Pancho” (ad ovest) e l’oasi di El-A’reg, ad est.

Essa non è visibile dalla strada principale (come Nuwēmisa o Bahrein), e per accedervi la pista deve insinuarsi in un’altura abbastanza ripida per poi guadagnare il letto sabbioso della depressione.

La maggior parte delle antichità di epoca faraonica della zona attraversata dalla pista carovaniera riguardano il sito di el-Qasr, l’antica capitale i cui resti archeologici giacciono in parte sotto l’abitato odierno ed in parte a sud-ovest di quest’ultimo che, fortunatamente, ha un’estensione minore dell’antica città.

Numerosi monumenti sono andati perduti, ma possiamo ugualmente ricavare informazioni a loro riguardo grazie ad alcune testimonianze: ad esempio la cappella di Apries, documentata nel 1900 dallo Steindorf,[49] era parte di una struttura più ampia oggi non più visibile; oppure come il tempio, anch’esso della XXVI dinastia, di cui oggi possono essere riconosciuti soltanto pochi resti della struttura muraria.

La pista carovaniera giungeva direttamente nel cuore della città, la piazza Zawya, dove ancora oggi si trovano l’antica moschea Sanusi,[50] e le due sorgenti di epoca romana: ‘Ayn Bishmu ed ‘Ayn Bardir.[51]

Le loro acque danno vita ai “giardini”, all’interno dei quali si trovano i resti dell’antica capitale fra cui l’arco di trionfo romano[52] e blocchi di antiche strutture, alcuni recanti incisioni egiziane, reimpiegate in edifici più recenti.

Altre antichità notevoli lungo la Darb al-Siwa si trovano nel sito di ‘Ayn al-Muftillh, e consistono in 4 cappelle, tutte recanti iscrizioni nelle proprie pareti interne, tutte databili alla XXVI dinastia, di cui due particolarmente interessanti ed ampiamente decorate.

La prima di esse è dedicata al dio Bes, protettore delle donne, dei bambini, dei musicisti e dei danzatori, raffigurato come un nano, ed è interessante che qui abbia ricevuto una cappella a lui interamente dedicata.

La seconda si presenta con un ingresso che introduce in un cortile; la parete posta di fronte all’ingresso è decorata con immagini di divinità, mentre dal cortile era possibile accedere ad un’ulteriore area, probabilmente destinata ai sacrifici.

Le divinità raffigurate non sono ben riconoscibili, ma comunque non risultano né divinità celesti né divinità legate a riti funerari; peculiare è anche il colore dell’arenaria usata per costruirne le strutture: invece della classica pietra di colore grigiastro essa è color ocraceo (il colore dominante di tutta Bahariya).

A nord-est di el-Qasr, più precisamente a Qasr al-Migyshah si trova inoltre il piccolo tempio di Alessandro Magno, che comprende solo due camere nel quale sono state trovate le sue effigi ed il cartiglio.

Considerando dunque la nota spedizione di Alessandro Magno a Siwa, è ipotizzabile che egli utilizzò proprio questa pista carovaniera per recarsi a Bahariya.

Presso Bawiti è stato trovato un sistema di acquedotti sotterranei, più precisamente ad ‘Ayn al-Hubaga, che si articolano in un complesso sistema di gallerie, individuate anche presso ‘Ayn el Izza (o ‘Ayn el-Hayz) ed ad el-Qasr, chiamati Manafis, probabilmente parte di un sistema idrico diffuso in tutta la regione,[53] paragonabile a quanto incontrato ad ‘Ayn Manawir, el-Kharga, di cui discuteremo successivamente.

È stato pensato che questo tipo di acquedotto fosse stato introdotto nel Deserto Occidentale dai Romani sebbene il Fakhry ipotizzò che potessero essere di epoca Persiana o più tarda; i resti di Ayn Manawir ad el-Kharga sembrano ora confermare l’ipotesi del Fakhry.

Testimonianza relativa all’importanza della zona di Bawiti sono le numerose antichità, tra le quali le tombe dei siti di Qarat Qasr al-Solim e la necropoli  di Qarat al-Farargi.

Qarat Qasr al-Solim è una piccola collina adiacente al villaggio di Bawiti, e molto probabilmente corrisponde al sito incontrato dal Ball, visitato successivamente anche dallo Wilkinson e dall’Ascherson, che loro chiamarono Qasr Alam, caratterizzato dalle rovine di una struttura rettangolare in mattoni crudi, rovine delle quali, oggigiorno, è sopravvissuto ben poco.

La piccola altura è probabilmente dovuta allo stratificarsi dei detriti dei successivi stadi occupazionali del sito durante i secoli di occupazione, e sulla sommità della collina si trovano due tombe: la tomba di Ged-Amun-inf-Ankh e la tomba di Bannentiu.

La tomba di Ged Amun Inf-Ankh è stata descritta anche dal Fakhry:[54] egli ritiene  che la sepoltura contenesse testi religiosi tradizionali, e un certo numero di false porte e di pilastri circolari, caratteristica curiosa, dato che quasi tutte le sepolture delle sepolture in Bahariya hanno pilastri squadrati.

La tomba di Bannentiu, il figlio di Ged-Amun-inf-Ankh, è completamente circondata da una struttura muraria in mattoni di fango, ed è facilmente accessibile, anche perché recentemente le autorità delle miniere di Managim hanno donato una scaletta in ferro che consente un facile accesso all’ingresso della sepoltura.

Le sue mura sono dipinte, in giallo ed in rosso, gli stessi colori dell’arenaria reperibile in questa parte del deserto.

Oltre a queste due maggiori sepolture, vi sono annesse altre 7 tombe minori del Periodo Tardo, nessuna delle quali reca iscrizioni.

Il sito di Qarat al-Farargi deve invece il suo nome, “la collina del mercante di polli” a causa del fraintendimento da parte degli abitanti locali delle piccole mummie di Ibis sacro rinvenute all’interno della necropoli.[55]

Nell’Egitto, dalla XXVI dinastia in poi, e soprattutto per il periodo Greco Romano, sono frequentemente attestate altre sepolture di questo genere, soprattutto a Tūnā al-Jabal, la necropoli di Ashmūnayn, ed a Saqqārah.

Gli uccelli erano stati mummificati e poi deposti in delle giare successivamente sigillate, mentre i più importanti vennero inseriti in nicchie ricavate nelle pareti della sepoltura, ed ivi erano accompagnati da una discreta varietà di oggetti votivi: stele, gioielli, statuette in bronzo e di divinità.[56]

Alla necropoli, peraltro ben decorata,[57] si accedeva tramite una porta in pietra calcarea, della quale però sono rimasti solo i due pilastri di cui solo uno si è meglio conservato: esso reca la scena di un re (il nome è andato perso) che porta delle offerte ad una divinità (la cui figura è distrutta), mentre dietro il sovrano è raffigurato “Imhotep, il grande, figlio di Ptah”.[58]

L’iconografia della scena  ricorda lo stile usato nel Tempio dell’Oracolo a Siwa[59], e la cappella della sorgente di ‘Ayn al-Muftillah a Bahariya, entrambe databili alla XXVI dinastia, durante il regno di Amasis; è interessante riscontrare che era ben stabilito il culto di Imhotep, il mitico vizir di Zoser.

Il registro centrale di entrambi i blocchi raffigura due divinità l’una di fronte all’altra: nel pilastro destro Hathor  e  Khonsu , mentre a sinistra sono raffigurati Amonra’ e Mut.[60]

Il registro inferiore, anch’esso in entrambi lati, reca il segno del cielo sulla sua sommità, ed è più alto dei precedenti: sul pilastro sinistro è raffigurato Thot del quale non è rimasto altro che la testa a forma di Ibis, mentre sul pilastro destro è raffigurato Horus, rappresentato con la testa di Falco, impegnato in una libagione, versando liquidi da una vaso che sostiene con entrambe le mani.[61]

La presenza all’interno dell’oasi del culto del dio Ibis, proveniente da Hermopolis Magna,[62] ha fatto pensare anche all’esistenza di una via diretta tra quest’ultima e Bahariya, ma non sono mai stati identificati resti archeologici a sostegno di questa ipotesi.

Altre sepolture nella regione sono presenti nel sito di Qarat al-Subi delle quali le maggiori sono state già ben documentate dal Fakhry: le più importanti sono la tomba di Padishtar, di Thaty, Ta-Nefer-Bastet e di Ged-Amun-inf-Ankh.

Pedastar, era un alto sacerdote della XXVI dinastia, la cui sepoltura era costituita da 4 camere reimpiegate in epoca Romana; Thaty è invece la nipote di Pedastar, mentre Ta Nefer Bastet è la moglie del primo ed infine Zed Khonsu ef Ankh fù governatore di Bahariya durante il regno di Amasis, XXVI dinastia; tutte le tombe sono decorate.

 

E.   Verso l’oasi di Qara

        

Oasi di Qara da Bawiti (lungo il margine occidentale di el-Ghad ed el-Kebir. Poi versoovest-nord-ovest sino alla Masrab el-Muhashas per giungere a Qara. Da qui verso est-nord-est sino a Ras el-Qattara e dunque ad est sino a Zaytum).

Da qui prosegue verso E-S-E sino a Ras el-Qattara per poi volgere ad E sino a Zaytum.

        

 



[1] La strada è stata asfaltata alla fine del 1960 e, malgrado fosse in progetto la costruzione di una linea ferroviaria non è mai stata compiuta.

[2] Fakhry A., 1974, pg. 25; Culliver J., Du Caire a l’Oasis de Farafra via Bahariya – Apercus geographique et geologique, in BSRGE XVIII/1934, pg. 257 – 262.

[3] Culliver J., Du Caire a l’Oasis de Farafra via Baharia – Apercus geographique et geologique, in BSRGE XVIII/1934, pg. 62 – 264.

[4] Giddy Lisa L., Egyptian oasis, 1987, pg. 16.

[5] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 25

[6] Vivian C., 2000, 203.

[7] Vivian C., 2000, 204 – 205.

[9] Fakhry A., The Egyptian Desert: Bahariya Oasis, II/1950

[10] Sorgenti ulteriori sono la ‘Ayn el-Wadi e la ‘Ayn Gedid, già citata precedentemente perché nella sua zona vi sono i resti di un cimitero di epoca romana.

[11] Il Gebel el-Mandisha, altura posta a circa metà strada da Bawiti ed il sito di Mandisha stesso, il cui nome secondo un’improbabile leggenda locale, sarebbe derivato da quello della figlia di un principe romano che si convertì all’islam, ne è un esempio.

Sebbene il racconto sia, evidentemente, incredibile, la capillare rete di percorsi minori e sorgenti relative della zona ben farebbe pensare alla sua frequentazione in epoca antica.

[12] La sorgente di Bir Matar, raggiungibile proprio da uno di questi percorsi minori, è addirittura partenza di due ulteriori piste che raggiungono entrambe un’altra sorgente: di Bir al-Marun.

[13] Cassandra Vivian, 2000, pg. 184.  La Vivian sostiene che vi sia un’altra pista che colleghi la Valle del Nilo a Bahariya detta Darb al-Rubi: “ […] is another desert track that began at Hara. It ascended the escarpment via a pass called Naqb Ligalit and continue due the East to the Nile Valley, ending in the village of Rubi. […]  It  […] is   probably  the  shortest distance to the Nile Valley, but its beginning in Bahariya is  not easily recognized […]

[14] Giddy Lisa L.,  1987, pg. 15.

[15] Anche i tempi moderni, per lo meno fino alla costruzione di una strada per auto tra Giza e Bahariya nel 1930; infatti la pista era utilizzata fino al 1937 anche per il trasporto della posta.

[16] Il papiro proviene da Deir el-Medina ed è stato attribuito alla XIX dinastia: Gardiner A. H., I/1935: viii, e pp. 78, 79, 108, 109, II vol./1935: tavola 59.

[17] In questo caso il culto di Seth riguarderebbe l’oasi di el-Dakhla (cfr Bresciani, E., 1999, 544), per quanto concerne il papiro vedi Gardiner A. H., I/1935: pg. 109;  confronto del con il papiro Sallier  4 – IX,4 sull’antitesi Horus – Seth: Te Velde H., Seth, God of Confusion - a study of his role in Egyptian mythology and religion, 1967, pg. 62, 114 – 116 e tavole I 54, 61 - IV 12 –  V 8, 13b.

[18] Giddy Lisa L.,  1987,  pg. 84.

[19] Il papiro è stato datato al regno di Ramses II: Gardiner A. H.,1959, pp. 12 e tavole VIII.

[20] Giddy Lisa L., 1987, pp. 86 – 88.

[21] Il papiro proviene da Tebe ed è datato alla XX dinastia: Breasted H. J., A History of Egypt, 1905, AR IV, 87 – 90, 213, 229, 283, 341, 387; Dümichen J., 1877, tavola II-1; Sethe 1920, pg. 44; Gauthier DG  I pg. 203; Erichsen W., Papyrus Harris I, in Bibliotheca Aegyptiaca V/1933, pp. 9, 11, 15, 37, 58, 83; Fakhry A., I/1942, pg. 17, Redford 1976/1977, pg. 7; Limme L.,  1973, pg. 47; Giddy Lisa L.,  1987, pg. 89.

[22] Erichsen W., Papyrus Harris I, in Bibliotheca Aegyptiaca V/1933, pg. 9.

[23] Il teso proviene da El-Hibah ed è oggi conservato presso il Museo delle belle arti di Mosca. Il testo originale è stato datato alla fine della XX dinastia: Gardiner A. H., Ancient Egyptian Onomastica, I/1947:  : pg. 24 per l’originale, pp. 27, 28 per il Manoscritto Golenischeff ivi datato alla fine del regno di Ramses XI; traduzione del testo e commento  II/1947: pg. 236; vedi anche Redford D. B., 1976 -1977 in  nota 45.

Bibliografia completa, vedi: bibliografia topografica, Bahariya, Darb el-Bahnasā - onomastica di Amenopē, G7, 6 – 8 (e manoscritto di Golenischeff).

[24] Gardiner A. H., Ancient Egyptian Onomastica, II/1947: pg. 235. ; Giddy Lisa L.,  1987,  pg. 89.

[25] Vivian C., 2000, 176.

[26] Cassandra Vivian, 2000, Pg. 183 – 184: la Vivian è molto precisa sul Kilometraggio percorso dalla strada, e descrive il percorso della pista citando il viaggio intrapreso da Ball e Beadnell nel 1987.

[27] Giddy Lisa L.,  1987, pg. 43 - 44

[28] Medio Egitto, ad ovest di Oxyrhynchus

[29] Giddy Lisa L.,  1987, pg. 43 -44, 66.

[30] Giddy Lisa L.,  1987, pp. 43, 66 e parte II nota 55 pg. 102.

[31] Ibn Hauqal, 1964, I pg. 153.

[32] La pista non ha un vero e proprio nome, e dunque ci riferiremo ad essa come Darb al- Muhashas, attribuendole il nome dalla località da cui proviene.

[33] Fakhry A., 1974, pg. 22; Kessler D., Karawanen (wege), in Helck Lex. III/1978, pg. 329; Al-Qalqashandī, Subh al-a’shā, Tomo X, pg. 380; Kessler D., Karawanen (wege), in Helck Lex. III/1978, pg. 322.

[34] Giddy Lisa L.,  1987, pg. 16: la Giddy sostiene che pista sia stata omessa nelle pubblicazioni sebbene sia chiaramente riportata su carte del 19° secolo.

[35] Lapie, Carte historique, physique et politique de l’Egypte, 1828.

[36] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 26.

[37] Cassandra Vivian, 2000, Ppg. 184 dove la Vivian cita la Darb Ain Ain Della come ulteriore collegamento con Farafra: “ Darb Ain Ain Della begins at Hayz and passes through Naqb Della in the southern portion of the oasis ”

[38] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 26.

[39] Cassandra Vivian, 2000, pg. 184: la Vivian descrive anche una strada secondaria, ormai in disuso, parallela alla pista descritta, ma che passa tra le terre attualmente coltivate e che proseguiva in direzione sud est rispetto alla strada moderna. “ This route ascends the escarpment in severla placet and enters in Farafra Depression via a pass just to the South of the macadamized route, not far from Twin Peaks”.

[40] Hawass Z. 2000, “la valle delle mummie d’oro”.

[41] Questa ultima affermazione vuole riferirsi alle prove archeologiche interne alla regione stessa di Bahariya. Le altre evidenze archeologiche citate precedentemente sono esterne all’area geografica (Valle del Nilo o le altre oasi), sebbene siano attestazioni inerenti all’attività egiziana nella zona.

[42] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 87. Vedi comunque bibliografia topografica, Amministrazione, rapporti  e collegamenti- tomba di Amenhotep.

[43] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt I: Bahariya and Farafra Oases, pg. 41.

[44] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 27 – 28.

[45] Vivian C., 2000, pp. 210 - 212: la Vivian descrive il suo viaggio lungo la pista e si sofferma su ciascuna delle oasi minori del gruppo di al-‘Areg: per Sitra pp. 210 – 211, per Nuwamīsah pg. 211, per al-Bahrayn pp. 211, 212, per El-A’reg pg. 212. Inoltre vedi De Casson A., 1937, pp. 226 – 229; Menchikoff M. N., 1929/1930, pp. 117 – 119; Bovier Laperre P., 1929/1930, pp. 121 – 128; Giddy Lisa L., 1987, pg. 18.

[46] Azadian A., 1930, pp. 428 – 430; Giddy Lisa L.,  1987, pg. 18.

[47] Fakhry A., 1939, pp. 609 – 619; Fakhry A., 1973, pp. 138 – 142.

[48] Cfr. Siwa, circa l’oasi di Bahrein.

[49] La cappella venne costruita dal sacerdote Wahi Brenefer e dal governatore di Bahariya Zed Khonsu-ef-Ankh, durante il regno di Amasis.

La cappella comprende una sola decorazione sul tetto, peraltro ottimamente conservata.

[50] Fortunatamente il dipartimento delle antichità si è preoccupato di mantenere l’antica moschea in buone condizioni, e non come a Farafra, purtroppo splendida, ma ormai distrutta.

[51] Fakhry descrive ‘Ayn Bishmu come la più bella sorgente di tutto il Deserto Occidentale: essa zampilla da una fessura sull’altura che si trova tra el-Qasr e Basiti ed è di acqua calda; dall’altura discende verso una piccola conca per poi proseguire verso l’altra sorgente, la ‘Ayn Bardir, di acqua fredda, che sgorga invece ai piedi della stessa colinetta.

Entrambe poi proseguono assieme e parallele così da fornire alla città sia acqua calda che acqua fredda.

[52] L’arco di trionfo è uno dei monumenti più belli di tutta Bahariya, ed è stato riportato e disegnato per la prima volta da Caillaud che lo descrisse con quattro arcate; Ascherson della Rohlfs Expedition, così come il Belzoni (che però lo scambiò per il Tempio dell’Oracolo di Siwa, ne riportarono soltanto due.

[53] Caillaud nel 1820 identificò ben 10 Manafis a Mandisha di cui 8 ancora in funzione, ed uno di essi con ben 14 aperture in superficie, mentre contò più di 30 Manafis solo nella parte meridionale di Bahariya.

Quando nel 1898 John Ball esplorò Bahariya per conto della Geologic Survey of Egypt ne trovò soltanto 2 a Bawiti, 2 ad el-Qasr ed 1 nel sud; gli altri erano ormai essiccati.

Sistemi simili sono stati trovati anche in Afghanistan, Iran, Oman ed Algeria, ma questo aspetto è stato finora del tutto ignorato quando invece potrebbe meglio chiarire o introdurre alcuni aspetti della storia di questa regione.

[54] Fakhry A., Baharia and Farafra Oases – Third Preliminary Report on the New Discoveries, in ASAE 40/1940.

[55] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 93.

[56] Per una visione dettagliata del corredo trovato all’interno della necropoli vedi: Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II, tavole XVI – XXIII.

[57] Per una descrizione più dettagliata: Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 93 – 97: Fakhry si sofferma nella descrizione dei due registri del primo pilastro e, dopo aver descritto la scerna della deificazione di Imhotep, passa al secondo registro del primo pilastro che presenta le figure di Hathor (padrona di Bahariya) e Khonsu (il grande dio, signore di Bahariya). Nel secondo pilastro, primo registro descrive le figure di Mut, ed Amonra’, mentre nell’ultimo registro quelle di Horus e Thot.  Infine (pg. 97) descrive i graffiti in demotico e con decorazioni raffiguranti Amonra’, Khonsu, Thot, la barca di Amonra’ e conclude con una rapida descrizione dei corredi tra cui statue in calcare, una statuetta ed una corona di alabastro, la testa ed il corpo di una sfinge, la statuetta di un leone, parte di una colonna ed una statua del dio Bes in arenaria, ed una grande quantità di oggetti in bronzo, vetro e faience. Per una visione maggiormente dettagliata dei graffiti Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II, Ppg. 32 – 36

[58] Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra Oases, pg. 96

[59] Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II, pg. 30

[60] Fakhry A., The Egyptian Desert: Bahariya Oasis, II/1950, pp. 31 – 32.

[61] Sono visibili i geroglifici (testo Fakhry 1950, II p 31) usati come testo introduttivo al rito della purificazione. Vedi anche Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II, pg. 31

[62] Giddy Lisa L.,  1987, 16: l’autrice suppone che la situazione del controllo amministrativo sull’oasi durante il periodo dei Tolomei, detenuta dal centro di Oxyrhynchus, collegato a Bahariya dalla pista importantissima di Darb el-Bahnasā, potesse essere simile a quella di un controllo religioso, documentabile attraverso il culto del dio Ibis introdotto dal centro di  Hermopolis Magna, e quindi che anche quest’ultimi fossero legati all’oasi tramite una pista diretta.