2.3.1 Dall’oasi
di Bahariya
A. Verso
A.1. Giza
(e dunque il Cairo) da ‘Ayn
el-Bahariya (attualmente chiamata Darb
el-Qaira)
A.2. Maghagha
e Fashn da ‘Ayn el-Bahariya ( Darb al-Ghubari e poi Darb Asas oppure Darb el-Masudi)
A.3. Bahnasa,
Samalut, Maghagha e Fashn da Bawiti (Darb el-Bahanasa)
A.4. Rubi
da Bawiti (Darb el-Rubi, via Marra)
B. Verso la costa del Mediterraneo
B.1. al-Hammām -
Bawiti
C. Verso il Fayyum
C.1. Medinet Fayyum e Qarun da ‘Ayn el-Bahariya (via Darb
el-Rayyan Bahri e via Darb el-Rayyan
Qibli)
D. Verso Siwa
D.1. Birket Siwa, Shali,
e Zaytum da Bawiti (Darb Siwa, attraverso l’oasi di Sitra, di Nuwamissa, di Bahrein e
di Areg poi sino a Zaytum)
E. Verso l’oasi di Qara
E.1. Oasi di Qara da Bawiti
(lungo il margine occidentale di el-Ghad
ed el-Kebir. Poi verso
ovest-nord-ovest sino alla Masrab
el-Muhashas per giungere a Qara.
Da qui verso est-nord-est sino a Ras
el-Qattara e dunque ad est sino a Zaytum)
F. Verso Farafra
F.1. El-Qasr Farafra da ‘Ayn el-Bahariya (via Bawiti, ‘Ayn el-Haiz, ‘Ayn el-Wadi)
A. Verso
A.1. Giza (e dunque il Cairo)
da ‘Ayn el-Bahariya (attualmente
chiamata Darb el-Qaira)
La strada moderna[1] è
attualmente la via più importante tra l’oasi e
Essa parte
da El-Qasr Bahariya (o Bawiti)
supera le alture circostanti da nord-est presso la sorgente di ‘Ayn el-Bahariya [3] e prosegue, sempre in direzione nord
est, ad est del Fayyum , e giungendo
al villaggio di Kirdāsah, presso
le piramidi di Giza, percorso che una
carovana avrebbe coperto in circa 8 – 9 giorni, per un totale di circa
La stessa
pista, Bahariya – Giza, provvede al
collegamento fra Bahariya ed il Cairo, anche se è opportuno precisare che la strada moderna
percorribile in auto, ha dovuto adottare due deviazioni per poter ovviare al
terreno molto accidentato e per riuscire a guadagnare una discesa più dolce
verso la valle di Bahariya presso Naqb al-Ghurābī,[5] e
quindi la pista originale, ancora frequentata dai beduini e dalle loro
carovane, risulta più breve di quella attuale di circa
La pista
carovaniera a circa
Se questo
fosse vero è inevitabile notare la similitudine che collegherebbe Bahariya con el-Kharga, anch’essa usata
come colonia penale ma per gli esiliati dalla Valle del Nilo: i fatti sembrerebbero confermati dalla circostanza
che molti degli abitanti di Aguz
parlano Siwano, ma in realtà si
tratta di una coincidenza.
Infatti il
villaggio venne fondato da discendenti di una famiglia Badromani la cui biografia (scritta su pelle di gazzella) tramanda
che essi, provenienti dallo Yemen,
viaggiarono verso Minia da cui proseguirono per Bahariya.
Le loro
intenzioni erano di fermarsi e stabilirsi a Jaghbub,
invece essi finirono per stanziarsi a Bahariya
da dove si recavano solo periodicamente verso Jaghbub.
Durante uno
di questi pellegrinaggi acquistarono diverse famiglie come schiavi da impiegare
per la coltivazione della terra attorno ad Aguz.
Alcuni degli
abitanti odierni del villaggio che, come accennato precedentemente, parlano
ancora Siwano, sono i diretti
discendenti di queste famiglie di schiavi-contadini.
Il centro
attuale è stato costruito sopra il sito antico che deve essere ancora scavato,
ma la parte più antica del villaggio, oggi disabitata, è tipicamente
medioevale, di aspetto molto simile ad el-Qasr.
A pochi km
da Bawiti, lungo il percorso della Darb al-Qaira, vi è poi il sito di Qaseir Muharib, “la fortezza del
guerriero”, di epoca romano-cristiana le cui rovine sono ancora ben
conservate.[7]
Il villaggio
è stato probabilmente progettato e costruito come sito eccellente per la difesa
dell’antica capitale e per la pista stessa: infatti la sua posizione permette
di dominare strategicamente la strada.[8]
Le attività
del villaggio, tuttavia, non dovevano limitarsi solo allo scopo militare e
difensivo della regione, così come si deduce dalle evidenti tracce sul suolo di
un intenso sfruttamento agricolo, confermato anche dalle vestigia dell’antico
acquedotto.
Le strutture
ancora in piedi sono circa una dozzina di edifici, tra cui sono notevoli una
piccola fortezza realizzata in mattoni, un tempio in pietra, una chiesa e, come
accennato poco prima diversi resti dell’acquedotto; il Fakhry fù il primo ad investigare quest’area.[9]
La
frequentazione della zona circostante è poi confermata dalla presenza di un
cimitero di epoca romana presso il sito di ‘Ayn
Gedid, nella zona del villaggio di Hara.
Quest’ultimo,
sebbene disabitato durante l’epoca romana,
è stato fondato dagli stessi abitanti di Mandisha
e si trova adiacente all’area fertile e coltivata ad alberi da dattero lambita
dalla stessa pista carovaniera.
L’acqua
necessaria alla presenza umana ed alla crescita del cosiddetto “giardino” è garantita grazie alla
sorgente di ‘Ayn Yusif [10] che
zampilla nella piccola vallata chiamata Wadi
al-Gamel, “la valle del cammello”,
il cui nome suggerisce la frequentazione della zona da parte dei beduini,
attività che ha luogo ancora oggi, in cerca di pascoli dislocati lungo il
tragitto della pista per poter mantenere le proprie mandrie.
Beni Suef
da ‘Ayn el-Bahariya (Darb al Rayyan e Darb Beni Suef, lungo il margine occidentale di el-Rayyan via ‘Ayn el-Rayyan):
Maghagha
e Fashn da ‘Ayn el-Bahariya ( Darb al-Ghubari e poi Darb Asas oppure Darb el-Masudi)
La pista
carovaniera parte dalla città di Bawiti
e raggiunge ed oltrepassa la vicina sorgente di Bir Ghaba sino ad
intersecare, sempre in direzione nord-ovest
L’intersezione
fra le piste è punto di origine di due ulteriori percorsi:
La
frequentazione di questa zona è indicata anche dalle credenze popolari locali:
ad esempio nella regione di Mandisha
esse possono essere messe in relazione all’epoca romana ed islamica;[11]
inoltre l’area presenta numerosi percorsi minori che formano una rete capillare
e conducono alle rispettive sorgenti.[12]
Proprio a Mandisha il Fakhry identificò il sito di Al
Zabw, caratterizzato da alcuni
graffiti incisi su una roccia nei pressi della pista carovaniera stessa: egli
li attribuì a gruppi Libici, ma
sfortunatamente la roccia contenente le incisioni è stata profondamente
danneggiata.
Il villaggio
risulta comunque frequentato in antichità visto l’ingente presenza di sepolture
contenenti alcune mummie ed i relativi sarcofagi, ed altre tombe di Epoca Tarda e di età Romana vennero ricavate sulla parete
della collina di Qarat Maghrabiya,
presso il villaggio di Gabala.
Bahnasa,
Samalut, Maghagha e Fashn da Bawiti (Darb el-Bahanasa)
La pista parte da Bahariya, fuoriesce a nord, presso Hara,[13] e
prosegue in direzione nord-est incontrando la sorgente di ‘Ayn el Hārrah per poi raggiungere Bahnasā (l’antica Oxyrhynchus),
presso Minia dopo un percorso
complessivo di circa
E’ la via di
collegamento più breve e più facile da seguire, ed è stata probabilmente una
delle più frequentate sin dall’antichità,[15] così
come dimostrato dal papiro Chester Beatty, IX, b9,4/280,[16] che
riferisce degli stretti legami religiosi del culto di Seth fra l’importante centro di Oxyrhynqus
e la regione di Whз.t in
generale:[17] Seth è infatti definito come “il
signore del nomo di Oxyrhynqite (che è) sotto Whз.t”, lasciando
quindi ipotizzare l’esistenza di una via di collegamento diretta fra i due
centri.
La ricerca
di quale delle oasi occidentali fosse quella a cui allude il papiro ha candidato
Bahariya, e la pista ipotizzata
dovrebbe coincidere con quella maggiormente conosciuta e più facile da
percorrere,
Questa via
di collegamento, così come le altre piste carovaniere, doveva provvedere al trasporto dei prodotti derivati dalle
tasse imposte alla regione di Whз.t
mhty.t: ne è conferma il papiro di
Torino, 1874 Recto colonna VIII, il cui testo introduce “le migliori cose delle tasse di Whз.t
rsy.t e Whз.t mhty.t ”.[19]
Lo stesso
documento è descritto e studiato per quanto riguarda l’oasi di el-Kharga:
la maggior parte del testo è andata perduta e conteneva la lista dettagliata
dei beni provenienti dalla tassazione, e sebbene manchi l’elenco di essi il
documento è fondamentale perché conferma l’esistenza di un costante flusso di
prodotti che dalle regioni delle oasi del sud raggiungevano
Il testo “scolastico”
consiste in una lista di parole descritte come rare e fra le 4 pagine di una
lunga lista mostra una grande varietà di uccelli, animali, minerali, prodotti
naturali ed artigianali, raggruppate dal titolo introduttivo: lascia che (ti) descriva le cose di
Whз.t che sono senza numero”.[20]
Invece è
sicuramente riferito a Bahariya, (Whз.t mhty.t), il testo del Papiro Harris I 7, 10,[21] il
cui testo afferma: “Io ho fatto per te
(Amon) giardini di vino (vigneti) in Whз.t
rsy.t ed altrettanto in Whз.t
mhty.t senza numero”,[22]
confermando quanto già asserito circa l’importanza della viticoltura nelle due
regioni.
La qualità
del vino prodotto nelle regioni indicate dal toponimo Whз.t era tramandato per la sua eccelsa qualità, così come
viene descritto anche nel testo dell’Onomastica di Amenopē G7, 6 -8,[23] dove
esso viene descritto come lodevole e di qualità eccezionale.[24]
I prodotti
agricoli, comunque, non furono i soli beni che conferirono importanza all’oasi
ed essa divenne centro di una fondamentale direttrice commerciale per il
trasporto di minerali estratti nelle miniere della regione.
Ad esempio
il sito di Managim, lungo
Il trasporto
del minerale estratto verso
Vi sono
molte altre piste secondarie provenienti dalla Valle del Nilo e che affluiscono tutte alla Darb el-Bahnasā,
quando essa si è ormai inoltrata nel deserto (per circa
L’importanza
della Darb el-Bahnasā è attestata con certezza fin dall’inizio della
XVIII dinastia: infatti la frequentazione della pista è attestata dalla II
Stele di Kamosē, databile alla
fine del III Periodo Intermedio, XVII Dinastia.
La stele
descrive un particolare momento della campagna contro gli Hyksos, momento in cui il loro capo, Apophis tentava di
coinvolgere Kush per poter muovere
contemporaneamente da nord e da sud verso
Kamosē
quindi dovette utilizzare la pista carovaniera più breve e facilmente
percorribile per attraversare il Medio
Egitto, e dunque si ipotizza che si fosse mosso attraverso
Aphopis
invece era costretto ad utilizzare vie di comunicazione secondarie per i propri
tentativi di contattare Kush, piste
cioè che riuscissero ad aggirare
Kamosē
inviò dunque delle truppe affinchè da El-Qes
raggiungessero Dsds[28] per
stabilirvi un avamposto necessario a prevenire un attacco alle proprie spalle,[29] e
durante questo trasferimento gli egiziani intercettarono e neutralizzarono un
messaggero Hyksos che procedeva in direzione sud, riuscendo così ad evitare il
possibile contatto tra Hyksos e Kushiti
che sarebbe avvenuto attraverso la via chiamata “m hryt Whз.t ”, probabilmente passante per le alture che
circondano la valle di Bahariya.[30]
È ragionevole dedurre, a questo punto, che
prima di tutto la pista dovesse essere nota tanto agli egiziani quanto agli Hyksos,
poi dovesse essere diversa dalla pista usata per muoversi da el-Qes
a Dsds, ed infine, a
prescindere da quale fosse la corretta individuazione della pista chaimata m hryt, la stele di Kamosē attesta tre collegamenti: Darb el-Bahnasā che
provvedeva allo spostamento dalla Valle
del Nilo alla regione dell’oasi con relativa brevità e facilità di
percorso,[31] due collegamenti
ulteriori, due strade passanti dalle alture circostanti l’oasi, e dalle quali
si potesse aggirare
È possibile
a questo punto tentare di ipotizzare quali fossero i due percorsi in questione,
o meglio quali delle piste secondarie conosciute potrebbero essere compatibili
con le scarse informazioni disponibili.
Effettivamente
vi sarebbero due percorsi possibili: quello intrapreso dagli egiziani doveva
partire da Basiti dato che la città era il centro più importante di Bahariya e
sede dell’amministrazione locale (presso cui si suppone che l’armata dovesse
rendere conto), ed infine perché la città è terminazione della stessa Darb
al-Bahnasa che abbiamo assunto come la più probabile tra le piste provenienti
dalla Valle del Nilo.
L’esercito
avrebbe dunque potuto intraprendere percorsi diversi: il più settentrionale
avrebbe sfruttato parte di una pista proveniente da nord, dal Masrab al-Muhashas, che chiameremo Darb
al- Muhashas.[32]
Sarebbe
stato quindi possibile percorrerne un tratto, fuoriuscendo dall’oasi verso
nord-ovest, allargandosi abbastanza e guadagnando l’altopiano circostante e
dunque ripiegare cambiando percorso nel momento in cui
Da questa
strada sarebbe poi stato possibile ripiegare nuovamente verso nord-est e
dirigersi verso Bawiti attraverso l’intersezione sia della variante
settentrionale che di quella meridionale della Darb ‘Ayn el-Della,
circumnavigando così l’intera regione nord e sud-occidentale di Bahariya
dominandone la vista dalle alture circostanti.
È possibile
che il messaggero Hyksos fosse stato intercettato proprio durante il
pattugliamento della zona circostante a quest’ultima intersezione, dato che
egli avrebbe potuto essere in marcia proprio lungo
La
documentazione archeologica e storica a disposizione non permette ulteriori
speculazioni sulla questione.
Rubi da Bawiti
(Darb el-Rubi, via Marra): la pista connette l’oasi a
Rubi e Dalgeh seguendo una direzione
costante est sud est, per un percorso totale di circa
B. Verso la costa del Mediterraneo
al-Hammām - Bawiti:[35] la
pista è molto antica, ma è attualmente sfruttata solamente dalla tribù beduina
di Awlād ‘Alì,[36]
costretta ad usare questo difficile collegamento quando le condizioni dei
pascoli sulle vie costiere obbligano le carovane a dirigersi altrove, ed è
spesso caratterizzata da alcune dune di sabbia molto difficili ed impegnative
da attraversare per un percorso totale di circa
C. Verso Farafra
El-Qasr Farafra da ‘Ayn
el-Bahariya (via Bawiti, ‘Ayn el-Haiz, ‘Ayn el-Wadi): la pista trova accesso verso l’oasi di Bahariya dal passo di Naqb al-Sillim, ed è sempre stata usata
da carovane.
Il percorso
si è caratterizzato da una certa abbondanza di punti utili per
l’approvvigionamento idrico, come le sorgenti di al-Hayz[37] o di ‘Ayn al-Wādī, entrambe siti archeologici,[38] e
percorre una distanza complessiva di circa
Il primo sito consiste in una grande necropoli, e si stima
che possa arrivare a contenere ben 10.000 mummie di epoca Romana.[40]
Il sito di
Qarat al-Hilwa (letteralmente “la bella
collina”) è un’altura di arenaria appena a nord-ovest della pista
carovaniera e durante l’epoca faraonica le sue pareti sono state sfruttate come
necropoli con tombe scavate direttamente nella roccia e destinate alle
sepolture della classe d’elicte dell’oasi di Bahariya, così come nel caso del governatore Amunhotep.
La tomba è
stata scavata nella roccia dell’altura e malgrado vi siano altre sepolture
vicine, questa è l’unica decorata e costituisce la prima concreta
documentazione archeologica dell’attività egiziana all’interno della regione.[41]
Alla sepoltura
si accede dall’ingresso posto ad est, da cui è possibile entrare nella prima
delle due camere tramite due scalini: la camera, più bassa dell’ingresso, dopo
la caduta del soffitto è conservata
relativamente bene nella sua parte nord e nell’angolo sud ovest, mentre le
altre pareti sono state rovinate dal crollo.
I rilievi
della parete a nord mostrano il governatore dell’oasi intento al controllo dei
propri attendenti impegnati in alcuni lavori come la supervisione al
riempimento ed allo stoccaggio dei sacchi contenenti grano.
La scena è
interessante, e l’attività dei servi, che misurano il grano versato, oppure
chiudono i sacchi già riempiti, è dipinta con grande vitalità.[42]
Anche le
decorazioni della seconda camera illustrano le attività dell’amministratore
dell’oasi, assieme a scene di vita quotidiana e rappresentazioni religiose: nel
muro nord Amenhotep e sua moglie
pregano due divinità, tra le quali la dea Hathor;
sulla parete occidentale e su quella sud, entrambe danneggiate; nella scena
sono presenti Amenhotep e sua moglie
mentre quest’ultima offre dei fiori a suo marito.
Il muro est,
nel quale è stato ricavato il sepolcro, vi è una ulteriore scena che ritrae Amenhotep e sua moglie in atto di
adorazione verso Osiri: Amenhotep era investito del titolo hзty-‘ di Whз.t mht.y,
“governatore dell’oasi del nord ”.[43]
Il suo ruolo amministrativo può essere paragonato a quello
attribuito a Ś, Pw-ìm r’ e Sn-m-ì’h, ufficiali della
XVIII dinastia, sebbene la nomenclatura dei titoli di Amenhotep, identica a quella di Ś,
non sia invece la stessa di Pw-ìm r’ e Sn-m-ì’h, e cioè hзty-‘, diversa anche per il fatto che Amenhotep sembra risiedere in Whз.t
mhty.t, caratteristica che non sembra essere appartenuta agli ufficiali con
titolo di hзty-‘.
L’aspetto stilisticamente egiziano tanto delle decorazioni
quanto nella concezione della tomba stessa, sembra suggerire la residenza, o
per lo meno la presenza momentanea di artigiani, magari non locali ma
provenienti dalla Valle del Nilo, in Whз.t mhty.t.
D. Verso Siwa
Birket Siwa, Shali, e Zaytum
da Bawiti (Darb Siwa, attraverso l’oasi di Sitra,
di Nuwamissa, di Bahrein e di Areg poi
sino a Zaytum): la pista è forse la più lunga nella valle di Bahariya, infatti essa copre una
distanza complessiva di circa
Lungo la
strada si incontrano numerose oasi disabitate: Sitra (praticamente un’appendice della depressione di Qaţţara) , Nuwamīsah, e al-Bahrayn, dunque oltrepassa l’oasi di al-‘Areg per poi proseguire e
raggiungere l’oasi di Siwa.[45]
L’accesso all’oasi di Sitra si trova a circa
Sul lato
ovest della strada si estende il lago, per un’area di
Analisi
condotte sull’acqua del bacino [46] hanno
rilevato che essa è molto mineralizzata, con altissimo contenuto di sale e
quindi non potabile: un risultato molto simile è stato ottenuto per le acque di
Nuwēmisa, e solo El-A’reg, altopiano fra la depressione
di Siwa e di Qaţţara, a
La pista
principale, lasciata dunque l’oasi di Sitra
risalendo dalla sua depressione, prosegue verso
l’oasi di Nuwamīsah che
raggiunge non appena percorsi 30 Km: l’accesso all’oasi consiste in una dolce
discesa dalla pista principale sino al bacino di acqua salata.
Proseguendo
verso nord-ovest lungo la strada principale, dopo circa
La strada
principale prosegue dunque verso nord oltrepassando le alture dette “di Pancho”
(ad ovest) e l’oasi di El-A’reg, ad
est.
Essa non è
visibile dalla strada principale (come Nuwēmisa
o Bahrein), e per accedervi la pista
deve insinuarsi in un’altura abbastanza ripida per poi guadagnare il letto
sabbioso della depressione.
La maggior
parte delle antichità di epoca faraonica della zona attraversata dalla pista
carovaniera riguardano il sito di el-Qasr,
l’antica capitale i cui resti archeologici giacciono in parte sotto l’abitato
odierno ed in parte a sud-ovest di quest’ultimo che, fortunatamente, ha
un’estensione minore dell’antica città.
Numerosi
monumenti sono andati perduti, ma possiamo ugualmente ricavare informazioni a
loro riguardo grazie ad alcune testimonianze: ad esempio la cappella di Apries, documentata nel 1900 dallo Steindorf,[49] era
parte di una struttura più ampia oggi non più visibile; oppure come il tempio,
anch’esso della XXVI dinastia, di cui oggi possono essere riconosciuti soltanto
pochi resti della struttura muraria.
La pista
carovaniera giungeva direttamente nel cuore della città, la piazza Zawya, dove ancora oggi si
trovano l’antica moschea Sanusi,[50] e le
due sorgenti di epoca romana: ‘Ayn Bishmu
ed ‘Ayn Bardir.[51]
Le loro
acque danno vita ai “giardini”,
all’interno dei quali si trovano i resti dell’antica capitale fra cui l’arco di
trionfo romano[52] e blocchi di antiche
strutture, alcuni recanti incisioni egiziane, reimpiegate in edifici più
recenti.
Altre antichità
notevoli lungo
La prima di
esse è dedicata al dio Bes, protettore delle donne, dei
bambini, dei musicisti e dei danzatori, raffigurato come un nano, ed è
interessante che qui abbia ricevuto una cappella a lui interamente dedicata.
La seconda
si presenta con un ingresso che introduce in un cortile; la parete posta di
fronte all’ingresso è decorata con immagini di divinità, mentre dal cortile era
possibile accedere ad un’ulteriore area, probabilmente destinata ai sacrifici.
Le divinità
raffigurate non sono ben riconoscibili, ma comunque non risultano né divinità
celesti né divinità legate a riti funerari; peculiare è anche il colore
dell’arenaria usata per costruirne le strutture: invece della classica pietra
di colore grigiastro essa è color ocraceo (il colore dominante di tutta Bahariya).
A nord-est
di el-Qasr, più precisamente a Qasr al-Migyshah si trova inoltre il
piccolo tempio di Alessandro Magno,
che comprende solo due camere nel quale sono state trovate le sue effigi ed il
cartiglio.
Considerando
dunque la nota spedizione di Alessandro
Magno a Siwa, è ipotizzabile che
egli utilizzò proprio questa pista carovaniera per recarsi a Bahariya.
Presso Bawiti è stato trovato un sistema di
acquedotti sotterranei, più precisamente ad ‘Ayn
al-Hubaga, che si articolano in un complesso sistema di gallerie,
individuate anche presso ‘Ayn el Izza
(o ‘Ayn el-Hayz) ed ad el-Qasr, chiamati Manafis, probabilmente parte di un sistema idrico diffuso in tutta
la regione,[53] paragonabile a quanto
incontrato ad ‘Ayn Manawir, el-Kharga, di cui discuteremo
successivamente.
È stato
pensato che questo tipo di acquedotto fosse stato introdotto nel Deserto Occidentale dai Romani sebbene il Fakhry ipotizzò che potessero essere di epoca Persiana o più tarda; i resti di Ayn Manawir ad el-Kharga
sembrano ora confermare l’ipotesi del Fakhry.
Testimonianza
relativa all’importanza della zona di Bawiti
sono le numerose antichità, tra le quali le tombe dei siti di Qarat Qasr al-Solim e la necropoli di Qarat
al-Farargi.
Qarat Qasr
al-Solim è una piccola collina adiacente al villaggio di Bawiti, e molto
probabilmente corrisponde al sito incontrato dal Ball, visitato successivamente
anche dallo Wilkinson e dall’Ascherson, che loro chiamarono Qasr Alam,
caratterizzato dalle rovine di una struttura rettangolare in mattoni crudi,
rovine delle quali, oggigiorno, è sopravvissuto ben poco.
La piccola
altura è probabilmente dovuta allo stratificarsi dei detriti dei successivi
stadi occupazionali del sito durante i secoli di occupazione, e sulla sommità
della collina si trovano due tombe: la tomba di Ged-Amun-inf-Ankh e la tomba di Bannentiu.
La tomba di Ged Amun Inf-Ankh è stata descritta
anche dal Fakhry:[54] egli
ritiene che la sepoltura contenesse
testi religiosi tradizionali, e un certo numero di false porte e di pilastri
circolari, caratteristica curiosa, dato che quasi tutte le sepolture delle
sepolture in Bahariya hanno pilastri squadrati.
La tomba di
Bannentiu, il figlio di Ged-Amun-inf-Ankh,
è completamente circondata da una struttura muraria in mattoni di fango, ed è
facilmente accessibile, anche perché recentemente le autorità delle miniere di
Managim hanno donato una scaletta in ferro che consente un facile accesso
all’ingresso della sepoltura.
Le sue mura
sono dipinte, in giallo ed in rosso, gli stessi colori dell’arenaria reperibile
in questa parte del deserto.
Oltre a
queste due maggiori sepolture, vi sono annesse altre 7 tombe minori del Periodo
Tardo, nessuna delle quali reca iscrizioni.
Il sito di Qarat al-Farargi deve invece il suo
nome, “la collina del mercante di polli”
a causa del fraintendimento da parte degli abitanti locali delle piccole mummie
di Ibis sacro rinvenute all’interno
della necropoli.[55]
Nell’Egitto,
dalla XXVI dinastia in poi, e
soprattutto per il periodo Greco Romano,
sono frequentemente attestate altre sepolture di questo genere, soprattutto a Tūnā al-Jabal, la necropoli di Ashmūnayn,
ed a Saqqārah.
Gli uccelli
erano stati mummificati e poi deposti in delle giare successivamente sigillate,
mentre i più importanti vennero inseriti in nicchie ricavate nelle pareti della
sepoltura, ed ivi erano accompagnati da una discreta varietà di oggetti votivi:
stele, gioielli, statuette in bronzo e di divinità.[56]
Alla
necropoli, peraltro ben decorata,[57] si
accedeva tramite una porta in pietra calcarea, della quale però sono rimasti
solo i due pilastri di cui solo uno si è meglio conservato: esso reca la scena
di un re (il nome è andato perso) che porta delle offerte ad una divinità (la
cui figura è distrutta), mentre dietro il sovrano è raffigurato “Imhotep, il grande, figlio di Ptah”.[58]
L’iconografia
della scena ricorda lo stile usato nel Tempio dell’Oracolo a Siwa[59], e la cappella
della sorgente di ‘Ayn al-Muftillah a
Bahariya, entrambe databili alla XXVI
dinastia, durante il regno di Amasis;
è interessante riscontrare che era ben stabilito il culto di Imhotep, il mitico vizir di Zoser.
Il registro
centrale di entrambi i blocchi raffigura due divinità l’una di fronte
all’altra: nel pilastro destro Hathor e Khonsu , mentre a sinistra sono
raffigurati Amonra’ e Mut.[60]
Il registro
inferiore, anch’esso in entrambi lati, reca il segno del cielo sulla sua
sommità, ed è più alto dei precedenti: sul pilastro sinistro è raffigurato Thot
del quale non è rimasto altro che la testa a forma di Ibis, mentre sul pilastro
destro è raffigurato Horus, rappresentato con la testa di Falco, impegnato in
una libagione, versando liquidi da una vaso che sostiene con entrambe le mani.[61]
La presenza
all’interno dell’oasi del culto del dio Ibis,
proveniente da Hermopolis Magna,[62] ha
fatto pensare anche all’esistenza di una via diretta tra quest’ultima e Bahariya, ma non sono mai stati
identificati resti archeologici a sostegno di questa ipotesi.
Altre
sepolture nella regione sono presenti nel sito di Qarat al-Subi delle quali le maggiori sono state già ben
documentate dal Fakhry: le più importanti
sono la tomba di Padishtar, di Thaty, Ta-Nefer-Bastet e di Ged-Amun-inf-Ankh.
Pedastar,
era un alto sacerdote della XXVI dinastia, la cui sepoltura era costituita da 4
camere reimpiegate in epoca Romana; Thaty
è invece la nipote di Pedastar,
mentre Ta Nefer Bastet è la moglie
del primo ed infine Zed Khonsu ef Ankh
fù governatore di Bahariya durante il
regno di Amasis, XXVI dinastia; tutte
le tombe sono decorate.
E. Verso l’oasi di Qara
Oasi di Qara da Bawiti
(lungo il margine occidentale di el-Ghad
ed el-Kebir. Poi
versoovest-nord-ovest sino alla Masrab
el-Muhashas per giungere a Qara.
Da qui verso est-nord-est sino a Ras
el-Qattara e dunque ad est sino a Zaytum).
Da qui
prosegue verso E-S-E sino a Ras el-Qattara per poi volgere ad E sino a Zaytum.
[1] La strada è stata asfaltata alla fine del 1960 e,
malgrado fosse in progetto la costruzione di una linea ferroviaria non è mai
stata compiuta.
[2] Fakhry A., 1974, pg. 25;
Culliver J., Du Caire a l’Oasis de
Farafra via Bahariya – Apercus geographique et geologique, in BSRGE
XVIII/1934, pg. 257 – 262.
[3] Culliver J., Du Caire a l’Oasis de Farafra via Baharia –
Apercus geographique et geologique, in BSRGE XVIII/1934, pg. 62 – 264.
[4] Giddy Lisa L., Egyptian oasis, 1987, pg. 16.
[5] Ahmed Fakhry, The Oases of
[6] Vivian C., 2000, 203.
[7] Vivian C., 2000, 204 – 205.
[9] Fakhry A., The
[10] Sorgenti ulteriori sono
[11] Il Gebel el-Mandisha, altura posta a circa metà
strada da Bawiti ed il sito di
Mandisha stesso, il cui nome secondo un’improbabile leggenda locale, sarebbe
derivato da quello della figlia di un principe romano che si convertì
all’islam, ne è un esempio.
Sebbene il
racconto sia, evidentemente, incredibile, la capillare rete di percorsi minori
e sorgenti relative della zona ben farebbe pensare alla sua frequentazione in
epoca antica.
[12] La sorgente di Bir
Matar, raggiungibile proprio da uno di questi percorsi minori, è
addirittura partenza di due ulteriori piste che raggiungono entrambe un’altra
sorgente: di Bir al-Marun.
[13] Cassandra Vivian, 2000, pg. 184.
[14] Giddy Lisa L.,
1987, pg. 15.
[15] Anche i tempi moderni, per lo meno fino alla
costruzione di una strada per auto tra Giza
e Bahariya nel 1930; infatti la pista
era utilizzata fino al 1937 anche per il trasporto della posta.
[16] Il papiro proviene da Deir el-Medina ed è stato attribuito alla XIX dinastia: Gardiner A.
H., I/1935: viii, e pp. 78, 79, 108, 109, II vol./1935: tavola 59.
[17] In questo caso il culto di Seth riguarderebbe l’oasi
di el-Dakhla (cfr Bresciani, E., 1999, 544), per quanto concerne il papiro vedi
Gardiner A. H., I/1935: pg. 109;
confronto del con il papiro Sallier
4 – IX,4 sull’antitesi Horus – Seth: Te Velde H., Seth, God of Confusion - a study of his role in Egyptian mythology and
religion, 1967, pg. 62, 114 – 116 e tavole I 54, 61 - IV 12 – V 8, 13b.
[18] Giddy Lisa L.,
1987, pg. 84.
[19] Il papiro è stato datato al regno di Ramses II:
Gardiner A. H.,1959, pp. 12 e tavole VIII.
[20] Giddy Lisa L., 1987, pp. 86 – 88.
[21] Il papiro proviene da Tebe ed è datato alla XX dinastia: Breasted H. J., A History of Egypt, 1905, AR IV, 87 –
90, 213, 229, 283, 341, 387; Dümichen J., 1877, tavola II-1; Sethe 1920, pg.
44; Gauthier DG I pg. 203; Erichsen W., Papyrus Harris I, in Bibliotheca
Aegyptiaca V/1933, pp. 9, 11, 15, 37, 58, 83; Fakhry A., I/1942, pg. 17,
Redford 1976/1977, pg. 7; Limme L.,
1973, pg. 47; Giddy Lisa L.,
1987, pg. 89.
[22] Erichsen W., Papyrus
Harris I, in Bibliotheca Aegyptiaca V/1933, pg. 9.
[23] Il teso proviene da El-Hibah ed è oggi conservato presso il Museo delle belle arti di Mosca. Il testo originale è stato datato
alla fine della XX dinastia: Gardiner
A. H., Ancient Egyptian Onomastica,
I/1947: : pg. 24 per l’originale, pp.
27, 28 per il Manoscritto Golenischeff ivi datato alla fine del regno di Ramses
XI; traduzione del testo e commento
II/1947: pg. 236; vedi anche Redford D. B., 1976
Bibliografia completa, vedi: bibliografia topografica, Bahariya, Darb el-Bahnasā - onomastica di Amenopē, G7, 6 – 8 (e manoscritto di Golenischeff).
[24] Gardiner A. H., Ancient
Egyptian Onomastica, II/1947: pg. 235. ; Giddy Lisa L., 1987,
pg. 89.
[25] Vivian C., 2000, 176.
[26] Cassandra Vivian, 2000, Pg. 183 – 184:
[27] Giddy Lisa L.,
1987, pg. 43 - 44
[28] Medio Egitto, ad ovest di Oxyrhynchus
[29] Giddy Lisa L.,
1987, pg. 43 -44, 66.
[30] Giddy Lisa L.,
1987, pp. 43, 66 e parte II nota 55 pg. 102.
[31] Ibn Hauqal, 1964, I pg.
153.
[32] La pista non ha un vero e proprio nome, e dunque ci
riferiremo ad essa come Darb al- Muhashas, attribuendole il nome dalla località
da cui proviene.
[33] Fakhry A., 1974, pg. 22;
Kessler D., Karawanen (wege), in
Helck Lex. III/1978, pg. 329; Al-Qalqashandī, Subh al-a’shā, Tomo X, pg. 380; Kessler D., Karawanen (wege), in Helck Lex. III/1978, pg. 322.
[34] Giddy Lisa L.,
1987, pg. 16:
[35] Lapie, Carte historique, physique et politique de
l’Egypte, 1828.
[36] Ahmed Fakhry, The Oases of
[37] Cassandra Vivian, 2000, Ppg. 184 dove
[38] Ahmed Fakhry, The Oases of
[39] Cassandra Vivian, 2000, pg. 184:
[40] Hawass Z. 2000, “la valle delle mummie d’oro”.
[41] Questa ultima affermazione vuole riferirsi alle prove
archeologiche interne alla regione stessa di Bahariya. Le altre evidenze archeologiche citate precedentemente
sono esterne all’area geografica (Valle
del Nilo o le altre oasi), sebbene siano attestazioni inerenti all’attività
egiziana nella zona.
[42] Ahmed Fakhry, The Oases of
[43] Ahmed Fakhry, The Oases of
[44] Ahmed Fakhry, The Oases of
[45] Vivian C., 2000, pp. 210 - 212:
[46] Azadian A., 1930, pp.
428 – 430; Giddy Lisa L., 1987, pg. 18.
[47] Fakhry A., 1939,
pp. 609 – 619; Fakhry A., 1973, pp. 138 – 142.
[48] Cfr. Siwa, circa l’oasi di Bahrein.
[49] La cappella venne costruita dal sacerdote Wahi
Brenefer e dal governatore di Bahariya Zed Khonsu-ef-Ankh, durante il regno di
Amasis.
La cappella
comprende una sola decorazione sul tetto, peraltro ottimamente conservata.
[50] Fortunatamente il dipartimento delle antichità si è
preoccupato di mantenere l’antica moschea in buone condizioni, e non come a
Farafra, purtroppo splendida, ma ormai distrutta.
[51] Fakhry descrive ‘Ayn Bishmu come la più bella
sorgente di tutto il Deserto Occidentale: essa zampilla da una fessura
sull’altura che si trova tra el-Qasr e Basiti ed è di acqua calda; dall’altura
discende verso una piccola conca per poi proseguire verso l’altra sorgente,
Entrambe poi
proseguono assieme e parallele così da fornire alla città sia acqua calda che
acqua fredda.
[52] L’arco di trionfo è uno dei monumenti più belli di
tutta Bahariya, ed è stato riportato e disegnato per la prima volta da Caillaud
che lo descrisse con quattro arcate; Ascherson della Rohlfs Expedition, così
come il Belzoni (che però lo scambiò per il Tempio dell’Oracolo di Siwa, ne
riportarono soltanto due.
[53] Caillaud nel 1820 identificò ben 10 Manafis a
Mandisha di cui 8 ancora in funzione, ed uno di essi con ben 14 aperture in
superficie, mentre contò più di 30 Manafis solo nella parte meridionale di
Bahariya.
Quando nel 1898
John Ball esplorò Bahariya per conto della Geologic Survey of Egypt ne trovò
soltanto
Sistemi simili
sono stati trovati anche in Afghanistan, Iran, Oman ed Algeria, ma questo
aspetto è stato finora del tutto ignorato quando invece potrebbe meglio
chiarire o introdurre alcuni aspetti della storia di questa regione.
[54] Fakhry A., Baharia and Farafra Oases – Third
Preliminary Report on the New Discoveries, in ASAE 40/1940.
[55] Ahmed Fakhry, The Oases of
[56] Per una visione dettagliata del corredo trovato
all’interno della necropoli vedi: Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II, tavole XVI – XXIII.
[57] Per una descrizione più dettagliata: Ahmed Fakhry, The Oases of Egypt II: Bahariya and Farafra
Oases, pg. 93 – 97: Fakhry si sofferma nella descrizione dei due registri
del primo pilastro e, dopo aver descritto la scerna della deificazione di Imhotep, passa al secondo registro del
primo pilastro che presenta le figure di Hathor (padrona di Bahariya) e Khonsu (il grande dio, signore di Bahariya). Nel secondo pilastro, primo registro descrive le figure
di Mut, ed Amonra’, mentre nell’ultimo registro quelle di Horus e Thot. Infine (pg. 97) descrive i graffiti in
demotico e con decorazioni raffiguranti Amonra’, Khonsu, Thot, la barca di
Amonra’ e conclude con una rapida descrizione dei corredi tra cui statue in
calcare, una statuetta ed una corona di alabastro, la testa ed il corpo di una
sfinge, la statuetta di un leone, parte di una colonna ed una statua del dio
Bes in arenaria, ed una grande quantità di oggetti in bronzo, vetro e faience.
Per una visione maggiormente dettagliata dei graffiti Ahmed Fakhry, The Egyptian Desert, Bahariya oasis II,
Ppg. 32 – 36
[58] Ahmed Fakhry, The Oases of
[59] Ahmed Fakhry, The
[60] Fakhry A., The
[61] Sono visibili i geroglifici (testo Fakhry 1950, II p
31) usati come testo introduttivo al rito della purificazione. Vedi anche Ahmed
Fakhry, The
[62] Giddy Lisa L.,
1987, 16: l’autrice suppone che la situazione del controllo amministrativo
sull’oasi durante il periodo dei Tolomei, detenuta dal centro di Oxyrhynchus, collegato a Bahariya dalla pista importantissima di Darb el-Bahnasā, potesse essere
simile a quella di un controllo religioso, documentabile attraverso il culto
del dio Ibis introdotto dal centro di Hermopolis Magna, e quindi che anche
quest’ultimi fossero legati all’oasi tramite una pista diretta.