2.2.   Cenni storici

 

Come  tutte le altre oasi Bahariya ha avuto molti nomi attraverso i secoli: L’oasi del Nord, la piccola oasi, Dsds, Oasis Parva e l’oasi di al-Bahnasa, ed è altrettanto ricca di siti ed antichità che ben descrivono la propria importanza.

Della storia dell’oasi abbiamo una scarsa documentazione a partire dal Medio Regno; non è possibile perciò affermare che i faraoni dell’Antico Regno mantennero propri governatori all’interno dell’oasi, detenendo il controllo diretto sull’area geografica, sebbene questo sia ipotizzabile sull’esempio di el-Kharga ed el-Dakhla.

Per quanto concerne il Medio Regno invece i documenti consentono di affermare a ragione che l’oasi o parte del suo territorio comunque indicata con il toponimo Dsds, fosse concretamente sottomessa al controllo faraonico; l’agricoltura costituiva allora la risorsa principale, tant’è vero che la regione era rinomata per il vino prodotto, destinato alla corte, dunque da qui trasportato verso la Valle del Nilo lungo le direttrici commerciali con carovane.

Durante il regno di Thutmosis III,[1] XVIII dinastia nel Nuovo Regno, Bahariya era sotto il controllo del distretto di Thinis (Abido) al quale versava i propri tributi: alcune scene decorative dipinte all’interno di tombe tebane e nella Valle del Nilo raffigurano proprio il pagamento o la supervisione degli amministratori locali alla raccolta dei beni oppure alla produzione vinicola; in ogni caso oltre ai prodotti agricoli Bahariya ricevette attenzione per lo meno durante la XIX e la XX dinastia a causa delle proprie risorse minerarie.[2]

Verso l’Epoca Tarda l’oasi conobbe un periodo di grande fortuna ed emerse come uno dei maggiori centri del Deserto Occidentale, soprattutto a causa della sua posizione strategica al centro di una delle maggiori arterie commerciali tra l’Egitto e la Libia.[3]

         Sheshonq I, fondatore della XXII dinastia, mostrò un vivo interesse nei suoi confronti, ed anche i successori, (soprattutto Sheshonq IV) tentarono di mantenere il controllo sull’area inserendo in loco propri governatori.

         La regione preservò la propria importanza anche durante l’epoca romana: sebbene il controllo dell’area geografica fosse difficile da mantenere, anche a causa delle continue incursioni e saccheggi dei beduini locali, i Romani si impegnarono in una serie di miglioramenti e di opere pubbliche, la maggior parte delle quali interessò il sistema di acquedotti e di sorgenti di cui molti, soprattutto presso Bawiti ed Izza, sono ancora sfruttati oggi.

         A testimonianza di una intensa frequentazione romana della regione intervengono le numerose sepolture, molte delle quali direttamente scavate sui fianchi delle alture circostanti.

         Anche in epoca cristiana Bahariya mantenne una certa importanza: prima di tutto ricevette un nuovo nome, l’oasi di el-Bahnasa, dunque vide stanziarsi una comunità cristiana di ragguardevoli dimensioni che, in accordo con la tradizione Copta, vi si sviluppò in seguito all’opera evangelica di San  Bartolomeo.[4]

L’oasi di Farafra, già considerata parte del dominio egiziano dalla V dinastia come si evince dalla statua di Nht-sз.s, era conosciuta in antichità con i nomi di Tз-ìhw (con chiaro riferimento alla divinità egiziana di Hathor) ed Oasis Trinitheos, e, come affermato precedentemente, si trova situata strategicamente sia lungo la direttrice verso la Libia, sia a metà tra le oasi Meridionali (Dakhla e Kharga a sud-est) e l’oasi di Bahariya (a nord-nord-est), così come riportato da un testo del Primo periodo Intermedio, detto “l’oasita eloquente”, dove sono citate le “strade per Farafra”, come parte del percorso utilizzato dalle carovane provenienti dallo Wadi Natrum verso il Fayum.

Come accennato precedentemente, Farafra costituisce la più vasta depressione del Deserto Occidentale, eppure la ricostruzione storica  dell’oasi è assolutamente imprecisa malgrado il nome T3-Iht sia menzionato in alcuni testi come ad esempio la già citata storia dell’Oasita Eloquente, datata al regno di Khety, X Dinastia; lista di località all’interno del tempio di Luxor cita l’oasi come fonte di datteri e minerali durante il regno di Ramesse II, e ancora un’iscrizione di suo figlio Merenptah all’interno del tempio di Karnak descrive l’occupazione di Farafra da parte di truppe libiche durante la XIX Dinastia, mentre nel tempio di Edfu Farafra è menzionata come la terza delle sette oasi “ T3-Iht a Nord Ovest di Kenmt (el-Dakhla)”.[5]

Farafra è associata alla scomparsa dell’armata di Cambise che, da Tebe era probabilmente passata da Farafra via el-Dakhla perchè poi diretta verso l’oasi di Siwa per distruggere il tempio dell’Oracolo di Amon; sebbene vi siano dunque fonti a cui rifarsi, all’interno della regione di Farafra vi sono pochissime evidenze archeologiche relative ad occupazioni di epoca faraonica, ed i pochi siti di interesse archeologico sono databili a partire dal periodo Romano, ed un esempio è la fortezza che venne edificata per proteggere e garantire la sicurezza a quanti percorressero le piste carovaniere dirette verso le altre oasi o verso la Valle del Nilo.

Molte delle antichità romane sono concentrate presso Qasr el-Farafra, la cui fortezza più settentrionale, in accordo a quanto affermato precedentemente, domina la vista del deserto circostante; tuttavia la costruzione oggi visibile, probabilmente sovrapposta a strutture romane, è medioevale.

Secondo il Fakhry* che visitò l’oasi alcune volte, il sito archeologico di maggior interesse della regione è ‘Ayn Besai, distante circa 12 Km a Sud Ovest di Qasr el-Farafra, caratterizzato da una necropoli di epoca romana e dalle rovine di edifici in mattoni.

L’area a Nord Est di Qasr el-Farafra è detta Deserto Bianco, attraversata dall’antica pista carovaniera diretta verso Bahariya ed importante punto d’acqua grazie alla sorgente di ‘Ayn Hadra.

La superficie è ricca di reperti ceramici di epoca Romana e Bizantina, e lo stesso Fakhry vi trovò alcuni amuleti e monete di epoca romana ed uno scarabeo; ‘Ayn Hadra è situata al termine meridionale di una piccola depressione detta ‘Ayn el-Wadi, e questa area mostra segni di occupazione e di coltivazione.

A circa 70 Km da Qasr el-Farafra vi è un’ulteriore importante area archeologica detta Hidden Valley, oppure Wadi el-Obeiyd investigata per circa un decennio da una missione archeologica italo-egizia.[6]

L’attività ha evidenziato l'importanza di questa regione nelle varie fasi dell'Olocene, quando essa godette di una buona disponibilità di acqua divenendo sede di un importante fenomeno di occupazione. Queste ricerche hanno messo in rilievo l'apporto del deserto alle culture predinastiche, evidenziando il background africano della cultura egizia.

La ricostruzione del processo economico che si compì sul posto, con la trasformazione fondamentale da un modello di caccia-raccolta verso le prime forme di orticoltura e di domesticazione animale, rappresenta il tema centrale della missione. I dati della ricerca sul campo vengono studiati in riferimento alle società nilotiche che svilupparono le prime forme di agricoltura durante i periodi Badariano e Nagadiano (V-IV millennio a.Cr.). In questo modo viene in primo piano il ruolo delle società proto-agricole del Deserto Occidentale riguardo all'insorgenza agricola della Valle del Nilo e della successiva organizzazione dell'Egitto come Stato.

La ricostruzione paleoambientale, lo studio sedimentologico e paleoclimatico su campioni da varie zone dell'oasi, ha potuto riconoscere almeno tre fasi di umidità: la prima nell'Olocene iniziale (9.300-8.800 o 8.700-7.100 bp), le altre corrispondenti agli intervalli umidi del Medio Olocene (5.900-5.000 e 4.800-4.600/4.500 bp).

Durante le fasi umide, in varie località della depressione, si formarono delle riserve d'acqua (playas), che rappresentarono un punto di attrazione per i gruppi umani, e l'indagine archeologica ha infatti evidenziato che gli accampamenti preistorici vennero sempre impiantati nei punti di raccolta delle acque.
Sono stati così messi in luce vari complessi archeologici nell'area più vicina al centro abitato - Qasr Farafra, Ain e-Raml, Abu Kasseb - che evidenziarono due principali fasi occupazionali: la più antica, ‘Ain e-Raml, datata al 9.560 a. C., rappresenta un'occupazione effimera da parte di cacciatori-raccoglitori, dotati di strumentario epipaleolitic; l'altra, iniziata nel Medio Olocene (circa 7.000 a. C.), corrisponde ad un' occupazione assai più stabile in cui si affermano preliminari forme di coltivazione.

Questo secondo tipo occupazionale è rappresentato dagli insediamenti messi in luce soprattutto nella regione dello Wadi El Obeiyid-Bahr Playa, nel settore settentrionale della depressione.

Lo Wadi El Obeiyid è una grande vallata che separa i due principali rilievi della depressione: il Plateau settentrionale e il Quss-Abu-Said, e l'elevato numero di siti archeologici testimonia la frequentazione e l’occupazione nella regione durante tutta la fase del Medio e Tardo Olocene.; le datazioni al radiocarbonio ottenute si collocano con maggiore insistenza tra il 7.000 e il 6.500 a. C.. L'esame delle culture litiche e l'analisi stilistica dei complessi inducono a supporre un processo di progressiva insistenza sul territorio di gruppi, dediti allo sfruttamento intensivo di graminacee in fase di domesticazione.

La ricerca archeologica recente si è concentrata su un'area di insediamento complessa composta da un villaggio e da una complementare area di approvvigionamento di materie prime per la fabbricazione degli strumenti: associata al sito vi è anche una grotta decorata con incisioni e pitture parietali, che si apre sul fianco del Plateau settentrionale, a circa due chilometri a nord dal villaggio.

Il nucleo abitativo principale è composto da strutture stabili dislocate sulla sponda di un'antica zona d'acqua, oggi occupata dai soli residui.

Il carattere di lunga durata dell'insediamento è attestato dallo spessore della stratigrafia (oltre 1 m) e dalle corrispondenti date, che vanno dall'VIII al VII millennio dal presente, dai numerosi focolari presenti nell'area del villaggio, dove si sono raccolti resti di cereali carbonizzati della famiglia del miglio e del Sorghum, presumibilmente in via di domesticazione; infine l'importanza del complesso è confermata dalla presenza della grotta, quale luogo rituale e di culto utilizzato per un ampio arco cronologico e, forse, da gruppi di varia provenienza: in essa la presenza di mani dipinte "in negativo" sulle pareti attestano, per esempio, il probabile passaggio di comunità sahariane.

Per quanto concerne il periodo storico il materiale archeologico esso non è sufficiente per una ricostruzione più precisa delle attività faraoniche all’interno dell’area dell’oasi; esso diviene maggiormente rappresentativo nel Nuovo Regno. Grazie inoltre alle iscrizioni della corte di Ramesse II del tempio di Luxor apprendiamo che alcune pietre preziose utilizzate dallo stesso Ramesse provenivano proprio da Farafra.[7]

Nella XIX dinastia, durante il regno di Merenptah (1223 – 1211 a. C.) l’oasi di Farafra venne conquistata da gruppi libici, e questo fu il preludio ad una situazione successiva, sviluppatasi durante il III Periodo Intermedio (1069 – 525 a. C.) ed il Periodo Tardo (525 – 332 a. C.),  che vide infatti assumere una grande importanza alla regione: più vicina alla Libia stessa che alla Valle del Nilo e grazie alle sue sorgenti, l’oasi avrebbe ben potuto servire come stazione di approvvigionamento e di sosta per carovane militari e commerciali, frequentazioni ipotizzabili a causa delle numerose piste carovaniere identificate nell’area.

 



[1] Così come affermato dal Fakhry, Thutmosis sembra aver controllato tutte le oasi incrementandone l’economia agricola, anche attraverso il miglioramento delle risorse idriche, come la creazione di nuovi pozzi.

[2] Ancora oggi la regione è sfruttata per alcuni giacimenti di Ferro che alimentano attività locali.

[3] La XXVI dinastia vide i libici come diretti detentori del trono egiziano, e dunque l’area di deserto che separava la Valle del Nilo dalla Libia già sede di una delle principali direttrici commerciali, incrementò la propria importanza.

[4] La tradizione tramanda che uno dei dodici apostoli di Gesù, Bartolomeo, si incaricò della conversione delle oasi del Deserto Occidentale. Bartolomeo, sempre secondo la tradizione, trovò il proprio martirio proprio a Bahariya nel primo giorno del Mese Copto di Tut (il 7 Settembre) presso un centro chiamato Qarbil, oggi sconosciuto e non identificato, sebbene si suppone che il suo feretro fosse stato sepolto a Sohag.

[5] Giddy L, 1987, “Egyptian Oasis”.

[6] Barich B. E., “Archaeology of Farafra (Western Desert, Egypt). Settlement patterns and implication for food production in the El Bahr-El Obeiyid Region”, da Pwiti G., Soper R., 1996, “Aspects of African Archaeology”, 401 – 409.

bibliografia online: http://www.egyptsites.co.uk/deserts/western/farafra/farafra.html

e http://antichita.let.uniroma1.it/ricerca/r_farfar.htm

[7] Essi dovevano essere Smeraldi, Lapislazzuli, Malachiti.