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1.1 Cenni
Geomorfologici Al Diffa è
il termine usato dagli Arabi Shihebait
per designare l’are geografica compresa tra Alessandria e Bengasi,
ed estesa verso l’interno dalla costa
Mediterranea per circa Quest’area
è stata chiamata con diversi nomi nel corso della storia, ma praticamente
dagli anni ’50 essa è stata univocamente indicata con il toponimo Shiheibat di Al-Diffa.[1] La regione
è suddivisibile in due zone distinte: ad ovest è caratterizzata da un
altopiano di genesi Miocenica
mentre ad est si trovano colline di sabbia e ghiaia, ed entrambe confinano a
nord con la costa mediterranea ed a sud con la depressione di Qattara e di Siwa: proprio presso Qattara
l’altopiano raggiunge circa i La
depressione dell’oasi di Siwa si
estende per una lunghezza di La
porzione settentrionale dell’area geografica è costituito da un sistema
geologico molto vivace comprendente numerosissime introflessioni e cime
montuose, tutte tagliate da una fitta rete di passi e di Wadi, mentre la parte meridionale è stata letteralmente
“inondata” dalle dune sabbiose del Gran
Mare di Sabbia. Tutta la
zona comunque contiene numerosi laghi salati ancora alimentati da sorgenti
sotterranee: ad ovest vi sono il Birket
al-Maraqi, con una superficie di circa 9 Km², Birket Siwa, il maggiore, esteso per 32 Km² di superficie che
assorbe parte delle sorgenti che alimentavano il Birket Kamisa, quest’ultimo oramai definitivamente essiccato
dagli anni ’40. Sebbene
vecchie carte topografiche indichino la presenza di numerosi bacini lacustri
anche nella parte orientale della depressione, oggigiorno gli unici laghetti
sopravvissuti sono il Birket Azmusi
(spesso prosciugato) e Birket Zaytum,
con 16 Km² di superficie. L’identificazione
e la descrizione di tutte le alture della regione di Siwa è un’operazione molto complessa, prima di tutto perché tra
colline e vere e proprie montagne si contano più di 3.000 cime, ed è facile
immaginare, premesse le difficoltà e la varietà toponomastica relativa a
superfici molto meno vivaci o addirittura a singoli siti, la varietà di nomi
susseguitisi nella storia per indicare le diverse alture.[2] I maggiori
corrugamenti sono comunque costituiti dal Gebel
al-Mawta, Gebel al-Darkur, Gebel Hamra e Gebel Bayda, e praticamente tutte queste alture sono state sfruttate
come cave, come siti per sepolture ed addirittura come abitazioni. Gli storici Arabi medioevali raccontano di notevoli miniere di ferro, lapislazzuli e soprattutto smeraldi a Siwa , ma tutt’oggi non è ancora stata identificata alcuna traccia concreta di questi filoni o del loro sfruttamento. |
[1] Il nome è stato accettato ed introdotto ufficialmente
da G. W. Murray, direttore del dipartimento di Geologia dal 1932 al 1948, che
nel 1938 iniziò ad esplorare a fini cartografici la porzione egiziana dell’area
geografica, ma la regione ha sempre avuto molti altri nomi: Plateau Pirenaico,
Plateau del Deserto Libico, Agube Mayor e
Marmarika.
Quest’ultimo è
stato spesso utilizzato come sinonimo di Al-Diffa,
ed è solo un esempio della grande varietà toponomastica presente anche nel Deserto Libico, varietà riferibile anche
ai singoli siti, come Marsa Matruh, chiamata anche Ammonia e Paraetorium.
[2] La stessa regione di Siwa ricevette diversi nomi nel corso della storia: Oasi di Jupiter Amon, Marmaricus Amon, Campo degli alberi di Palme e Santariya.