Astronomia
L’astronomia, dal greco αστρονομία = άστρον + νόμος, astronomia = astron + nomos, ossia “leggi delle stelle”, è la scienza degli oggetti del cielo e dei fenomeni che si originano all’esterno dell’Atmosfera Terrestre (come le Aurore e le radiazioni cosmiche), ed analizza l’evoluzione, la fisica, la chimica, il moto degli oggetti celesti, la formazione e l’evoluzione dell’Universo.
Lo studio dei fenomeni astrofisici è inoltre necessario per la comprensione della cosmologia,
branca della fisica tanto fondamentale quanto lo studio delle interazioni
tra particelle elementari.
formulare quella che fu chiamata la legge di Hubble,
che ancora oggi è una delle proprietà fondamentali dell'Universo. L'ultimo sviluppo dell'astrometria è rappresentato dalla sua applicazione alla tecnologia
spaziale: dal 1989 al 1993 il satellite Hipparcos
dell'Agenzia Spaziale Europea collezionò precise misure
astrometriche che portarono alla compilazione
di un catalogo con più di un milione di stelle, con posizioni accurate fino a 20 o 30 millesimi
di secondo d'arco.
Planetologia Per planetologia (chiamata anche scienza planetaria o astronomia planetaria) si intende lo studio delle proprietà fisiche dei corpi planetari, spesso non limitato ai soli pianeti ma esteso a tutti i corpi celesti non stellari, interni ed esterni al sistema solare; in genere si annoverano tra gli studi di planetologia anche quelli riguardanti le origini dei sistemi planetari e la loro evoluzione dinamica.
Pianeti
del sistema solare Lo studio sistematico dei pianeti
e della loro evoluzione si è arricchito negli ultimi anni di strumenti sempre più precisi. Dalle
osservazioni da terra tramite telescopi, si è giunti negli ultimi anni ad uno
studio accurato in loco. Le sonde interplanetarie, veri e propri laboratori
vaganti, consentono la rilevazione di dati fondamentali per la conoscenza
dei pianeti e dei loro ambienti. Grazie ad esse
si è compresa l'atmosfera
di Venere, le antiche tracce d'acqua su Marte, la complessa struttura
atmosferica dei pianeti gassosi. Negli ultimi anni, l'esigenza di
un costante monitoraggio delle attività atmosferiche
dei pianeti, ha invogliato l'aiuto fondamentale del mondo degli astrofili. L'abbattimento dei costi tecnologici ha consentito
un aumento impressionante della qualità delle osservazioni
anche con piccoli telescopi, superando in qualità ciò che venti anni
fa riuscivano a captare i grandi osservatori.
Pertanto è nata una rete internazionale di monitoraggio in seno
l'UAI (Unione Astrofili Italiani), o presso
gli enti internazionali.
Astronomia
Stellare Lo studio delle stelle e dello sviluppo
stellare è un campo fondamentale dell’Astronomia ed è basilare alla
nostra comprensione dell'universo. Gli astronomi hanno guadagnato una profonda comprensione della fisica delle stelle con l'osservazione e per mezzo di simulazioni; la genesi delle stelle si verifica nelle regioni dense di polvere e di gas, conosciute come nubi molecolari giganti. ![]() Queste si addensano sotto l'influenza
di attrazioni gravitazionali e costituiscono
le protostelle; se la regione del nucleo della
protostella acquista la temperatura e la pressione
sufficienti, innsesca la fusione nucleare
e si trasforma in una stella della sequenza principale. Il tipo di stella che risulterà dipende quasi interamente dalla relativa massa iniziale:
più voluminosa la stella, maggiore sarà la temperatura relativa in superficie,
e più velocemente consumerà l'idrogeno presente nel nucleo, che con
la reazione di fusione nucleare si trasforma in Elio. Per innescare la fusione dell’Elio
è però necessaria una temperatura interna assai maggiore, dunque se
nel nucleo vi sono le condizioni perché si innesti
la fusione dell’Elio allora la
stella si espanderà aumentando notevolmente di temperatura. Una stella di tipo Gigante Rossa,
risultante da tale processo, ha vita molto più
corta di una stella all’Idrogeno, e subisce una serie di fasi evolutive
più corte, mentre, sempre in funzione della massa iniziale, continua
a trasformare gli elementi con fusione nucleare in elementi via via
più pesanti. Il destino finale della stella dipende
dalla massa: con stelle massicce esplodono
in supernovae, mentre le più piccole formeranno con i propri
strati più esterni delle nebulose planetarie, e si evolveranno in Nane
Bianche. Il resto di un
supernova è invece una stella di neutroni, densa, o, se la massa
stellare iniziale fosse stata almeno tre volte quella solare, un Buco
Nero. Astronomia
delle Galassie Il nostro sistema
planetario, il Sistema Solare, è parte di una galassia a spirale
detta Via Lattea, a sua una delle galassie di un ammasso detto ammasso
galattico locale, o Gruppo Locale.
La via
Lattea è costituita da una massa in rotazione di gas, polveri, stelle
e di altri oggetti celesti, tenuti insieme dall'attrazione gravitazionale
reciproca. Poichè la terra è situata all'interno
dei bracci esterni, dove vi sono molte polveri, ci sono grandi parti
della Via Lattea oscurate alla vista, nel centro della galassia vi è
la regione detta Nucleo, discoidale e rigonfiata, al centro del quale
probabilmente si trova un Buco Nero; il Nucleo è in rotazione ed è circondato
da quattro braccia primarie che si sviluppano a spirale al suo esterno:
questa è una regione molto
attiva nella quale vi sono stelle molto giovani, della II popolazione,
mentre il disco centrale ospita come predominanza stelle della I popolazione, e concentrazioni relativamente dense di stelle
conosciute come ammassi globulari. Cosmologia La cosmologia è la scienza che
ha come oggetto di studio l'universo nel suo insieme, ed in particolare
ne vuole spiegare l'origine e l'evoluzione. La cosmologia ha le sue
radici storiche nella narrazioni religiose
riguardo l'origine di tutte le cose (cosmogonia) e nei grandi sistemi
filosofici (ad esempio il sistema tolemaico). Oggigiorno la cosmologia
è una scienza che fa principalmente
parte dell'astronomia, pur raccogliendo in sé diverse discipline
e teorie anche al di fuori dell'astronomia stessa, come la fisica delle
particelle, la relatività generale, ecc... Nel mondo occidentale le prime teorie
cosmologiche con alcuni fondamenti scientifici (e non puramente religiosi)
furono quelle di diversi astronomi e filosofi dell'antica Grecia. Per
quanto vi fossero voci discordanti (ad es. Aristarco da Samo,
che sostenne un modello in cui Fu solo nel
XVI secolo che Copernico ripropose il sistema
eliocentrico (o, per l'appunto, copernicano), che prese finalmente il
sopravvento nel XVII secolo, grazie fra l'altro all'opera di Galileo
e Keplero: fu così finalmente affermato che è Nel 1687 Newton
fornì una delle prime chiavi interpretative della struttura
del Sistema solare e dell'Universo in generale: la legge di gravitazione
universale, che unificava una serie di fenomeni (la caduta dei gravi,
le maree, il moto dei pianeti); la cosmologia dei due secoli successivi
fu in buona parte un tentativo di applicare le leggi della meccanica
newtoniana dapprima al sistema solare e poi ad una scala più ampia. Tuttavia la reale natura delle stelle
(e con essa la possibilità di stimare le
distanze cosmologiche) rimase incerta fino a quasi due secoli dopo la
pubblicazione della teoria di Newton. Per via della mancata osservazione
del moto di parallasse, molti sostenitori del sistema copernicano avevano
ipotizzato che esse siano astri simili al Sole
ma molto più lontani, e che quindi l'Universo sia un mare infinito di stelle (il primo
a sostenere questa tesi fu forse Giordano Bruno). Queste ipotesi trovarono
conferma nel 1838, quando Bessel riuscì a misurare la parallasse (e quindi la distanza, di
circa 8 anni luce) della stella 61 Cygni. Nel frattempo,
nel 1785 Herschel
aveva intuito che la distribuzione delle stelle sulla volta celeste
non è uniforme, ma
che nella fascia circolare nota fin dall'antichità come Via Lattea
il loro numero è molto più alto che altrove. Questo fatto suggeriva che il Sole
fosse all'interno di un sistema di stelle a
forma di disco che fu chiamato Galassia. La posizione del Sole entro Tuttavia già dagli ultimi
anni del XIX secolo l'interesse dalla cosmologia
si era spostato su un'altra controversia, che opponeva coloro che sostenevano
che Si può affermare che
la cosmologia moderna nasce fra il 1915 ed il 1929: nel 1915, infatti,
Einstein pubblicò il primo articolo
riguardo alla teoria della relatività generale, mentre
nel 1929 Hubble scoprì la sua famosa
legge, che implica che l'Universo è in espansione. Poco tempo dopo la pubblicazione
della sua teoria, che "sostituiva"
la gravitazione universale newtoniana, Einstein per primo la applicò al calcolo dell'evoluzione
dinamica dell'universo. Gli fu subito evidente che, assumendo
che la materia sia distribuita nell'universo in modo omogeneo, anche
un universo infinito tenderebbe a collassare
su sé stesso.
Essendo però
opinione comune che l'universo fosse statico (ed eterno), Einstein
ricorse all'artificio di aggiungere nelle equazioni del campo gravitazionale
una costante, detta costante cosmologica, per controbilanciare questa
contrazione. Questa costante non modificava minimamente le predizioni
della teoria in tutti gli altri campi, ma la sua introduzione si prestava
ad un altro genere di critica. Infatti, esiste un unico valore della
costante cosmologica che consente di avere un universo in equilibrio
statico, ed anche in questo caso l'equilibrio risulta
instabile; ciò significa che
per avere un universo eternamente statico il valore "fisico"
della costante cosmologica dovrebbe essere esattamente quello richiesto
dalla condizione di staticità. Ogni altro valore, anche estremamente prossimo a quello indicato da Einstein, conduce ad un universo in collasso o in espansione. Nel 1922 il matematico russo Alexander Friedmann notò questo problema
e, abbandonando l'ipotesi che l'universo sia statico (ed eterno), trovò che le soluzioni delle equazioni della relatività generale indicavano che l'universo avrebbe avuto un
inizio in cui sarebbe stato infinitamente denso, e che da allora si
sarebbe espanso; cinque anni dopo Georges
Édouard Lemaître
arrivò allo stesso risultato
in modo indipendente. Sia Friedman che Lemaître trovarono anche che nel
caso da loro esaminato (e comunemente accettato anche attualmente) di
un universo omogeneo ed isotropo (accettando il principio cosmologico),
la metrica che risolve le equazioni del campo gravitazionale è la cosiddetta metrica di Friedman-Lemaître-Robertson-Walker. L'insieme di questa metrica
e delle soluzioni trovate da Friedmann e Lemaître costituiscono il cosiddetto modello cosmologico di
Friedmann-Lemaître Pochi anni dopo queste idee teoriche
trovarono una clamorosa conferma sperimentale nella scoperta di Hubble che le galassie si allontanano
da noi ad una velocità proporzionale alla loro distanza,
la qual cosa può essere spiegata facilmente assumendo
che l'universo si stia espandendo. Le
teorie del Big Bang e dello Stato Stazionario L'idea che l'universo avesse un inizio portò alla formulazione
della teoria del Big Bang, ovvero che l'universo sia nato da una singolarità gravitazionale in cui erano concentrati tutto lo spazio-tempo
e la materia dell'universo; in particolare nel 1948 Alpher, Bethe e Gamow introdussero il cosiddetto modello αβγ, che spiegava come potesse avvenire la sintesi degli elementi chimici nell'ambito
della teoria del Big Bang, ovverso in un universo
in rapida espansione ed in raffreddamento. Tuttavia alcuni
scienziati non accettarono l'idea di un universo che non fosse eterno
e proposero modelli alternativi; fra questi il più famoso e fortunato fu la teoria
dello stato stazionario di Fred Hoyle,
in cui l'universo sarebbe eterno e la diluizione della materia dovuta
all'espansione sarebbe bilanciata da una continua creazione spontanea
di particelle (1948). Per circa 20 anni la controversia
fra i due modelli cosmologici fu alquanto accesa; essa giunse però ad una conclusione
piuttosto rapida dopo che l'osservazione della radiazione cosmica di fondo a microonde (nel 1964 da parte di Arno Penzias e Robert Woodrow Wilson) e diverse misure della densità dei quasar non
portarono al quasi totale abbandono delle teorie alternative ed all'adozione
quasi unanime di quelle basate sul Big Bang. Inflazione e materia oscura Per quanto dopo il 1970 il modello
del Big Bang sia rimasto praticamente senza
serie alternative, esso presentava e presenta alcune rilevanti lacune.
È utile segnalare qui due fra le più importanti, che hanno condotto all'introduzione di
due significative modifiche alla teoria. Entrambe
queste lacune emersero poco dopo la scoperta della radiazione di fondo, e riguardavano l'estrema uniformità su tutto il cielo
della radiazione stessa: • il primo problema (problema
dell'orizzonte) è che nei modelli standard del big bang due regioni
di cielo sufficientemente lontane fra loro (ad una distanza angolare
superiore a circa un grado) non possono essere entrate in contatto fra
loro prima dell'epoca alla quale la radiazione di fondo è stata emessa, per cui non possono
aver raggiunto un equilibrio termico alla medesima temperatura; sarebbe
quindi logico attendersi disomogeneità molto più accentuate nella
radiazione che osserviamo; • il secondo problema è che nella teoria
originale del big bang le fluttuazioni della radiazione cosmica di fondo
sono molto più piccole di quanto sarebbe necessario per spiegare la formazione delle galassie
in un tempo più breve dell'età dell'Universo. Per risolvere il problema dell'orizzonte
è stata introdotta un'idea teorica nota come inflazione, secondo la quale
subito dopo il Big Bang l'universo avrebbe
attraversato una fase di espansione estremamente accelerata (l'inflazione,
appunto); due regioni di cielo estremamente lontane fra loro potrebbero
quindi essere state in contatto (ed avere avuto il tempo di entrare
in equilibrio termico) prima dell'inflazione. L'inflazione darebbe inoltre
conto di numerose osservazioni (ad es. la piattezza dell'universo) altrimenti
difficili da spiegare. Per quel che riguarda la crescita
delle fluttuazioni fino a formare le galassie, la soluzione comunemente
accettata è che esista la cosiddetta materia oscura, ovvero
una forma di materia che non abbiamo ancora osservato in quanto sarebbe
elettricamente neutra (e quindi non sarebbe in grado di emettere od
assorbire luce); la fisica delle particelle fornisce diversi tipi di
particelle di cui la materia oscura potrebbe essere costituita, ad es.
i neutrini, o più probabilmente
i cosiddetti WIMPs (Weakly
Interacting Massive Particles, particelle massive debolmente
interagenti). Poiché la materia oscura
non sarebbe influenzata dalla radiazione di fondo,
essa ha potuto iniziare il suo collasso gravitazionale (dal quale sarebbero
nate le galassie) molto prima della materia normale (barionica),
eliminando quindi il problema del tempo di formazione delle galassie.
Anche la materia oscura spiegherebbe diverse altre osservazioni, fra
cui le misurazioni delle curve di rotazione delle galassie, che furono
il motivo per cui fu originariamente introdotta. Inflazione e materia oscura sono
ormai entrate a far parte del cosiddetto "modello standard" della cosmologia, ovvero
il modello accettato dalla maggior parte della comunità scientifica.
Tuttavia entrambe non sono ancora considerate dimostrate, anche se ci
sono concrete speranze di poter giungere ad una scoperta decisiva (ad
esempio l'individuazione della particella elementare che costituirebbe
la materia oscura) in tempi non troppo lunghi. D'altra parte, esistono
anche alcuni sostenitori di teorie alternative, ad esempio delle cosiddette
teorie MOND (da MOdified Newton Dynamics), che eliminerebbero questi problemi (il particolare
il secondo) introducendo delle modifiche alla teoria della gravitazione:
queste teorie godono di scarso seguito ma non possono essere del tutto
escluse. L'energia
oscura Il problema forse più importante che
affligge il modello del Big Bang è attualmente quello
della cosiddetta energia oscura. Infatti alla
fine degli anni '90 alcune misure di Supernovae
hanno appurato che, contrariamente a quanto atteso, l'espansione dell'universo
non sta rallentando, bensì accelerando. Per quanto la relatività generale fornisca un meccanismo
(lo stesso che viene utilizzato da alcuni decenni per spiegare l'inflazione)
attraverso il quale è possibile avere forme di energia che producono una
gravità repulsiva, questa scoperta ha colto di sorpresa la
maggior parte dei cosmologi. Al momento attuale
non esiste una teoria che possa spiegare in maniera soddisfacente da
cosa derivi l'energia (subito battezzata energia oscura) che sarebbe
responsabile di questa accelerazione, e che sarebbe la forma dominante
di energia nel nostro universo (la sua densità sarebbe infatti oltre 10 volte
superiore a quella della materia normale e oltre 2 volte superiore a
quella della materia oscura). Problemi
aperti Oltre ai problemi inerenti la materia oscura (la prova o la smentita della sua esistenza
e lo studio della sua eventuale composizione) e l'energia oscura (l'esistenza
di un termine cosmologico nelle equazioni di Einstein),
nella cosmologia attuale restano aperte molte questioni riguardanti
gli istanti iniziali dell'universo, quando la densitàè confrontabile
con la densità di Planck
e gli effetti quantistici diventano importanti. Per fornire dati utili a restringere
il campo di accettabilità delle teorie
per quanto riguarda le fasi iniziali dell'evoluzione dell'universo saranno
utili le nuove finestre osservative basate
su messaggeri che possano attraversare la materia anche quando questa
sia opaca alla radiazione, ad esempio i neutrini e, se saranno rilevate,
le onde gravitazionali. Un altro problema ancora aperto di estremo interesse per la cosmologia è la formazione delle strutture, a tutte le scale, da quella dei superammassi di galassie, a quella galattica, a quella planetaria. |